Osservare il nostro pianeta dallo Spazio si conferma fondamentale per seguire in tempo reale l’evoluzione di fenomeni geologici altrimenti impossibili da tracciare. Nella remota regione della Rift Valley etiope è andato in scena un evento di rarissima portata, caratterizzato dallo spostamento sotterraneo di ben 1,4 km cubi di magma. Questa impressionante massa incandescente ha viaggiato per 50 km sotto la crosta terrestre, senza mai arrivare a sprigionarsi in superficie con una eruzione vulcanica. L’eccezionale intrusione magmatica ha comunque lasciato tracce inequivocabili del suo passaggio, provocando vistose deformazioni del terreno e innescando innumerevoli terremoti in tutta l’area. L’emergenza, sviluppatasi tra dicembre 2024 e marzo 2025, ha richiesto un imponente lavoro di monitoraggio satellitare coordinato dall’Università di Pisa.
L’analisi spaziale e la gestione dell’emergenza
Lo studio approfondito di questo spettacolare fenomeno è approdato sulle pagine della prestigiosa rivista Science Advances ed è il risultato dell’impegno di un team internazionale guidato da Carolina Pagli, professoressa del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. La ricercatrice ha sottolineato l’eccezionalità della scoperta, ricordando il coinvolgimento costante delle istituzioni etiopi sin dalle prime battute della crisi. “Si tratta di eventi che si verificano solo dopo secoli di accumulo delle tensioni che deformano la crosta terrestre e per questo è rarissimo poterli osservare – spiega Pagli – Quando il 22 dicembre 2024 è iniziata la crisi siamo stati contattati dai colleghi dell’Università di Addis Abeba. Per circa 3 mesi, fino a marzo 2025, abbiamo seguito il movimento del magma fornendo informazioni che hanno contribuito anche alla valutazione del rischio e alla gestione dell’emergenza da parte delle autorità etiopi”.
La tecnologia radar al servizio della geologia
Per misurare le alterazioni del suolo con una precisione millimetrica, il gruppo di ricerca ha sfruttato l’avanzata tecnica InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar). Confrontando le immagini radar scattate in periodi successivi, il team ha integrato i dati forniti dai satelliti europei Sentinel-1 e dalla costellazione italiana COSMO-SkyMed. Questo incrocio di informazioni ha permesso di tenere sotto stretto controllo un’area remota e decisamente ostile. Il successo della missione sul campo e in orbita è dipeso da una vasta rete di collaborazioni, supportata finanziariamente dal progetto Space It Up. Oltre all’ateneo pisano e all’Università di Addis Abeba, la ricerca ha visto la partecipazione attiva del GFZ Helmholtz Centre for Geosciences e dell’Università di Potsdam in Germania, del CNR-IREA, delle università di Bologna e Firenze, della South China Agricultural University e dell’Università di Southampton.
Nuove prospettive e opportunità nella ricerca
Le moderne applicazioni satellitari rappresentano ormai una risorsa inestimabile per la comprensione delle dinamiche terrestri, aprendo la strada a nuove modalità di analisi e prevenzione. “Le osservazioni della Terra dallo Spazio stanno cambiando profondamente il modo in cui studiamo i grandi processi geologici del pianeta – conclude Carolina Pagli – Mi auguro che questo lavoro possa essere anche un incoraggiamento per le ragazze che vogliono fare ricerca. Credo sia importante continuare a costruire un ambiente scientifico in cui ciascuno abbia le stesse opportunità di contribuire con le proprie competenze”.
