Quattro ondate di calore dall’inizio di maggio e quasi tre mesi di precipitazioni molto scarse stanno erodendo il vantaggio idrico accumulato durante l’inverno mentre a Roma si registrano 43 notti tropicali consecutive e appena 2 millimetri di pioggia nei primi 28 giorni di luglio. È quanto emerso dalla riunione dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, svoltasi il 28 luglio presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. Nel dettaglio, la severità idrica del Distretto dell’Appennino Centrale resta complessivamente bassa, ma il quadro meteoclimatico e idrologico mostra segnali di progressivo peggioramento.
L’evoluzione meteo
L’evoluzione osservata nelle ultime dodici settimane evidenzia un progressivo consumo della riserva idrica accumulata durante il semestre freddo – spiega Aubac – Dall’inizio di maggio il territorio ha già attraversato quattro ondate di calore, accompagnate da precipitazioni molto inferiori alla norma e da temperature costantemente superiori ai valori climatici di riferimento. Nel secondo trimestre del 2026, la temperatura media del Distretto è risultata superiore di 2,3°C rispetto alla norma, mentre le precipitazioni sono diminuite complessivamente del 36%, con un deficit che ha raggiunto il 45% nel solo mese di giugno.
La situazione siccità
La siccità di breve periodo ha ormai raggiunto livelli estremi: alla fine di giugno, l’indice Spei a tre mesi era pari a -2,0. La situazione complessiva continua, tuttavia, a beneficiare della consistente ricarica registrata nei mesi di gennaio e febbraio, che ha finora consentito alle principali risorse superficiali e sotterranee di mantenere adeguati livelli di resilienza. Questo margine, però, si sta progressivamente riducendo, avverte l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale. Particolarmente significativo è il dato relativo all’infiltrazione efficace, ossia alla quota di pioggia che riesce effettivamente a ricaricare gli acquiferi: dai soli 4 millimetri di maggio, a fronte di un valore climatico di 21 millimetri, si è passati a zero millimetri nel mese di giugno. Le scarse precipitazioni, spesso concentrate in eventi brevi e intensi e cadute su terreni molto caldi, non hanno quindi prodotto una ricarica significativa delle falde.
Nel mese di luglio, la situazione è ulteriormente peggiorata, soprattutto sul versante tirrenico. A Roma, Viterbo e Latina sono caduti appena 0-5 millimetri di pioggia, con periodi asciutti consecutivi che hanno raggiunto 32 giorni a Pescara, 29 a Latina e Perugia e 26 alla stazione del Collegio Romano. Contestualmente il caldo ha assunto caratteristiche eccezionali: a Roma le notti tropicali consecutive sono salite a 43, senza alcuna interruzione dal 16 giugno, mentre sono aumentate anche le giornate con temperature massime superiori ai +35°C.
La situazione a Roma
A Roma, il contrasto tra l’avvio dell’anno e l’estate è particolarmente evidente. Nei mesi di gennaio e febbraio, la stazione del Collegio Romano ha registrato 320 millimetri di pioggia (216 a gennaio e 104 a febbraio), una ricarica che ha contribuito a sostenere le disponibilità idriche durante la primavera. Con la prima ondata di calore dell’inizio di maggio, il quadro è progressivamente cambiato. Tra l’1 maggio e il 28 luglio sono caduti complessivamente 55 millimetri di pioggia, distribuiti in pochi episodi isolati, mentre 79 degli 89 giorni del periodo sono trascorsi senza precipitazioni. Nei primi 28 giorni di luglio sono stati registrati soltanto 2 millimetri di pioggia, con 26 giorni asciutti consecutivi.
Anche di giorno il caldo è stato intenso. Nei primi 28 giorni di luglio, la stazione del Collegio Romano ha registrato 22 giorni con temperatura massima pari o superiore a +35°C, cinque dei quali oltre +38°C, con una massima media mensile di +36,4°C e un picco di +40,0°C il 16 luglio. Il valore più elevato della stagione (+40,1°C) era stato raggiunto il 29 giugno durante l’ondata di calore di fine mese. Il segnale più evidente è però quello notturno. Tutte le prime 28 notti di luglio sono state tropicali, con temperatura minima pari o superiore a +20°C. In 12 casi sono state registrate notti cosiddette ‘supertropicali’, nelle quali la temperatura non è scesa sotto i +25°C, mentre nelle notti più calde è rimasta oltre +27°C. La media delle temperature minime del mese ha raggiunto +24,6°C. Ancora più significativo è il dato dell’intera stagione: al 28 luglio le notti tropicali consecutive sono ormai 43, una sequenza ininterrotta iniziata il 16 giugno, indicativa della persistenza dello stress termico che interessa l’ambiente urbano e contribuisce ad aumentare la domanda idrica.
“Necessario un monitoraggio continuo”
“La severità distrettuale resta oggi bassa, ma non dobbiamo sottovalutare la velocità con cui si sta consumando il vantaggio accumulato nei primi mesi dell’anno. Il persistere delle alte temperature e dell’assenza di precipitazioni sta riducendo le portate delle sorgenti, i livelli dei laghi e i volumi disponibili negli invasi. È quindi necessario mantenere un monitoraggio continuo e adottare fin da ora comportamenti responsabili nell’utilizzo dell’acqua. Se la fase calda e secca dovesse protrarsi anche nelle prossime settimane, il quadro potrebbe peggiorare rapidamente”, ha dichiarato Marco Casini, Segretario generale Aubac.
Il livello di severità
Rispetto alla precedente riunione dell’Osservatorio del 28 maggio, due ambiti territoriali sono passati a severità media: l’Ato 1 Marche Nord, nella provincia di Pesaro-Urbino, dove si registra una forte riduzione delle disponibilità superficiali e sorgive e un crescente ricorso a fonti integrative e autobotti; l’Ato 2 Roma, dove la quasi totale assenza di piogge nel mese di luglio si accompagna alla collocazione delle sorgenti del Peschiera e dell’Acqua Marcia nei percentili inferiori delle rispettive serie storiche. Restano inoltre in severità media il sub-ambito del Chietino e la porzione distrettuale dell’Ato 5 Lazio. Nella maggior parte del territorio la situazione continua invece a essere classificata come normale o a severità bassa.
Tra gli elementi maggiormente critici – spiega Aubac – figura il Lago Trasimeno, il cui livello è sceso da -1,47 metri alla fine di aprile a -1,82 metri il 23 luglio rispetto allo zero idrometrico. Anche le principali sorgenti laziali presentano portate collocate nelle fasce inferiori delle serie storiche, mentre gli invasi artificiali mostrano andamenti differenziati. “Il rischio principale per il prosieguo dell’estate non è rappresentato da un singolo evento acuto, ma dal possibile protrarsi della fase calda e secca, che potrebbe determinare un’ulteriore erosione delle disponibilità idriche e rendere necessarie nuove misure gestionali e di contenimento dei consumi“, avverte l’Autorità.
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