Il panorama delle missioni commerciali ha appena compiuto un passo in avanti senza precedenti grazie all’ultimo lancio effettuato da SpaceX. Dalla celebre base di Cape Canaveral, in Florida, un razzo Falcon 9 è decollato dirigendosi verso Est e portando con sé un carico rivoluzionario, destinato a cambiare il modo in cui gestiamo le infrastrutture nello Spazio. La missione MRV-MEP ha come obiettivo primario la complessa manutenzione dei veicoli che già si trovano intorno al nostro pianeta. A bordo del lanciatore viaggiano infatti un innovativo veicolo robotico e 3 speciali moduli di estensione vitale, progettati con cura per operare come veri e propri meccanici spaziali d’alta quota. Questo tempestivo intervento sul campo garantirà una seconda e proficua vita a satelliti che, altrimenti, sarebbero inesorabilmente condannati a spegnersi per sempre, trasformandosi in inutili e pericolosissimi detriti orbitanti.
La missione a 35mila km di quota
Il veicolo principale, gestito dalla SpaceLogistics e di proprietà del gigante aerospaziale Northrop Grumman, è diretto verso la strategica orbita geostazionaria, situata a oltre 35mila km di altitudine dalla superficie terrestre. A questa specifica quota, la velocità orbitale corrisponde esattamente alla rotazione della Terra, permettendo in tal modo agli apparecchi di rimanere perfettamente sospesi e immobili sopra la medesima porzione di terreno. Per questo preciso motivo, si tratta di una destinazione eccezionalmente ambita per i dispositivi dedicati alle comunicazioni, alla meteorologia e allo spionaggio governativo. Il veicolo di manutenzione si avvale di 2 bracci robotici lunghi 3 metri, costruiti direttamente dal laboratorio di ricerca navale degli Stati Uniti, che serviranno per afferrare, spostare e infine agganciare i 3 moduli aggiuntivi su altrettanti satelliti in grave difficoltà.

L’evoluzione della manutenzione orbitale
Una volta installati in posizione dai potenti bracci meccanici, i moduli utilizzeranno la propria propulsione elettrica di bordo per fornire un rigoroso controllo dell’orbita e scaricare la quantità di moto accumulata dal satellite cliente. Questo sistema ingegnoso è capace di garantire fino a 8 anni di estensione vitale per un dispositivo da 2mila kg. L’operatore australiano Optus ha tempestivamente prenotato uno di questi preziosi moduli, mentre Intelsat ha noleggiato con largo anticipo gli altri 2. Il veicolo principale rimarrà costantemente in orbita geostazionaria anche dopo aver completato l’installazione, attendendo pazientemente di ricevere futuri rifornimenti o altri jetpack da smistare. Questa missione capitalizza brillantemente l’esperienza maturata con i 2 precedenti progetti MEV-1 e MEV-2, decollati tra il 2019 e il 2020.
L’ultimo volo per il booster del Falcon 9
Questo ambizioso lancio rappresenta un momento storico anche per il celebre razzo impiegato nell’impresa. A differenza della stragrande maggioranza delle missioni condotte dall’azienda, in questa singolare occasione non è stato infatti previsto alcun rientro sulla Terra per il primo stadio. A causa delle estreme prestazioni richieste per inserire il pesante carico nella corretta e dispendiosa traiettoria di trasferimento, è stato il 32° e ultimo volo per il razzo Falcon 9 utilizzato. Questo straordinario booster aveva in precedenza portato brillantemente a termine ben 27 missioni dedicate alla costellazione Starlink e altri 4 voli commerciali ad altissima priorità. La partenza odierna suggella peraltro una giornata di doppio successo per l’azienda aerospaziale, che soltanto poche ore prima aveva già spedito nello Spazio 24 satelliti partendo dalle coste della California.
