Gli ultimi aggiornamenti dei modelli stagionali suggeriscono una maggiore probabilità di collasso del Vortice Polare, con possibili ondate di freddo e neve più frequenti su Stati Uniti, Canada e parte dell’Europa. Il Vortice Polare è una vasta area di bassa pressione e aria gelida che staziona in modo semi-permanente nella stratosfera, sopra le regioni polari. Quando è forte e compatto, i forti venti (corrente a getto) mantengono il freddo confinato ai poli; quando si indebolisce o si deforma, l’aria artica può riversarsi verso le medie latitudini, causando intense ondate di gelo.
Il ruolo chiave del Super El Niño in sviluppo
Le ultime rilevazioni nel Pacifico equatoriale indicano un El Niño in rapida intensificazione. Le anomalie termiche della superficie marina dovrebbero superare i +4 °C, una soglia caratteristica di un ‘Super El Niño’. Questo scenario sta modificando la circolazione atmosferica sul Pacifico settentrionale: si osserva infatti un sensibile approfondimento depressionario tra le Aleutine e il Pacifico del Nord, associato a una risalita anticiclonica verso la Groenlandia e il Canada settentrionale. Tale configurazione stimola la propagazione di onde planetarie verso la stratosfera polare, un processo che notoriamente indebolisce il Vortice Polare e incrementa il rischio di eventi di stratwarming (riscaldamento stratosferico improvviso).

QBO occidentale: un fattore che complica lo scenario
Oltre a El Niño, l’Oscillazione Quasi-Biennale (QBO) è attualmente nella sua fase positiva, con forti venti occidentali che soffiano nella stratosfera tropicale. Di solito, questa configurazione rinforza e stabilizza il Vortice Polare. Tuttavia, la presenza simultanea di un ‘Super El Niño’ cambia le regole del gioco: le anomalie termiche nel Pacifico generano onde atmosferiche capaci di indebolire la struttura del vortice, esponendolo a possibili rotture o cedimenti improvvisi a inverno inoltrato.
Artico sotto pressione: ghiaccio ridotto su Barents-Kara
Un altro aspetto determinante è rappresentato dalla copertura del ghiaccio marino polare, con un’attenzione particolare alle zone di Barents-Kara e del Mare di Okhotsk. Dalle ricerche menzionate emerge che una notevole carenza di ghiaccio tra Barents e Kara porta a un Vortice Polare meno robusto, al contrario lo scioglimento a Okhotsk ne stimola il rafforzamento; il modello europeo ECMWF per l’autunno 2026 indica un’anomalia fortemente negativa proprio nell’area di Barents-Kara. Questo scenario è statisticamente collegato a un vortice più vulnerabile e a un incremento delle probabilità di pattern di blocco alle latitudini più settentrionali.
Cosa mostrano i modelli per l’inverno 2026/2027
Gli ultimi aggiornamenti stagionali relativi alla stratosfera e ai venti zonali evidenziano un progressivo indebolimento del Vortice Polare tra dicembre e gennaio, con una marcata riduzione della velocità dei venti occidentali rispetto alle medie climatologiche. Nel cuore dell’inverno 2026/2027, i modelli mostrano una flessione dell’intensità del vortice ben al di sotto degli standard, una dinamica che prelude a un’elevata possibilità di rottura o di riscaldamento stratosferico improvviso (Stratwarming).
Esempio recente: il collasso del vortice a fine gennaio 2026
Per chiarire gli effetti di una rottura della struttura del Vortice Polare, basta citare il noto evento di riscaldamento stratosferico tardivo del gennaio 2026, che ha alterato l’assetto del vortice direzionandone il baricentro verso il Nord America. Nelle due-quattro settimane successive, si sono verificate marcate diminuzioni di temperatura su Stati Uniti centrali e orientali, Canada meridionale e parti dell’Europa settentrionale, accompagnate da una significativa espansione della copertura nevosa e da configurazioni di blocco atmosferico alle quote medio-alte.
Possibili effetti per Stati Uniti, Canada ed Europa
Qualora l’ipotesi di un Vortice Polare indebolito dovesse avverarsi, Stati Uniti e Canada potrebbero affrontare più irruzioni gelide rispetto alla media stagionale, in particolare su Midwest, Great Plains, settore nord-orientale e Canada sud-orientale. Nel continente europeo, il pericolo maggiore riguarderebbe le medie-alte latitudini, vale a dire Regno Unito, Scandinavia, Europa centrale e alcune aree orientali, dove sarebbero più probabili ondate di freddo e nevicate frequenti. Per il bacino del Mediterraneo, al contrario, la tendenza risulta meno chiara e dipenderà dall’assetto delle strutture di blocco atlantiche.
Cosa possiamo dire e cosa no
Va evidenziato che, malgrado le avvisaglie siano evidenti verso un Vortice Polare più fragile, non si può ancora assicurare un singolo grande evento di riscaldamento stratosferico né un collasso completo del vortice. Tuttavia, la combinazione tra Super El Niño, QBO occidentale e forte deficit di ghiaccio in Barents-Kara porta a un rischio statisticamente maggiore di episodi invernali estremi alle medie latitudini, motivo per cui sarà fondamentale monitorare in tempo reale l’evoluzione di questi pattern nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
