Il consolidamento dell’anomalia termica legata a El Niño nel Pacifico equatoriale continua a destare una certa apprensione, poiché potrebbe configurarsi come un evento di ‘magnitudo eccezionale‘, con effetti su scala globale. La persistenza di tali dinamiche potrebbe determinare, durante la stagione invernale 2026/2027, un incremento della variabilità della circolazione atmosferica emisferica, influenzando direttamente il comparto euro-mediterraneo. Gli ultimi aggiornamenti segnalano infatti la probabilità di un evento di El Niño di straordinaria intensità, capace di modificare radicalmente le interazioni della componente oceano-atmosfera.
Dal punto di vista tecnico, l’evento El Niño si configura come la componente termica positiva dell’ENSO, l’altalena accoppiata oceano-atmosfera del Pacifico equatoriale. In regime di neutralità climatica, la ventilazione costante degli alisei spinge le acque superficiali calde nel settore occidentale, determinandone il confinamento tra Indonesia e Australia e favorendo l’upwelling di correnti fredde sul versante sudamericano. Il rallentamento di questi venti innesca la migrazione della massa d’acqua calda verso il Pacifico centrale e orientale. Il conseguente riscaldamento della superficie oceanica destabilizza la convezione tropicale, provocando una reazione a catena sulla circolazione atmosferica globale.

Questo processo si amplifica da solo tramite un’interazione tra oceano e atmosfera: l’indebolimento degli alisei riduce l’upwelling, ossia il movimento verticale con cui le acque oceaniche profonde, fredde e ricche di nutrienti, risalgono in superficie, aumentando così la temperatura superficiale del mare e consolidando la struttura di El Niño. Questa alterazione del sistema modifica l’andamento delle precipitazioni, dei temporali tropicali e delle correnti ad alta quota, generando ripercussioni meteo globali attraverso le teleconnessioni.
Il legame tra El Niño e il clima europeo è meno diretto rispetto a quello americano, ma l’impatto resta rilevante perché il fenomeno agisce come un amplificatore di eventi estremi all’interno di un contesto globale già surriscaldato. Per l’Italia e il bacino del Mediterraneo, l’area in assoluto più vulnerabile, questo scenario non comporta un effetto uniforme, bensì una stagione fortemente sbilanciata e caratterizzata da un flusso atmosferico molto irregolare. Si accentua così il rischio di un mix piuttosto delicato, dove lunghi periodi di caldo anomalo e siccità prolungata si alternano improvvisamente a fasi di maltempo concentrato e molto severo. Questa possibile, marcata, instabilità mette sotto forte pressione gli ecosistemi e le riserve idriche, con ripercussioni immediate e pesanti per l’agricoltura, la gestione dell’energia e la protezione civile.
Sebbene non vi sia un riscontro univoco per l’intera area europea, il concetto è evidente: Europa e bacino del Mediterraneo non subiscono passivamente El Niño. Quando il fenomeno è molto forte, l’unione tra cicli naturali e surriscaldamento del pianeta accentua i fenomeni estremi, aumentando la probabilità di stagioni anomale e complicando la tutela dell’acqua e la difesa dal maltempo estremo.
