L’architettura modernista di Tashkent entra ufficialmente nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il World Heritage Committee, riunito nella sua 48ª sessione a Busan, nella Repubblica di Corea, ha approvato l’iscrizione di dieci edifici emblematici della capitale dell’Uzbekistan, realizzati tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta del Novecento. Il riconoscimento riguarda un patrimonio architettonico che racconta una delle fasi più innovative della modernizzazione dell’Asia centrale. Gli edifici selezionati rappresentano la capacità degli architetti uzbeki di combinare i principi del movimento moderno internazionale con il clima, le tradizioni spaziali, le tecniche costruttive, la cultura materiale e le aspirazioni sociali dell’Uzbekistan. L’iscrizione, avvenuta in base al criterio (iv) del Patrimonio Mondiale, riconosce il valore di un insieme seriale composto da architetture culturali, civiche, commerciali, infrastrutturali, scientifiche e residenziali. Si tratta di edifici nei quali sistemi standardizzati e prefabbricazione convivono con soluzioni specifiche per il luogo, mentre le esigenze ambientali e antisismiche si traducono in forme architettoniche espressive e riconoscibili.
Dieci edifici simbolo del modernismo di Tashkent
Il bene iscritto nella Lista UNESCO porta il nome di “Tashkent Modernist Architecture: Modernity and Tradition in Central Asia” e comprende dieci componenti considerate rappresentative dell’esperienza modernista sviluppatasi nella capitale uzbeka. Sono musei, istituti di ricerca, spazi culturali, un mercato, una stazione della metropolitana e un edificio residenziale. Attraverso funzioni e dimensioni differenti, queste architetture documentano il modo in cui Tashkent cercò di immaginare una nuova vita pubblica, una moderna identità collettiva e un diverso rapporto tra città, istituzioni e società. Gli edifici combinano l’astrazione tipica del Modernismo con elementi profondamente legati alla storia culturale uzbeka, come cortili, logge, decorazioni geometriche, mosaici, rivestimenti in ceramica, superfici scolpite e opere d’arte monumentale. Questa sintesi tra modernità internazionale e tradizioni locali costituisce uno degli elementi centrali dell’Eccezionale Valore Universale riconosciuto dall’UNESCO. Le architetture di Tashkent mostrano infatti come il movimento moderno non sia stato un fenomeno esclusivamente europeo o occidentale, ma abbia assunto caratteristiche differenti nelle diverse aree geografiche in cui si è sviluppato.
Il secondo grande capitolo della modernizzazione dell’Asia centrale
L’architettura moderna in Asia centrale aveva iniziato ad affermarsi già negli anni Trenta del Novecento, inserendo la regione all’interno dello sviluppo internazionale del movimento moderno. La stagione compresa tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta rappresenta però il secondo e più innovativo capitolo della modernizzazione del XX secolo. In questo periodo, Tashkent divenne un laboratorio urbano e architettonico nel quale nuove tecnologie costruttive, esigenze sociali, sperimentazioni artistiche e principi internazionali vennero reinterpretati alla luce delle condizioni climatiche e culturali dell’Uzbekistan. Il riconoscimento UNESCO evidenzia proprio questa capacità di sintesi. Gli edifici non rappresentano una semplice applicazione locale di modelli sviluppati altrove, ma un’esperienza originale nella quale la modernità venne rielaborata attraverso le tradizioni spaziali, decorative e artigianali del Paese.
La trasformazione urbana dopo il terremoto del 1966
La trasformazione modernista di Tashkent era già iniziata prima del devastante terremoto del 26 aprile 1966. Il sisma accelerò tuttavia i programmi urbanistici esistenti e rese possibile la loro realizzazione su una scala molto più ampia. La ricostruzione ridisegnò profondamente la capitale attraverso grandi viali, piazze pubbliche, spazi verdi, nuovi quartieri residenziali e istituzioni civiche. Parallelamente si sviluppò una vasta sperimentazione nella prefabbricazione, nell’utilizzo del cemento armato, nell’ingegneria antisismica e nella progettazione ambientale. Gli architetti adattarono i principi del modernismo internazionale alla società e alla cultura della Repubblica uzbeka. Le necessità climatiche vennero affrontate attraverso dispositivi di ombreggiamento, facciate profonde, cortili interni e presenza dell’acqua. Le superfici degli edifici furono arricchite con ceramiche, mosaici, sculture, decorazioni geometriche ed elementi realizzati a stampo, collegando l’innovazione architettonica alle tradizioni artistiche e artigianali del Paese. Anche le tipologie spaziali consolidate furono reinterpretate per rispondere a nuove funzioni sociali, scientifiche, culturali e amministrative. Ne derivò un ampio campo di sperimentazione nel quale le aspirazioni universali del Modernismo furono costantemente messe a confronto con le specifiche condizioni culturali, climatiche e sociali dell’Uzbekistan.
Un patrimonio del Novecento rimasto a lungo senza riconoscimento
Dopo l’indipendenza dell’Uzbekistan, raggiunta nel 1991, gli edifici modernisti di Tashkent continuarono a essere utilizzati. Nonostante la loro importanza nella vita quotidiana della capitale, furono però raramente considerati un autentico patrimonio culturale. L’iscrizione nella Lista UNESCO riflette una rivalutazione più ampia dell’architettura del XX secolo e delle geografie attraverso le quali il movimento moderno è stato tradizionalmente studiato e interpretato. Il riconoscimento introduce l’esperienza dell’Asia centrale all’interno del racconto internazionale del modernismo, ampliando una narrazione per molto tempo concentrata soprattutto sull’Europa occidentale e sul Nord America. Gayane Umerova, presidente della Uzbekistan Art and Culture Development Foundation e presidente della Commissione nazionale dell’Uzbekistan per l’UNESCO, dichiara: “questa iscrizione introduce una parte fondamentale della storia architettonica recente dell’Uzbekistan nel racconto internazionale del patrimonio del XX secolo e del movimento modernista globale. Questi edifici documentano il modo in cui Tashkent ha immaginato, attraverso l’architettura, la vita pubblica, l’identità collettiva e il futuro. Il riconoscimento UNESCO comporta anche una responsabilità a lungo termine: conservare questi edifici con rigore, mantenerli parte della vita della città e trasmetterne la conoscenza alle generazioni future”.
Il patrimonio culturale nella strategia di sviluppo dell’Uzbekistan
Il riconoscimento UNESCO si inserisce nella visione strategica promossa dal presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev, che considera il patrimonio culturale un pilastro fondamentale dello sviluppo e del rinnovamento nazionale. L’eredità architettonica viene interpretata come una forza dinamica e in continua evoluzione, capace di accompagnare il processo di trasformazione del Paese. La storia dell’Uzbekistan è infatti caratterizzata dalla capacità di sintetizzare influenze differenti, dall’antichità fino al presente, costruendo un’identità collettiva coesa e duratura. L’iscrizione dell’architettura modernista di Tashkent consolida questa prospettiva, riconoscendo come patrimonio non soltanto i monumenti antichi e le città storiche, ma anche gli edifici attraverso i quali il Paese ha affrontato la modernizzazione del Novecento.
Il progetto Tashkent Modernism XX/XXI
Il percorso che ha portato all’iscrizione UNESCO nasce da Tashkent Modernism XX/XXI, progetto di ricerca commissionato e avviato nel 2021 dalla Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, conosciuta anche con l’acronimo ACDF. Il programma è stato condotto da un gruppo di lavoro internazionale coordinato da GRACE, studio milanese di architettura, ricerca e design. Tra i principali collaboratori figurano lo stesso GRACE, il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, lo storico dell’architettura Boris Chukhovich, Laboratorio Permanente, Novaya Zemlya e il fotografo Armin Linke. Gli architetti e studiosi Rem Koolhaas e Jean-Louis Cohen hanno seguito da vicino il progetto in qualità di consulenti. Il gruppo di ricerca ha documentato complessivamente ventiquattro edifici, realizzando schede dettagliate basate su fonti d’archivio, informazioni tecniche, analisi dello stato di conservazione e valutazioni delle esigenze di tutela. Il lavoro non si è quindi limitato alla ricostruzione storica e culturale degli edifici, ma ha affrontato anche le problematiche concrete legate alla loro conservazione, al loro utilizzo e alla loro gestione nel contesto della città contemporanea.
Dalla ricerca alla tutela giuridica degli edifici
Uno dei risultati più importanti del progetto ha riguardato la protezione legale dell’architettura modernista di Tashkent. Tra il 2019 e il 2024, ventuno edifici modernisti sono stati inseriti nel Catasto statale del patrimonio culturale dell’Uzbekistan. Nel 2024, le schede prodotte dal gruppo di ricerca sono diventate documenti di riferimento giuridico per la conservazione e la gestione degli immobili. Il passaggio dalla ricerca accademica alla tutela normativa ha permesso di costruire una base concreta per il riconoscimento internazionale. La documentazione ha fornito gli strumenti necessari per individuare il valore degli edifici, valutarne lo stato di conservazione e definire le misure utili alla loro protezione. Ekaterina Golovatyuk, cofondatrice di GRACE, e Davide Del Curto, professore di Restauro architettonico al Politecnico di Milano, dichiarano: “la nostra ricerca mirava a contribuire a un più ampio riconoscimento dei diversi modi in cui il modernismo si è manifestato a livello globale. Ha stimolato un ripensamento concettuale delle radici culturali e geografiche del modernismo e delle modalità e dei luoghi in cui è nato e si è sviluppato nel mondo”.
Mostre, pubblicazioni e attività internazionali
La ricerca sul modernismo di Tashkent ha raggiunto anche un pubblico internazionale attraverso mostre, conferenze, workshop, iniziative didattiche, pubblicazioni e strumenti digitali. Tra i progetti realizzati figura l’app Tashkent Modernism, ideata per favorire la conoscenza degli edifici e della loro storia. Nel 2023 è stato presentato IL Tashkent Modernism Index, ospitato dalla Triennale Milano e dal Museo statale delle arti di Tashkent. Tra il 2023 e il 2024, la mostra Tashkent: Appropriating Modernism è stata presentata nell’ambito della Sharjah Architecture Triennial. Nel 2025, il tema è stato ulteriormente approfondito con A Matter of Radiance, padiglione dell’Uzbekistan alla Biennale di Venezia. Alla ricerca sono stati dedicati anche i volumi Tashkent: A Modernist Capital, pubblicato da Rizzoli nel 2024, e Tashkent Modernism XX/XXI, pubblicato da Lars Müller Publishers nel 2025. Queste iniziative hanno collocato i singoli edifici all’interno di un dibattito più ampio sullo sviluppo urbano, la tipologia architettonica, la storia delle istituzioni, l’Orientalismo e il processo attraverso il quale l’architettura del XX secolo viene riconosciuta e tutelata come patrimonio.
La candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
La ricerca avviata nel 2021 ha costituito la base scientifica e documentale della candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Nel febbraio 2024, sedici edifici modernisti sono stati inseriti nella Lista propositiva dell’Uzbekistan, primo passaggio formale del processo di candidatura. La preparazione del dossier è stata coordinata dall’Agenzia per il patrimonio culturale della Repubblica dell’Uzbekistan e dal Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova, sotto la guida di Davide Del Curto e Sofia Celli, con il supporto di GRACE e di numerosi esperti internazionali. Il gruppo di lavoro del Politecnico di Milano comprendeva Gunce Uzgoren e Karolina Pieniazek, mentre il gruppo di GRACE era formato da Ekaterina Golovatyuk, Giacomo Cantoni e Ksenia Bisti. Al progetto hanno partecipato, in qualità di esperti, Boris Chukhovich, Luka Skansi, Francesco Bandarin, Ana Tostões e Teresa Cunha Ferreira. Durante la preparazione della candidatura, la selezione iniziale è stata ridotta dai sedici edifici inseriti nella Lista propositiva alle dieci componenti che costituiscono il bene seriale riconosciuto dall’UNESCO.
Il dossier presentato nel gennaio 2025
Il dossier di candidatura ha illustrato la proposta di Eccezionale Valore Universale, l’analisi comparativa rispetto ad altre esperienze internazionali, lo stato di conservazione degli edifici, le forme di tutela giuridica, le zone cuscinetto e i sistemi previsti per la gestione del patrimonio. La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation ha presentato il dossier nel gennaio 2025. L’approvazione da parte del World Heritage Committee fornisce ora un quadro internazionale per la tutela a lungo termine dei beni, rafforzando gli strumenti già adottati a livello nazionale. ACDF opererà come gestore congiunto e organismo di coordinamento all’interno del Consiglio di esperti per l’architettura modernista di Tashkent.
Conservazione, monitoraggio e gestione futura
Lo status di Patrimonio Mondiale comporta nuove responsabilità in termini di tutela, gestione e valorizzazione. Tra le priorità individuate figurano la conservazione del tessuto architettonico originale e delle opere d’arte monumentale presenti negli edifici, la protezione delle relazioni urbane e paesaggistiche e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio. Particolare attenzione sarà riservata agli interventi futuri, che dovranno rispettare il significato, l’identità e le caratteristiche specifiche di ciascun edificio. La sfida sarà mantenere queste architetture pienamente integrate nella vita della città, evitando che il riconoscimento UNESCO le trasformi in monumenti isolati dal loro contesto sociale e funzionale. La continuità d’uso rappresenta infatti uno degli aspetti più significativi del patrimonio modernista di Tashkent. Molti degli edifici hanno conservato le proprie funzioni anche dopo l’indipendenza e continuano a essere frequentati quotidianamente.
La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation
La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation conserva, promuove e sostiene il patrimonio, le arti e la cultura dell’Uzbekistan. Fondata nel 2017 e guidata dalla presidente Gayane Umerova, la Fondazione è impegnata nello sviluppo dell’ecosistema culturale del Paese, nella promozione dell’economia creativa e nella creazione di opportunità per i professionisti a livello locale, regionale e globale. A oggi, ACDF ha raggiunto oltre 5 milioni di visitatori attraverso mostre organizzate in Uzbekistan e nel resto del mondo. La Fondazione ha sviluppato progetti in più di diciassette Paesi e collaborazioni con oltre quaranta musei e istituzioni culturali internazionali, tra cui il Louvre e l’Institut du Monde Arabe di Parigi, gli Uffizi di Firenze, il British Museum di Londra e il Palace Museum di Pechino. Attraverso queste collaborazioni, ACDF punta a dare maggiore visibilità alle storie, alle esperienze e alle voci uzbeke all’interno dei più influenti contesti culturali internazionali.
Il Centre for Contemporary Arts Tashkent
Tra i progetti seguiti dalla Fondazione figura il Centre for Contemporary Arts Tashkent, conosciuto come CCA Tashkent, che aprirà al pubblico il 6 settembre 2026. Il centro è destinato a diventare un nuovo polo culturale per l’intera regione, con l’obiettivo di promuovere la produzione artistica contemporanea e favorire lo scambio tra professionisti locali e internazionali. ACDF sta inoltre guidando la costruzione del nuovo Museo nazionale dell’Uzbekistan, progettato dall’architetto giapponese Tadao Ando e destinato a diventare un punto di riferimento nel cuore di Tashkent. Un altro progetto riguarda il Jadids’ Legacy Museum, per il quale Lina Ghotmeh restaurerà una casa del XIX secolo a Bukhara. Il museo racconterà la storia del movimento riformista dei Jadidi.
La Bukhara Biennial e l’Aral Culture Summit
La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation è anche il soggetto promotore della Bukhara Biennial, iniziativa pensata per mettere in relazione il mondo internazionale dell’arte e della cultura con la comunità locale di Bukhara. L’edizione inaugurale del 2025 ha accolto oltre 1,8 milioni di visitatori. La prossima edizione è prevista dal 3 settembre al 21 novembre 2027. ACDF ha inoltre promosso il primo Aral Culture Summit, riunendo esperti internazionali impegnati nella rigenerazione ecologica e culturale della regione del lago d’Aral. La seconda edizione del summit si svolgerà dall’11 al 13 settembre 2026. A Nukus, la Fondazione ha avviato anche l’Aral School, nuovo programma di educazione ecologica dedicato alla regione del lago d’Aral.
La Conferenza generale UNESCO ospitata a Samarcanda
Dal 30 ottobre al 13 novembre 2025, ACDF ha ospitato a Samarcanda la 43ª sessione della Conferenza generale dell’UNESCO. La scelta della città uzbeka ha rappresentato una decisione storica per l’organizzazione internazionale e ha mostrato il ruolo crescente dell’Uzbekistan nel dibattito globale sul patrimonio culturale. Lo sviluppo delle competenze necessarie a costruire un futuro ecosistema creativo occupa una posizione centrale nella missione della Fondazione. A Tashkent, Samarcanda e Bukhara sono stati avviati programmi di residenza artistica e curatoriale destinati a sostenere e accompagnare la prossima generazione di creativi della regione.
L’Uzbekistan alla Biennale di Venezia e a Expo Osaka
Dal 2021, ACDF commissiona il Padiglione dell’Uzbekistan alla Biennale Arte e Architettura di Venezia. Tra i progetti più recenti figura il padiglione del 2026, intitolato The Aural Sea. La Fondazione ha inoltre curato la partecipazione dell’Uzbekistan a Expo 2025 Osaka, rafforzando la presenza culturale e istituzionale del Paese in importanti eventi internazionali. Nel 2026 ha seguito due mostre organizzate tra Milano e Venezia. When Apricots Blossom è stata presentata come mostra immersiva di design durante la Milano Design Week 2026, mentre Akhunov: Instruments of the Mind è stata allestita a Palazzo Franchetti a Venezia e resterà aperta fino a novembre 2026. ACDF ha collaborato anche con lo Science Museum di Londra per valorizzare i contributi scientifici delle culture islamiche, nel presente e nel corso della storia. Le attività e i progetti della Fondazione sono consultabili attraverso il sito acdf.uz e il profilo social @acdfuz.
Il ruolo dello studio milanese GRACE
GRACE è uno studio internazionale di architettura, ricerca e design fondato nel 2016 da Ekaterina Golovatyuk e Giacomo Cantoni e con sede a Milano. Prima di fondare lo studio, Golovatyuk e Cantoni hanno collaborato per molti anni con OMA/AMO, lavorando a progetti culturali e di ricerca in Russia, Europa e Hong Kong. Per conto di OMA sono stati direttamente responsabili della progettazione e della realizzazione del Garage Museum of Contemporary Art di Mosca. Una parte consistente del portfolio di GRACE è dedicata alla progettazione di mostre, all’architettura museale e alla conservazione. Le esposizioni progettate e, in alcuni casi, curate dallo studio affrontano il rapporto tra l’opera d’arte e il suo contesto, mettendo in discussione il modello espositivo del cosiddetto “white cube”. La ricerca progettuale di GRACE indaga la possibilità di costruire nuove narrazioni attraverso gli allestimenti, favorendo un rapporto più aperto con la storia, l’arte, i nuovi media e l’architettura.
GRACE e la conservazione del patrimonio del XX secolo
La conservazione rappresenta un tema centrale nel lavoro dello studio, con particolare attenzione al patrimonio architettonico del XX secolo. Oltre a diversi progetti individuali sviluppati in Asia centrale, GRACE collabora con la Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, il Politecnico di Milano e un gruppo di ricercatori locali e internazionali per rivedere il quadro giuridico e sviluppare strategie di conservazione relative a ventiquattro edifici modernisti di Tashkent. Il progetto ha consentito allo studio di acquisire una competenza specifica e di definire una posizione critica sul tema della conservazione, andando oltre un paradigma condizionato da logiche ideologiche e di mercato. La ricerca è stata tradotta in una serie di mostre e in una pubblicazione realizzata da Lars Müller Publishers. Nel 2025, GRACE ha curato il Padiglione nazionale dell’Uzbekistan alla Biennale di Architettura di Venezia, dedicandolo a uno degli edifici modernisti situati nei pressi di Tashkent: il Sun Institute of Materials Science, conosciuto anche come Grande Forno Solare.
Il contributo del Politecnico di Milano
Il Politecnico di Milano è la più grande università scientifico-tecnologica italiana ed è considerato il primo ateneo del Paese per prestigio e reputazione accademica. Fondato nel 1863, è la più antica università di Milano ed è riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza nei settori dell’ingegneria, dell’architettura e del design. Nel QS World University Rankings, il Politecnico di Milano si colloca all’87° posto complessivo e al sesto posto per materia nell’ambito Architecture & Built Environment. Il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, DAStU, opera nei campi della progettazione architettonica e urbana, della pianificazione territoriale, del governo del territorio, delle politiche urbane, della conservazione e degli interventi sul patrimonio costruito e naturale. Il Dipartimento si occupa inoltre dell’interpretazione storico-critica dell’architettura, delle città e dei paesaggi, svolgendo attività di ricerca e sperimentazione progettuale per la trasformazione, la cura e la gestione degli insediamenti storici e contemporanei.
Il Polo territoriale di Mantova e la conservazione architettonica
Davide Del Curto è professore di Restauro architettonico e prorettore del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano. Il Polo è riconosciuto come centro di livello internazionale nel campo del patrimonio architettonico e della conservazione. Dal 2012 ospita la Cattedra UNESCO in “Architectural Preservation and Planning in Heritage Cities”, dedicata alla conservazione e alla pianificazione delle città storiche. Il coinvolgimento del Polo di Mantova nella candidatura di Tashkent ha consentito di integrare competenze nel restauro, nella gestione del patrimonio e nella preparazione dei dossier destinati agli organismi internazionali.
Che cosa significa l’iscrizione nella Lista UNESCO
La Lista del Patrimonio Mondiale è stata istituita nell’ambito della Convenzione del 1972 sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale. Il Comitato del Patrimonio Mondiale può iscrivere nella Lista beni considerati di Eccezionale Valore Universale e capaci di soddisfare specifici requisiti di integrità, autenticità, tutela e gestione. L’architettura modernista di Tashkent è stata iscritta in base al criterio (iv), applicato ai beni che rappresentano esempi eminenti di tipologie architettoniche, complessi tecnologici o paesaggi capaci di illustrare fasi significative della storia umana. Con il riconoscimento di Tashkent Modernist Architecture: Modernity and Tradition in Central Asia, l’UNESCO amplia la geografia internazionale del patrimonio moderno e attribuisce un valore globale a una stagione architettonica nella quale innovazione tecnologica, identità nazionale, tradizioni artistiche ed esigenze ambientali si sono fuse in una forma originale. L’iscrizione rappresenta al tempo stesso un traguardo e l’inizio di una nuova fase. La tutela degli edifici, il rispetto delle loro relazioni urbane e paesaggistiche, il monitoraggio costante e la continuità d’uso saranno determinanti per conservare un patrimonio che continua a essere parte integrante della vita e dell’identità di Tashkent.
