Terremoto Argentina: forte scossa al largo della Terra del Fuoco | DATI e MAPPE

L'evento sismico ha interessato l'area a Sud della Terra del Fuoco con un ipocentro profondo 84 km

Un terremoto magnitudo 6.0 ha scosso le remote acque del mare dell’Argentina. L’evento tellurico si è verificato alle 03:26 ora italiana, mentre nella zona dell’epicentro, a Sud della Terra del Fuoco, gli orologi segnavano le 22:26 della serata del 6 luglio. Secondo i dati INGV, l’ipocentro della scossa è stato localizzato a 84 km sotto il fondale marino, un elemento tecnico che mitiga l’espansione e l’impatto delle onde sismiche in superficie. L’energia sprigionata ha interessato un’area marittima nettamente distante dai principali agglomerati urbani.

Perché si verificano terremoti in questa zona

L’area marina situata a Sud del continente sudamericano e a Nord della penisola antartica rappresenta uno snodo geologico di estrema complessità e dinamismo. In questa porzione del nostro pianeta interagiscono diverse grandi placche tettoniche, in particolare la placca Sudamericana, la placca Antartica e la piccola ma estremamente attiva placca di Scotia. Il movimento relativo tra questi immensi blocchi di crosta terrestre genera colossali tensioni meccaniche che si accumulano inesorabilmente lungo i margini di faglia, per poi liberarsi in modo improvviso sotto forma di violenti eventi sismici. La dinamica principale in questa specifica area è dominata da un movimento di tipo trascorrente, con le placche che scivolano orizzontalmente l’una accanto all’altra, un fenomeno spesso associato a locali dinamiche di subduzione e distensione che creano un mosaico strutturale molto frammentato. Avendo registrato una profondità di 84 km, l’attuale rottura ha interessato le porzioni più profonde e rigide della litosfera in subduzione o le zone di transizione del mantello superiore, a conferma dell’incessante attività geodinamica che modella perennemente il turbolento confine naturale tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico.

La sismicità storica dell’area

Sebbene la vasta regione del mare dell’Argentina e del passaggio di Drake possa apparire a una prima occhiata isolata e inviolata, la sua documentata storia sismica racconta una realtà diametralmente opposta e decisamente turbolenta. Gli archivi geologici e le moderne registrazioni strumentali dell’ultimo secolo mostrano chiaramente come l’intero margine della placca di Scotia sia stato ripetutamente colpito da scosse di fortissima intensità, registrando spesso picchi di magnitudo superiori a 7.0. La sismicità storica dei fondali conferma infatti che i terremoti in questa fredda fascia marina sono una costante fisiologica, con innumerevoli sciami sismici che si susseguono a cadenza regolare lungo le dorsali oceaniche e i complessi sistemi di faglie trasformi. Spostandosi topograficamente in direzione Ovest o verso il continente, la stessa isola della Terra del Fuoco risulta solcata dal celebre sistema di faglie di Magallanes-Fagnano, direttamente responsabile in passato di terremoti devastanti che hanno letteralmente riscritto la morfologia dell’intero territorio. L’odierno evento registrato a 84 km di profondità si inserisce pertanto in maniera perfettamente coerente all’interno del quadro di una delle zone sismicamente più esuberanti e irrequiete dell’emisfero australe, rammentandoci ancora una volta la maestosa e continua evoluzione strutturale della crosta oceanica terrestre.