È salito a 34 il numero delle vittime del terremoto che martedì ha colpito l’isola meridionale giapponese di Kyushu. Il nuovo bilancio è stato comunicato dalla prefettura di Kumamoto durante una riunione del centro operativo di emergenza, mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso. Tra le vittime figurano 5 persone trovate senza vita sotto le macerie della cartiera della Nippon Paper Industries. Altre 4 persone risultano ancora disperse nello stabilimento industriale di Yatsushiro, dove una grande ciminiera è crollata a causa della forte scossa.
Il premier Sanae Takaichi ha definito la situazione una “corsa contro il tempo“, assicurando che il governo si è attivato immediatamente per valutare la portata dei danni e coordinare gli interventi con ministeri ed enti locali. Il sisma ha provocato numerosi crolli, incendi e gravi problemi alla viabilità, oltre a interruzioni nella fornitura di energia elettrica e acqua. Le autorità hanno inoltre lanciato un appello alla prudenza a causa delle temperature elevate che stanno interessando la zona. Takaichi ha invitato cittadini e soccorritori a prestare particolare attenzione al rischio di colpi di calore durante le operazioni di emergenza.
Danni anche al castello di Kumamoto
Il terremoto ha colpito anche uno dei simboli storici della città: il castello di Kumamoto. Secondo i media giapponesi, parte delle mura della celebre fortezza è crollata a causa delle violente scosse. Non è la prima volta che il monumento subisce danni provocati da un terremoto. Già nel 2016 un sisma di magnitudo 7.3 aveva causato il crollo di torrette e porzioni della fortificazione, dando il via a un lungo progetto di restauro non ancora completato.
Considerato uno dei tre castelli più importanti del Giappone insieme a quelli di Himeji e Matsumoto, il castello di Kumamoto rappresenta un patrimonio storico di grande valore. Fu costruito tra il 1601 e il 1607 da Kato Kiyomasa, importante signore feudale dell’epoca, che lo progettò come una delle fortezze più solide e difficili da conquistare del Paese. La particolare struttura delle mura, caratterizzate da pietre dalla forma curva, era pensata per impedire ai nemici di arrampicarsi e contribuì alla fama di inespugnabilità del castello. La sua resistenza fu messa alla prova anche nel 1877, durante la rivolta di Satsuma, quando le truppe imperiali asserragliate nella fortezza riuscirono a resistere per settimane all’assedio dei ribelli guidati da Saigo Takamori, passato alla storia come “l’ultimo samurai”. Dopo 50 giorni di combattimenti, l’esercito imperiale prevalse e Takamori venne ucciso nella battaglia finale sul monte Shiroyama. Con la sua morte si concluse l’epoca dei samurai come classe militare aristocratica.
