Terremoto Marche, scossa tra San Ginesio e Servigliano | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto si è verificata nelle Marche alle 14:05 di oggi, venerdì 24 luglio

Una scossa di terremoto si è verificata nelle Marche alle 14:05 di oggi, venerdì 24 luglio. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 3.2 con epicentro nella zona tra San Ginesio e Servigliano. In particolare, l’epicentro è stato individuato 3km a nord di Penna San Giovanni, in provincia di Macerata. La scossa è avvenuta ad una profondità di 16km. Non sono noti danni a persone o cose. Il terremoto odierno rappresenta un evento di modesta intensità che rientra nella normale attività sismica dell’Appennino centrale. L’ipocentro è tipico dei terremoti che interessano questa porzione della catena montuosa, dove la crosta terrestre è attraversata da un fitto sistema di faglie attive.

Perché proprio quest’area è così soggetta ai terremoti

Il territorio compreso tra le province di Macerata, Fermo, Ascoli Piceno e il confine con l’Umbria costituisce uno dei laboratori naturali più studiati dai sismologi italiani. Qui gli Appennini sono ancora in lenta evoluzione geologica: la crosta terrestre continua infatti a deformarsi sotto l’effetto delle forze tettoniche che, da milioni di anni, modellano la penisola. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, non si tratta di un’unica grande faglia, ma di numerosi sistemi di fratture parallele e interconnesse. Quando le tensioni accumulate nelle rocce superano il limite di resistenza, avviene una rottura improvvisa che libera energia sotto forma di onde sismiche. È questo il meccanismo che genera i terremoti dell’Appennino centrale.

Le profondità comprese tra 8 e 20 chilometri, come quella registrata oggi, sono estremamente frequenti in quest’area e spiegano perché anche scosse relativamente modeste possano essere avvertite distintamente dalla popolazione locale, soprattutto nei comuni più vicini all’epicentro.

La lunga memoria sismica delle Marche meridionali

La zona interessata dal sisma odierno possiede una storia sismica molto antica. Uno degli eventi più significativi risale al 12 marzo 1873, quando il cosiddetto terremoto di San Ginesio colpì proprio questo settore delle Marche meridionali, diventando uno degli episodi storici più studiati della sismicità regionale. Già allora gli studiosi compresero che l’origine del fenomeno non era legata ad attività vulcaniche, ma alle strutture tettoniche dell’Appennino.

Nel corso del Novecento, altri terremoti hanno interessato ripetutamente quest’area, confermando come il territorio sia caratterizzato da una sismicità persistente, con lunghi periodi di apparente tranquillità intervallati da sequenze più intense. Questa continuità nel tempo rappresenta una delle caratteristiche fondamentali dell’Appennino centrale: non esistono infatti zone che “esauriscono” la propria energia dopo un grande terremoto, ma sistemi di faglie che possono riattivarsi nel corso dei decenni o addirittura dei secoli.

Il legame con la grande sequenza del 2016-2017

È impossibile parlare della sismicità di questa parte delle Marche senza ricordare la devastante sequenza sismica del Centro Italia del 2016-2017, una delle più importanti della storia recente italiana. La crisi ebbe inizio il 24 agosto 2016 con il terremoto di magnitudo 6.0 tra Accumoli e Arquata del Tronto, proseguì con le fortissime scosse del 26 ottobre tra Visso e Ussita e raggiunse il culmine il 30 ottobre 2016, quando un terremoto di magnitudo 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci provocò deformazioni permanenti del territorio, diffuse distruzioni e migliaia di sfollati. La sequenza continuò poi anche nel gennaio 2017 con nuovi eventi superiori a magnitudo 5.

L’area di Penna San Giovanni si trova ai margini di questo grande sistema sismogenetico appenninico e, pur non coincidendo con gli epicentri principali del 2016, appartiene allo stesso contesto geologico caratterizzato da faglie attive orientate lungo la dorsale appenninica.

Una sismicità che continua a essere monitorata

Negli anni successivi alla grande sequenza del Centro Italia, la rete di monitoraggio dell’INGV ha continuato a registrare centinaia di piccoli terremoti distribuiti lungo tutto il settore marchigiano-umbro-abruzzese. Si tratta di una normale attività di fondo che testimonia come il sistema di faglie sia ancora dinamico. Scosse come quella odierna, di magnitudo 3.2, rientrano quindi nella fisiologia sismica dell’Appennino centrale e vengono rilevate con estrema precisione dalla moderna rete sismometrica italiana. Sebbene possano essere chiaramente percepite dalla popolazione, eventi di questa entità producono generalmente effetti limitati o nulli sugli edifici costruiti secondo le normative antisismiche.