Terremoto Venezuela, la sfida ora è rimuovere le montagne di macerie

Allarme tra i venezuelani per una nuova scossa di terremoto, mentre si stima che solo a La Guaira ci siano circa 1,2 milioni di tonnellate di detriti

Un terremoto di magnitudo 3.9 ha scosso alcune zone della capitale Caracas e dello stato di Miranda, in Venezuela, nelle prime ore della mattina locale. L’evento, scrive El Nacional, ha destato allarme tra i residenti, che hanno iniziato a segnalare la scossa sui social media. Secondo il rapporto ufficiale della Fondazione venezuelana per la ricerca sismologica (Funvisis), pubblicato su Instagram, il terremoto si è verificato alle 10:53 ore locali (le 16:53 in Italia). Intanto, cresce lento ma inesorabile il bilancio delle vittime del terremoto: secondo gli ultimi aggiornamenti, i corpi ritrovati sono 3.889, oltre 16mila i feriti, mentre rimangono migliaia di dispersi. Secondo le stime dell’ONU, potrebbero essere 50mila le persone che hanno perso la vita in seguito alle due scosse violentissime del 24 giugno.

La sfida ora è rimuovere le montagne di macerie

Dopo i soccorsi e l’assistenza agli sfollati, le autorità venezuelane stanno affrontando ora un’altra grande sfida logistica: rimuovere prima possibile le montagne di macerie. Secondo le stime Onu, basate sulle informazioni elaborate insieme al governo venezuelano e al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), sono circa 900.000 le tonnellate di strutture in cemento e acciaio crollati, a cui aggiungere circa 332.000 tonnellate provenienti da mobili e beni personali. Inoltre, non va sottovalutato che nell’area costiera, la più colpita dal terremoto, molti altri palazzi dovranno essere demoliti poiché presentano gravi problemi strutturali nonostante siano ancora in piedi.

Sebbene il governo abbia tenuto incontri di coordinamento – incluso uno guidato dal Presidente ad interim Delcy Rodríguez con autorità nazionali e internazionali – un piano ufficiale dettagliato per la gestione integrata dei detriti non è ancora stato reso pubblico. La sfida è complessa a causa dell’eterogeneità dei materiali, della scarsità di macchinari pesanti e camion, e dei rischi ambientali vicino al mare. Sebbene il lavoro limitato con le macchine schiaccianti e il volontariato avanzi, la ricostruzione dipende da una rimozione ordinata e sicura per l’ambiente che, per ora, manca di un piano pubblico dettagliato.