Tunisia nella morsa del caldo estremo: blackout, crisi idrica e proteste nelle città

Temperature oltre i +45°C mettono sotto pressione le infrastrutture del Paese: l'aumento dei consumi energetici provoca interruzioni di corrente, difficoltà negli ospedali e disagi per la popolazione

Un’ondata di caldo sta mettendo a dura prova la Tunisia, dove in diverse regioni le temperature hanno superato i +45°C. L’emergenza meteo ha provocato un forte aumento della domanda di energia elettrica, causando sovraccarichi della rete, blackout e ripercussioni anche sulla distribuzione dell’acqua. Le interruzioni di corrente, diventate più frequenti dalla metà di luglio, sono legate soprattutto al massiccio utilizzo dei climatizzatori durante le ore più calde, ma anche ai guasti e ai limiti strutturali dell’infrastruttura elettrica nazionale. Per evitare un collasso generale del sistema, la Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg) ha introdotto interruzioni temporanee e programmate a rotazione in diverse aree del Paese.

Il presidente della Steg, Fayçal Trifa, ha rivolto un appello ai cittadini chiedendo di contenere i consumi nelle ore di maggiore pressione sulla rete, in particolare tra le 13 e le 17. Tra le raccomandazioni anche quella di utilizzare, quando possibile, un solo climatizzatore per abitazione e limitare l’impiego degli apparecchi più energivori. Uno sforzo collettivo è stato definito necessario per garantire la stabilità del sistema elettrico nazionale.

Ospedali sotto pressione

La situazione più delicata riguarda il settore sanitario. L’ospedale Abderrahmane Mami di Ariana ha registrato un aumento degli accessi da parte di pazienti affetti da insufficienza respiratoria cronica, in particolare persone che dipendono da dispositivi per l’ossigenoterapia domiciliare. Le interruzioni di corrente hanno messo a rischio il funzionamento delle apparecchiature necessarie alle cure, spingendo la struttura a mobilitare personale e risorse aggiuntive per assicurare la continuità dell’assistenza ai pazienti più vulnerabili.

Acqua razionata e proteste locali

I blackout hanno avuto conseguenze anche sul sistema idrico, interrompendo il funzionamento delle stazioni di pompaggio e aggravando le difficoltà legate alla disponibilità d’acqua. L’aumento dei consumi durante la stagione estiva ha ulteriormente accentuato una situazione già critica. A Metlaoui, nel governatorato di Gafsa, gli abitanti sono scesi in strada con manifestazioni e blocchi stradali per protestare contro le interruzioni prolungate della fornitura idrica. Altre proteste spontanee sono state segnalate davanti alle sedi regionali della Steg, con richieste di interventi rapidi per il ripristino dell’elettricità.

L’emergenza sta alimentando il malcontento sociale e riaprendo il dibattito sulla capacità delle infrastrutture tunisine di affrontare eventi  estremi sempre più frequenti. La crisi evidenzia le difficoltà di un sistema chiamato a sostenere temperature record, consumi crescenti e una pressione sempre maggiore sui servizi essenziali.