L’intensificazione rapida di un uragano è tra gli eventi meteorologici più pericolosi sulla Terra. Tempeste come l’uragano Michael, che si è abbattuto sulla costa della Florida Panhandle con venti a 257km/h, e l’uragano Otis, il più costoso ad aver colpito la costa pacifica del Messico, hanno colto di sorpresa le comunità, intensificandosi a una velocità che i modelli computerizzati non erano riusciti a prevedere. Ora un team di ricerca guidato da scienziati del National Center for Atmospheric Research (NSF NCAR) della National Science Foundation statunitense ha sviluppato un metodo per prevedere quali tempeste potrebbero intensificarsi rapidamente con un anticipo fino a cinque giorni, fornendo potenzialmente alle autorità locali il tempo necessario per effettuare preparativi salvavita.
Il nuovo metodo
Il nuovo metodo si basa su un approccio statistico che analizza come la rapida intensificazione delle tempeste passate in diverse località sia stata influenzata da una serie di variabili, che vanno dalla temperatura della superficie del mare alle condizioni in alta atmosfera. Il metodo utilizza quindi queste variabili per calcolare la probabilità che una tempesta in corso si intensifichi rapidamente. La nuova tecnica si basa su un metodo simile che ha aiutato il National Hurricane Center a prevedere con maggiore precisione l’intensificazione rapida delle tempeste, da uno a tre giorni in anticipo.
“Il vantaggio di questa nuova tecnica è quello di fornire uno strumento per prevedere l’intensificazione rapida con un anticipo ancora maggiore“, ha affermato Christopher Rozoff, scienziato dell’NSF NCAR e responsabile della ricerca. “Questo può dare il tempo necessario a chi si trova in pericolo per barricare le finestre, evacuare o adottare altre misure per proteggere vite e proprietà”.
Il metodo è descritto in un nuovo studio pubblicato su Weather and Forecasting. Lo studio è stato scritto in collaborazione con scienziati dell’Università di Albany, State University of New York, e del Community Programs della University Corporation for Atmospheric Research.
Sfide nella previsione
L’intensificazione rapida è generalmente definita come un aumento della velocità del vento di un uragano di 30 nodi (circa 56km/h) in un periodo di 24 ore. Questo può avere conseguenze letali, soprattutto quando una tempesta tropicale o un uragano di minima intensità acquista improvvisamente forza avvicinandosi alla costa. L’uragano Helene, che ha impiegato solo due giorni per trasformarsi da tempesta tropicale relativamente debole in un uragano di categoria 4 al momento del landfall in Florida nel 2024, è stato responsabile di circa 250 morti in diversi stati del sud degli Stati Uniti. L’uragano Harvey, che si è intensificato rapidamente avvicinandosi alla costa del Texas nel 2017, ha sommerso parte dell’area di Houston con piogge senza precedenti e ha causato danni per la cifra impressionante di 160 miliardi di dollari.
Sebbene le previsioni sugli uragani siano migliorate significativamente negli ultimi decenni, i meteorologi faticano ancora a prevedere una rapida intensificazione. Quando l’uragano Michael si è trasformato in tempesta tropicale nel Golfo del Messico nel 2018, ad esempio, i meteorologi prevedevano che i suoi venti non avrebbero superato i 113km/h. Invece, in parte perché le condizioni dell’alta atmosfera non si sono evolute come previsto, Michael è diventato un uragano di categoria 5 che ha devastato parte del Panhandle della Florida e causato danni stimati in 6 miliardi di dollari ai caccia della base aerea di Tyndall.
Lo studio
Il nuovo metodo sviluppato da Rozoff e dai suoi colleghi non risolverebbe tutte le problematiche legate alla previsione di una rapida intensificazione. Tuttavia, è concepito come uno strumento che, in aggiunta ai modelli computerizzati, può aiutare i meteorologi ad anticipare meglio la probabilità che una tempesta si intensifichi rapidamente. Per crearlo, il team di ricerca si è concentrato sulle previsioni degli uragani nell’Atlantico e nel Pacifico orientale generate dal 2019 al 2024 dal Global Ensemble Forecast System (GESS) della NOAA, un modello meteorologico di primaria importanza. Gli scienziati hanno applicato una tecnica statistica nota come modello di regressione logistica alle previsioni, analizzando sistematicamente 55 variabili sia nella struttura della tempesta che nell’ambiente circostante per determinare quali fossero le più importanti come predittori di una rapida intensificazione.
I risultati
Il metodo risultante ha ottenuto buoni risultati nelle valutazioni con i modelli di previsione. Per gli uragani atlantici, il metodo ha contribuito a indicare la probabilità di una rapida intensificazione con un anticipo fino a cinque giorni, sebbene tale anticipo si sia ridotto a tre giorni per gli uragani del Pacifico orientale. Inoltre, il metodo si è rivelato utile per mostrare quale delle traiettorie previste per un uragano avesse maggiori probabilità di portare a una rapida intensificazione. Questo permette ai previsori di prevedere che, se una tempesta si muove in una determinata direzione, ha una probabilità di intensificazione rapida molto maggiore rispetto a una traiettoria diversa.
La ricerca futura potrà ulteriormente migliorare il metodo, sia analizzando i modelli degli uragani su più anni, sia testandolo con ulteriori modelli previsionali, hanno scritto Rozoff e i suoi coautori nello studio. “Esistono diversi modi per rafforzare queste previsioni“, ha affermato Rozoff. “L’obiettivo è fornire ai meteorologi informazioni sufficienti affinché possano prevedere con sicurezza, con giorni di anticipo, quando è più probabile che un uragano si intensifichi rapidamente”.
