Un vecchio stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX è ormai in rotta di collisione con la Luna. L’impatto è previsto per il 5 agosto 2026 alle 06:35 UT, corrispondenti alle 08:35 in Italia, in una zona della superficie lunare situata nei pressi del cratere Einstein. Il corpo del razzo raggiungerà il suolo a una velocità di circa 5.400 miglia orarie, equivalenti a quasi 8.700 chilometri orari. La collisione sarà quindi estremamente violenta e produrrà un nuovo cratere, un lampo di brevissima durata e soprattutto una vasta nube di materiale lunare sollevato nello spazio. L’oggetto è lo stesso stadio superiore utilizzato nel gennaio 2025 per lanciare verso la Luna il lander Blue Ghost. Terminata la propria funzione, la struttura del Falcon 9 è rimasta nello spazio e, dopo oltre un anno di movimento incontrollato, sta ora convergendo inevitabilmente verso la superficie del satellite terrestre. La notizia e le indicazioni osservative sono state riportate da spaceweather.com, che aveva già affrontato il caso il 13 giugno, valutando inizialmente molto difficoltosa la possibilità di osservare direttamente l’esplosione. Le nuove simulazioni, tuttavia, aprono uno scenario differente per quanto riguarda la nube di detriti generata dall’impatto.
Il Falcon 9 che lanciò Blue Ghost è ormai fuori controllo
Il protagonista dell’impatto non è un razzo operativo, ma un secondo stadio ormai esaurito e inattivo. Si tratta della parte superiore del Falcon 9 impiegato per imprimere la spinta necessaria al trasferimento lunare del lander Blue Ghost nel gennaio 2025. Dopo aver completato la propria missione, lo stadio è rimasto su una traiettoria nello spazio vicino alla Terra e alla Luna. Senza possibilità di effettuare ulteriori manovre, il corpo metallico è diventato a tutti gli effetti un frammento di detrito spaziale artificiale. Il suo percorso è stato seguito fino alla previsione dell’impatto, atteso nelle vicinanze del cratere Einstein. Lo schianto avverrà sulla parte illuminata della superficie lunare, vicino al bordo del disco visibile dalla Terra. Proprio questa particolare collocazione rappresenta contemporaneamente un ostacolo e un’opportunità per le osservazioni astronomiche. La luce solare renderà infatti molto complicato individuare il breve lampo prodotto dalla collisione. Al contrario, la vicinanza al bordo lunare potrebbe permettere di distinguere la nube di polvere mentre si solleva dalla superficie e si staglia contro il cielo nero dello spazio.
L’impatto avverrà vicino al cratere Einstein
Il punto previsto per la collisione si trova nei pressi del cratere Einstein, una regione prossima al bordo lunare osservabile dalla Terra. Il Falcon 9 colpirà il terreno a circa 5.400 miglia orarie, sviluppando in pochi istanti un’enorme quantità di energia. Secondo le informazioni riportate, l’impatto produrrà una sorta di palla di fuoco con un’energia paragonabile a diverse tonnellate di TNT. Sulla Luna, però, non esiste un’atmosfera capace di rallentare significativamente il corpo del razzo o di provocarne la disintegrazione prima dell’arrivo al suolo. Lo stadio raggiungerà quindi direttamente la superficie lunare. Il materiale metallico verrà violentemente deformato e frammentato, mentre una grande quantità di regolite, la polvere e il materiale roccioso che ricoprono la Luna, sarà espulsa dal punto di collisione. Le previsioni relative all’orario e alla zona d’impatto sono state analizzate anche nel recente lavoro scientifico dedicato alla pianificazione delle osservazioni. Il preprint indica il 5 agosto 2026 intorno alle 06:35 UT come momento previsto dello schianto del Falcon 9 in prossimità del cratere Einstein, su un terreno illuminato dal Sole e vicino al lembo lunare visibile dalla Terra.
Perché il lampo sarà quasi impossibile da osservare
Il primo effetto prodotto dalla collisione sarà un lampo estremamente rapido, generato dall’energia liberata durante lo schianto e dalla vaporizzazione di una parte del materiale coinvolto. In condizioni favorevoli, gli impatti sulla zona notturna della Luna possono produrre brevi segnali luminosi osservabili con strumenti astronomici. In questo caso, tuttavia, il Falcon 9 colpirà una porzione della superficie completamente illuminata dal Sole. Il contrasto tra il lampo e il terreno circostante sarà quindi estremamente ridotto. La luminosità della superficie lunare potrebbe coprire completamente il segnale prodotto dall’impatto, soprattutto per gli strumenti amatoriali. Come sottolineato da spaceweather.com, nessun lampo da impatto è mai stato individuato in modo convincente sulla superficie illuminata della Luna, nemmeno utilizzando telescopi professionali. Per questo motivo le possibilità che un osservatore amatoriale riesca a registrare direttamente l’esplosione sono considerate molto limitate. Il problema non riguarda soltanto la potenza dello strumento. Anche con un telescopio di grandi dimensioni, la luce riflessa dal suolo lunare rischierebbe di saturare il sensore e nascondere il segnale, la cui durata potrebbe essere estremamente breve.
Una nube da circa 800.000 libbre di detriti
La parte più interessante dell’evento potrebbe non essere il lampo, ma la successiva nube di materiale espulso dalla superficie lunare. Quando il Falcon 9 colpirà il suolo, l’impatto dovrebbe scavare un cratere largo tra 10 e 20 metri e sollevare circa 800.000 libbre di detriti, equivalenti a oltre 360.000 chilogrammi di materiale. La polvere lunare e i frammenti rocciosi verranno proiettati verso l’alto, formando un pennacchio in espansione sopra il punto dello schianto. Un nuovo modello dedicato all’evoluzione della nube è stato pubblicato in un preprint disponibile su arXiv. Secondo i ricercatori, il pennacchio potrebbe diventare osservabile dalla Terra nel momento in cui supererà apparentemente il bordo della Luna. In quella posizione la nube non sarebbe più sovrapposta alla luminosa superficie lunare, ma apparirebbe proiettata contro il cielo nero. Questo aumento del contrasto potrebbe rendere il fenomeno accessibile anche a telescopi relativamente piccoli, purché dotati di camere sufficientemente veloci e opportunamente configurate. La possibilità di osservare la nube non è comunque garantita. La quantità di materiale visibile, la sua distribuzione, la luminosità della polvere e l’esatta geometria dell’impatto rimangono elementi determinanti. Il fenomeno potrebbe inoltre essere molto tenue e richiedere successive elaborazioni delle immagini per essere individuato.
Il pennacchio potrebbe rimanere visibile per dieci minuti
Diversamente dal lampo iniziale, destinato a esaurirsi quasi immediatamente, il pennacchio di polvere lunare potrebbe evolversi su una scala temporale molto più lunga. Secondo il modello citato da spaceweather.com, la nube potrebbe rimanere sopra il bordo della Luna anche per dieci minuti. La polvere e i detriti seguirebbero traiettorie differenti in base alla velocità ricevuta durante la collisione, espandendosi progressivamente nello spazio circostante. L’assenza di atmosfera sulla Luna significa che non esistono venti o correnti in grado di disperdere la nube nel modo in cui accadrebbe sulla Terra. Il materiale seguirà invece movimenti determinati dall’energia dell’impatto e dalla gravità lunare. Una parte dei detriti dovrebbe ricadere rapidamente sulla superficie, mentre altri frammenti potrebbero raggiungere quote maggiori e impiegare più tempo prima di tornare al suolo. È proprio questa evoluzione a rendere il pennacchio un obiettivo potenzialmente più semplice da osservare rispetto all’esplosione iniziale.
Il selenografo per bloccare la luce della Luna
Per tentare di osservare la nube vicino al brillante bordo lunare, gli autori del preprint suggeriscono l’impiego di un selenografo, descritto come una sorta di coronografo lunare. Un coronografo tradizionale viene utilizzato per nascondere il disco luminoso del Sole e rendere visibili le strutture molto più deboli che lo circondano. In modo analogo, il selenografo dovrebbe bloccare o ridurre la luce proveniente dalla superficie lunare, permettendo alla camera di concentrarsi sulla regione immediatamente esterna al bordo. L’obiettivo è evitare che il bagliore della Luna invada il campo visivo e saturi il sensore, cancellando il debole segnale della polvere sospesa sopra la superficie. In alternativa, gli osservatori potranno posizionare il telescopio in modo che il disco illuminato della Luna rimanga appena fuori dal bordo del sensore della camera. Questa soluzione dovrebbe ridurre la quantità di luce diretta ricevuta dallo strumento, mantenendo nel campo inquadrato soltanto la zona nella quale potrebbe apparire il pennacchio. La precisione del puntamento sarà fondamentale. La nube dovrebbe svilupparsi molto vicino al bordo lunare e un’inquadratura eccessivamente distante potrebbe escludere la regione interessata, mentre una posizione troppo interna rischierebbe di esporre il sensore alla forte luminosità della superficie.
Potrebbero bastare telescopi astronomici amatoriali
Nonostante le difficoltà, il tentativo non è riservato esclusivamente ai grandi osservatori professionali. Secondo le indicazioni riportate, anche telescopi della classe normalmente utilizzata dagli astrofili potrebbero riuscire a registrare il pennacchio. La qualità del telescopio sarà importante, ma ancora più decisiva potrebbe risultare la velocità della camera. Gli osservatori dovranno acquisire immagini con una frequenza elevata, puntando ad almeno 20 fotogrammi al secondo. Una registrazione ad alta cadenza consentirà di seguire le prime fasi della collisione e l’eventuale comparsa della nube senza perdere i momenti più rapidi. Un numero elevato di fotogrammi permetterà inoltre di confrontare le immagini precedenti e successive all’impatto, cercando variazioni nella regione posta sopra il bordo della Luna. La tecnica potrebbe prevedere anche l’allineamento e la sovrapposizione di più fotogrammi, ma la priorità resterà la raccolta del maggior numero possibile di immagini durante la finestra temporale prevista.
Il filtro infrarosso J-band contro la luminosità del cielo
Poiché l’impatto avverrà durante il giorno lunare e la superficie sarà pienamente illuminata, gli autori suggeriscono anche l’utilizzo di un filtro infrarosso nella banda J. Questo tipo di filtro potrebbe aiutare a ridurre la luminosità diffusa del cielo e a migliorare il contrasto tra il pennacchio e lo sfondo. Il risultato dipenderà comunque dalla sensibilità della camera impiegata alle lunghezze d’onda dell’infrarosso vicino. L’uso del filtro non garantisce automaticamente l’osservazione, ma potrebbe limitare parte della luce indesiderata che raggiunge il sensore. La combinazione tra un’inquadratura accurata, un’elevata frequenza di acquisizione e un filtro adatto rappresenta quindi una delle strategie indicate per aumentare le probabilità di registrare il fenomeno.
Il possibile debole bagliore del litio a 670,8 nanometri
Gli osservatori più ambiziosi potrebbero tentare una ricerca ancora più specifica utilizzando un filtro stretto centrato sulla linea del litio a 670,8 nanometri. Il serbatoio dello stadio superiore del Falcon 9 è realizzato con una lega di alluminio e litio. Durante la collisione, parte del materiale potrebbe essere frantumata, riscaldata e dispersa insieme alla polvere lunare, introducendo litio all’interno del pennacchio. In determinate condizioni, questo elemento potrebbe produrre un debole segnale luminoso alla caratteristica lunghezza d’onda di 670,8 nanometri. Un filtro molto selettivo potrebbe isolare questa emissione rispetto alla luce circostante, offrendo un’ulteriore possibilità di riconoscere la presenza della nube. Si tratta tuttavia di un’osservazione particolarmente impegnativa. L’eventuale bagliore del litio potrebbe essere estremamente debole e richiedere strumenti sensibili, un puntamento preciso e condizioni atmosferiche favorevoli.
La prova generale prevista per il 4 agosto
Prima dell’impatto sarà possibile effettuare una prova generale il 4 agosto. In quella data la Luna si troverà in una fase e in una posizione nel cielo molto simili a quelle previste per il momento dello schianto. La simulazione permetterà di verificare in anticipo il puntamento del telescopio, l’orientamento della camera, la messa a fuoco, la frequenza dei fotogrammi e l’efficacia degli eventuali filtri. Sarà inoltre possibile stabilire quanto il bordo illuminato della Luna interferisca con le riprese e individuare la configurazione più adatta per tenere il disco appena fuori dal sensore senza perdere la regione nella quale dovrebbe svilupparsi la nube. Questa preparazione sarà essenziale perché, al momento dell’impatto, non ci sarà tempo per correggere impostazioni sbagliate. Il pennacchio potrebbe iniziare a formarsi immediatamente e raggiungere rapidamente la massima visibilità.
Un raro esperimento naturale provocato da un detrito spaziale
La collisione del Falcon 9 rappresenta un evento raro perché combina una traiettoria prevista con largo anticipo, un oggetto artificiale di dimensioni note e la possibilità di organizzare osservazioni coordinate dalla Terra. Il 5 agosto 2026, alle 06:35 UT, il vecchio stadio superiore terminerà il proprio viaggio contro la superficie della Luna. Il lampo iniziale rischia di essere completamente nascosto dalla luce del giorno lunare, ma la gigantesca nube di materiale espulso potrebbe offrire un’occasione osservativa molto più favorevole. Se il modello sarà corretto, per diversi minuti una massa di polvere e detriti potrebbe emergere oltre il bordo luminoso della Luna, stagliandosi contro il nero dello spazio. La riuscita delle osservazioni dipenderà dalla geometria reale dell’impatto, dalla luminosità del pennacchio, dalle condizioni atmosferiche terrestri e dalla capacità degli strumenti di separare il debole segnale dal bagliore lunare. L’attenzione sarà quindi concentrata non soltanto sull’istante dello schianto, ma soprattutto sui minuti immediatamente successivi, quando il materiale scavato vicino al cratere Einstein potrebbe trasformare un vecchio detrito del programma spaziale in un fenomeno astronomico osservabile dalla Terra.
