L’uso compassionevole dei farmaci in Italia è al centro di una proposta di evoluzione strategica che punta a rendere più equo, sostenibile e uniforme l’accesso alle terapie per i pazienti con patologie gravi e senza valide alternative terapeutiche. L’obiettivo è superare le criticità dell’attuale impianto normativo, oggi considerato non più pienamente adeguato a garantire una reale continuità assistenziale e uno sviluppo clinico coerente delle terapie. L’Associazione Farmaceutici Industria (AFI) Società scientifica ETS ha presentato oggi in conferenza stampa il progetto CURa, Compassionate Use Reshape, realizzato con il supporto non condizionante di Roche e il contributo operativo di IQVIA. Al centro dell’iniziativa c’è un Position Paper con proposte concrete per una governance dell’uso compassionevole più moderna, sinergica e orientata al valore complessivo per la salute pubblica.
Che cos’è l’uso compassionevole dei farmaci in Italia
L’uso compassionevole consente l’accesso gratuito a un farmaco non ancora commercializzato, oppure già autorizzato ma per un’altra indicazione, in favore di pazienti affetti da una patologia grave e privi di valide alternative terapeutiche. Il ricorso a questo strumento avviene quando il medico ritiene che il trattamento possa offrire un beneficio clinico. In Italia la materia è regolata dal DM 7 settembre 2017. Il percorso prevede il parere favorevole del Comitato Etico e la fornitura gratuita del medicinale da parte dell’azienda produttrice. Proprio questo assetto, secondo quanto emerge dal progetto CURa, richiede oggi una trasformazione per rispondere meglio alle esigenze di pazienti, clinici, centri sperimentali, aziende e istituzioni.
Il progetto CURa e il Position Paper per una nuova governance
Il Position Paper elaborato nell’ambito del progetto Compassionate Use Reshape nasce da interviste strutturate condotte con Comitati Etici, società scientifiche, istituzioni, associazioni pazienti, study coordinator e aziende farmaceutiche. Il documento individua cinque direttrici di intervento per aggiornare la disciplina e costruire una governance più efficiente dell’accesso precoce ai farmaci. La proposta si inserisce in un contesto in cui l’evoluzione della ricerca clinica, delle terapie innovative e del quadro regolatorio europeo ha reso necessario un ripensamento degli strumenti di accesso anticipato. L’obiettivo dichiarato è assicurare procedure più snelle, maggiore certezza normativa, migliore coordinamento tra gli attori coinvolti e una raccolta più sistematica dei dati clinici generati nei programmi di uso terapeutico.
Semplificazione operativa e approvazione centralizzata dei programmi
La prima direttrice indicata dal documento riguarda la semplificazione e l’efficienza operativa. La proposta punta alla razionalizzazione dei processi autorizzativi e all’introduzione di un’approvazione centralizzata dei programmi, misura che potrebbe ridurre in modo significativo gli oneri burocratici attualmente a carico dei centri clinici e delle aziende farmaceutiche. La centralizzazione rappresenterebbe un passaggio rilevante per superare la frammentazione degli iter e rendere più rapido l’accesso ai trattamenti, soprattutto nei casi in cui il fattore tempo può incidere direttamente sulle prospettive terapeutiche del paziente.
Certezza normativa e definizioni uniformi
La seconda direttrice riguarda la necessità di garantire maggiore certezza del quadro normativo. Il Position Paper propone di limitare la discrezionalità interpretativa tra Comitati Etici, Regioni e Centri, partendo da una revisione delle definizioni di “patologie gravi” e di “assenza di valida alternativa terapeutica“. Una maggiore uniformità interpretativa è considerata essenziale per evitare differenze applicative sul territorio nazionale e per assicurare che l’accesso all’uso compassionevole non dipenda da valutazioni difformi tra aree geografiche, strutture sanitarie o organismi autorizzativi.
Governance coordinata tra centri clinici, aziende e AIFA
La terza direttrice guarda alla costruzione di una governance coordinata e strutturata tra centri clinici, aziende farmaceutiche e AIFA. Il documento propone flussi documentali più snelli, attraverso l’introduzione di template standard nazionali per consenso informato, motivazione clinica e gratuity letter, insieme a procedure di importazione semplificate. L’armonizzazione della documentazione avrebbe l’obiettivo di rendere più prevedibile e rapido il lavoro dei soggetti coinvolti, mantenendo le tutele per i pazienti e riducendo al tempo stesso i passaggi ridondanti o non omogenei.
Continuità terapeutica e passaggio alla rimborsabilità
La quarta direttrice riguarda l’uniformità nella continuità terapeutica. Il Position Paper propone l’introduzione di parametri nazionali chiari per gestire il passaggio dei pazienti dalla chiusura del programma di uso terapeutico all’effettiva rimborsabilità del farmaco da parte del Servizio sanitario nazionale. Il tema è centrale perché l’interruzione del trattamento nel periodo di transizione tra fornitura gratuita e rimborsabilità può compromettere il percorso clinico del paziente. La proposta punta quindi a definire criteri omogenei, validi a livello nazionale, per evitare discontinuità assistenziali e disparità territoriali.
Terapie in combinazione e responsabilità operative
La quinta direttrice affronta la gestione delle casistiche complesse, con particolare attenzione all’uso di medicinali in combinazione, come le terapie add-on o backbone. In questi casi, il Position Paper propone una chiara attribuzione delle responsabilità economiche e operative tra le aziende titolari e le strutture sanitarie coinvolte. La questione è particolarmente rilevante per le nuove prospettive terapeutiche, nelle quali un medicinale può essere somministrato in aggiunta e non necessariamente in sostituzione delle terapie già esistenti. Una regolazione più chiara delle responsabilità permetterebbe di ridurre incertezze gestionali e possibili ostacoli all’attivazione dei percorsi.
Farmacovigilanza, registri AIFA e raccolta dati strutturata
Accanto alle cinque direttrici di intervento, gli estensori del documento indicano la necessità di rafforzare la farmacovigilanza, allineandola alle Good Pharmacovigilance Practices europee. Il Position Paper propone inoltre una raccolta dati più sistematica dei programmi di uso terapeutico, anche attraverso modelli di consenso ampio, il cosiddetto broad consent, e l’attivazione di registri AIFA pre-approval. L’obiettivo è trasformare l’esperienza clinica maturata nei percorsi di uso compassionevole in evidenze utili per le future decisioni regolatorie. Una raccolta strutturata dei dati potrebbe contribuire a monitorare meglio sicurezza, efficacia e impatto dei medicinali utilizzati nella pratica clinica prima della piena autorizzazione o rimborsabilità.
Elisa Pirro: “procedure identiche in ogni regione contro le disparità”
Il tema dell’uniformità territoriale è stato richiamato dalla Senatrice Elisa Pirro, Componente della X Commissione Permanente Affari Sociali del Senato, che ha sottolineato la necessità di procedure rapide per l’accesso precoce ai farmaci autorizzati dall’EMA. “Le azioni che la politica può mettere in campo sono molteplici. Una delle principali priorità consiste senza dubbio nello stabilire procedure rapide per l’accesso precoce (early access) ai nuovi farmaci autorizzati dall’EMA che presentano determinate caratteristiche”, ha osservato il Senatore Elisa Pirro, Componente della X Commissione Permanente Affari Sociali del Senato. “In questo senso, negli ultimi anni sono state presentate diverse proposte al Ministero della Salute. Un tentativo concreto è attualmente in corso attraverso il disegno di legge di delega farmaceutica, all’attenzione del Senato proprio in queste settimane per il voto sugli emendamenti, anche se purtroppo non emerge una forte volontà di accogliere tali istanze. Sebbene l’uso compassionevole possa rivelarsi utile in alcuni casi specifici per ovviare alla carenza di procedure di early access, esso non rappresenta la risposta definitiva a questioni che andrebbero invece affrontate in modo omogeneo e uniforme su tutto il territorio nazionale. Il vero nodo centrale è garantire procedure identiche in ogni regione, evitando che il CAP di residenza crei inaccettabili discriminazioni tra pazienti di serie A e di serie B”.
Paola Minghetti: “modificare il DM 7 settembre 2017 per rendere più snelli i percorsi”
Per Paola Minghetti, Vice Presidente di AFI, il disegno di legge delega per il riordino della legislazione farmaceutica va nella direzione dell’accesso precoce, ma è necessario intervenire anche sui decreti ministeriali oggi superati dall’evoluzione della ricerca e delle terapie. “L’accesso precoce dei medicinali è fondamentale in una società che voglia dirsi avanzata. Il disegno di legge delega per il riordino della legislazione farmaceutica va in questo senso e parallelamente appare necessario modificare decreti ministeriali emessi quando la ricerca non aveva ancora immaginato nuove prospettive terapeutiche. Il Position Paper evidenzia aree di miglioramento che potrebbero essere facilmente risolte modificando il DM 7.9.2017 in materia. Sarebbe auspicabile integrare alcuni aspetti allora non considerati, come la gestione dei medicinali da somministrare in aggiunta e non in sostituzione delle vecchie terapie, oltre a prevedere flussi diversi e più snelli per i programmi rispetto agli usi nominali. Semplificare e armonizzare la documentazione da presentare ai Comitati Etici potrebbe facilitare e velocizzare il lavoro di tutti senza ridurre le tutele dei pazienti ma garantendo loro un accesso più veloce”, ha spiegato Paola Minghetti, Vice Presidente di AFI.
Sandra Petraglia: “trasferire agli usi compassionevoli l’assetto delle sperimentazioni cliniche”
Il cambiamento del contesto regolatorio è stato evidenziato anche da Sandra Petraglia, Direttore dell’Ufficio Accessi Precoci dell’AIFA. Secondo Petraglia, l’evoluzione delle sperimentazioni cliniche ha rafforzato gli standard di sicurezza e ampliato le possibilità di raccolta dei dati, aprendo la strada a un possibile trasferimento di questo assetto anche agli usi compassionevoli. “L’esperienza degli ultimi anni ha evidenziato come la disciplina degli usi compassionevoli non risponda più pienamente alle esigenze attuali, sia in termini di accesso dei pazienti ai trattamenti, sia di semplificazione delle procedure e monitoraggio delle evidenze. Parallelamente, il quadro regolatorio delle sperimentazioni cliniche si è evoluto in modo significativo, garantendo il massimo livello di tutela in termini di sicurezza per i pazienti e ampliando le possibilità di raccolta dei dati”, ha affermato Sandra Petraglia, Direttore dell’Ufficio Accessi Precoci dell’AIFA. “Poiché gli usi compassionevoli – ha aggiunto – consentono un accesso anticipato a medicinali ancora non autorizzati, è ragionevole pensare che il trasferimento anche agli usi compassionevoli dell’assetto regolatorio per le sperimentazioni cliniche possa consentire di raggiungere l’obiettivo della semplificazione burocratica con elevati standard di sicurezza e un monitoraggio strutturato, in grado di generare anche solide evidenze sull’impiego dei medicinali nella pratica clinica”.
Massimo Di Maio: “in oncologia il fattore tempo è determinante”
Particolare rilievo assume il tema dell’uso compassionevole in oncologia, dove la tempestività dell’accesso ai trattamenti può avere un impatto decisivo. Massimo Di Maio, presidente nazionale di Aiom, ha richiamato la necessità di strumenti efficaci e sicuri per garantire l’accesso rapido alle terapie innovative. “In oncologia, il fattore tempo è quasi sempre determinante. Da qui, l’esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative”, ha commentato Massimo Di Maio, presidente nazionale di Aiom. Secondo una recente indagine condotta dall’Associazione, il 29% degli oncologi ha avuto difficoltà nella gestione delle richieste di accesso a programmi di uso compassionevole o nominale. Per garantire la tempestività delle cure”, ha aggiunto, “è urgente superare un carico burocratico oggi eccessivo: sosteniamo con forza la proposta di un’approvazione centralizzata dei programmi e l’uso di template standard nazionali per accelerare l’iter dei Comitati Etici. Inoltre è importante evitare che si verifichino interruzioni nel percorso del paziente: servono raccomandazioni nazionali per favorire uniformità nel garantire la continuità terapeutica, nel delicato passaggio dalla fornitura gratuita alla rimborsabilità SSN. Il tutto supportato da una raccolta dati clinici strutturata e armonizzata, indispensabile per generare evidenze reali sull’efficacia dei farmaci nella pratica quotidiana”.
Paolo Schincariol: “uso compassionevole come strumento eccezionale per bisogni clinici insoddisfatti”
Il ruolo dell’uso compassionevole come strumento eccezionale è stato ribadito da Paolo Schincariol, membro del Comitato scientifico della Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia, SIFACT. Il punto centrale, secondo Schincariol, resta la risposta a bisogni clinici importanti e insoddisfatti, più che la trasformazione dell’uso compassionevole in una fase ordinaria dello sviluppo di un farmaco. “L’uso compassionevole rimane uno strumento eccezionale di accesso precoce che trae la motivazione principale nel rispondere a bisogni clinici importanti insoddisfatti, piuttosto che favorire solamente l’innovazione in via generalizzata o fungere da estensione della sperimentazione clinica. È mia valutazione personale che difficilmente possa diventare una fase ordinaria nello sviluppo di un farmaco, ma per assolvere bene alle importanti funzioni oggi riconosciute dall’attuale quadro normativo, servono i correttivi proposti nel documento. A cominciare da una raccolta strutturata di dati clinici che possa supportare le valutazioni sperimentali e regolatorie, ed all’armonizzazione delle procedure a livello nazionale, per evitare disparità di comportamenti tra Regioni ed Aziende che possano ostacolare l’accesso equo ai programmi di uso compassionevole”, ha osservato Paolo Schincariol, membro del Comitato scientifico della Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia (SIFACT).
Uso compassionevole, early access e riordino della legislazione farmaceutica
Il confronto sull’uso compassionevole si intreccia con il tema più ampio dell’early access e con il disegno di legge delega per il riordino della legislazione farmaceutica. Dalle posizioni emerse, l’uso compassionevole può rappresentare una risposta utile in situazioni specifiche, ma non può sostituire una disciplina uniforme, strutturata e omogenea dell’accesso precoce ai farmaci su tutto il territorio nazionale. La questione centrale riguarda la capacità del sistema di garantire tempi rapidi, procedure identiche tra le Regioni, tutela dei pazienti e sostenibilità organizzativa. La proposta di AFI mira a intervenire proprio su questi nodi: meno frammentazione, maggiore coordinamento, documentazione standardizzata, continuità terapeutica e raccolta dati clinici più solida.
Una nuova governance per trasformare l’esperienza clinica in evidenze regolatorie
Il progetto CURa propone quindi una trasformazione dell’attuale modello di uso terapeutico dei farmaci. La direzione indicata è quella di un sistema capace di coniugare accesso precoce, sicurezza, monitoraggio e generazione di evidenze, senza ridurre le garanzie per i pazienti. La riforma del DM 7 settembre 2017, l’approvazione centralizzata dei programmi, i template standard nazionali, la gestione delle terapie in combinazione, la continuità fino alla rimborsabilità SSN, il rafforzamento della farmacovigilanza e l’istituzione di registri pre-approval rappresentano i principali tasselli di una proposta che punta a rendere più efficiente e uniforme il percorso. In un contesto in cui le terapie innovative cambiano rapidamente le prospettive cliniche, l’uso compassionevole dei farmaci viene confermato come strumento fondamentale per rispondere a bisogni clinici insoddisfatti. La sfida indicata dal progetto Compassionate Use Reshape è trasformarlo in un percorso più chiaro, armonizzato e capace di contribuire, attraverso dati strutturati, alle future decisioni scientifiche e regolatorie.
