Allerta Meteo, il ciclone Raffaella spacca l’Italia in due: maltempo devastante al Nord, città in ginocchio. Caldo a macchia di leopardo al Sud, +46°C a Sigonella | DATI

Allerta Meteo, la furia del Ciclone Raffaella scatena nubifragi, grandine come palline da tennis e raffiche oltre 130 km/h al Settentrione, con oltre 1.200 escursionisti evacuati in Val di Fassa. Al Centro-Sud toccati i +46°C nella Piana di Catania, ma le ultime ore di caldo sciroccale hanno i minuti contati

Il quadro meteorologico che sta attraversando l’Italia in queste ore mostra un Paese letteralmente diviso in due da dinamiche atmosferiche di estrema violenza. Le immagini fornite dalle rilevazioni satellitari mostrano l’imponente contrasto in atto sul bacino del Mediterraneo: al Settentrione si sono sviluppate spaventose supercelle temporalesche auto-rigeneranti alimentate dall’ingresso del fronte freddo del Ciclone Raffaella, mentre l’intero Centro-Sud rimane avvolto da una densa cappa d’aria scaldata dal richiamo di Scirocco e saturata da una maestosa nube di sabbia del Sahara. Si stanno registrando condizioni di vero e proprio maltempo estremo, con piogge torrenziali, raffiche di vento distruttive ed estesi danni al Nord, a fronte di temperature elevate ed afose al Meridione. Si tratta tuttavia delle ultime battute di questa complessa configurazione: l’avanzamento della depressione oceanica sta per spazzare via l’avvezione calda sahariana sul resto della Penisola.

Ecco l’Italia vista dallo Spazio subito prima del tramonto di oggi, con l’impatto del Ciclone Raffaella sul nostro Paese:

maltempo italia 28 agosto 2026

Devastazione al settentrione: supercelle, vento oltre i 130 km/h e danni storici a Cremona

La serata appena trascorsa ha lasciato dietro di sé una scia di pesante distruzione lungo la Pianura Padana, spingendosi tra le province di Alessandria, Pavia, Cremona, Mantova e Verona. I rilevamenti pluviometrici evidenziano accumuli torrenziali concentrati in brevissimo tempo, con ben 59mm di pioggia a Isola Sant’Antonio in provincia di Alessandria, 57mm a Pavia e 21mm a Cremona e ad Asola nel mantovano. Ad infliggere i danni più gravi sono state le violente raffiche di vento di downburst, che hanno superato l’impressionante velocità di 130km/h, sradicando alberi secolari e provocando ingenti crolli strutturali.

Drammatica la situazione a Cremona, dove il violento nubifragio ha gravemente colpito il patrimonio storico e cittadino. Il sindaco Andrea Virgilio ha confermato che l’evento meteorologico si è rivelato decisamente più distruttivo rispetto ai recenti episodi, causando il pesante danneggiamento della torre civica del Comune e arrecando danni evidenti alla struttura della Cattedrale del Duomo, oltre a soperchiare e devastare diverse abitazioni private. Le autorità locali e la Protezione Civile sono al lavoro per mettere in sicurezza la viabilità e coordinare le emergenze. Fenomeni di estrema violenza hanno colpito anche la Bassa Piacentina, dove un’imponente grandinata si è abbattuta su Castelsangiovanni con chicchi di grandine grandi come palline da tennis, devastando i vigneti, distruggendo le carrozzerie dei veicoli lungo l’autostrada Piacenza-Torino e provocando la caduta di alberi su auto in sosta.

Caos sulle Alpi e trombe d’aria in Veneto: l’evacuazione di 1.200 escursionisti in Val di Fassa

Le estreme condizioni di instabilità si sono manifestate in modo critico anche sui rilievi alpini e sulle pianure venete. A Falcade, in provincia di Belluno, le impetuose raffiche di vento hanno causato lo scoperchiamento della copertura del Convitto Follador, imponendo l’intervento d’urgenza dei Vigili del Fuoco e l’interdizione dell’area circostante per motivi di sicurezza, mentre nell’Agordino si sono contati molteplici interventi per sgomberare la sede stradale dai tronchi abbattuti. Nel tardo pomeriggio un violento tornado ha attraversato il veronese tra i comuni di Bovolone, Isola della Scala e Vigasio, causando blackout elettrici diffusi e l’interruzione della viabilità verso Castelbelforte.

Un’operazione di soccorso di colossali dimensioni si è svolta nel pomeriggio in Val di Fassa, dove la chiusura improvvisa degli impianti di risalita a causa di raffiche di vento che a 2.500 metri hanno superato i 110 km/h ha sorpreso centinaia di persone in quota. Le squadre del Soccorso Alpino, della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco hanno tratto in salvo ed accompagnato a valle circa 1.200 escursionisti tra i comprensori di Ciampac, Buffaure, Col Rodella e Sass Pordoi. Presso quest’ultima stazione circa 200 persone sono state scortate a piedi lungo la Forcella Pordoi attraverso un cordone umano, mentre le persone più fragili sono state evacuate tramite l’impianto riaperto in serata. Durante le complesse fasi di evacuazione, rese impossibili dall’impiego degli elicotteri per il vento forte, si sono registrati alcuni infortunati con traumi agli arti e traumi cranici, recuperati dalle squadre a terra e trasportati a valle.

Il caldo al Meridione tra microclimi ed estremi: i +46°C di Sigonella nella Piana di Catania

Se il Nord affronta l’impatto del maltempo, la risalita prefrontale di aria sciroccale ha spinto i termometri verso l’alto nelle aree interne del Centro-Sud. Ha destato profondo scalpore il picco di +46°C a Sigonella, affiancato dai +43°C a Fontanarossa, rilevati nella Piana di Catania. Occorre tuttavia inquadrare questi dati con rigore scientifico e climatologico: la Piana di Catania costituisce uno dei microclimi più caldi dell’intera Europa continentale, un bacino chiuso dove l’effetto favonio scendente dall’Etna, o dai monti Iblei quando il vento è meridionale (come oggi) comprime l’aria nei bassi strati innalzando verticalmente le temperature. Si tratta di aree interne che durante i mesi estivi superano quasi annualmente la soglia dei +45°C e che nel recente passato di luglio avevano sfiorato i +47/+48°C. A riprova della fortissima discontinuità del calore, la stessa città costiera di Catania si è fermata a +41°C, pur rimanendo tra i centri più caldi.

L’influenza del mare ha continuato ad esercitare un decisivo ruolo mitigatore lungo i litorali meridionali della Sicilia esposti alle correnti marine: sulle coste affacciate sul Canale di Sicilia la colonnina di mercurio non ha superato i +35°C a Sciacca e Licata, dimostrando come l’avvezione calda sia rimasta fortemente confinata alle vallate dell’entroterra.

I dati termici reali del Centro-Sud: le ultime ore di Scirocco prima del ribaltone

La distribuzione del calore sul resto del territorio peninsulare e insulare si è confermata a macchia di leopardo, con picchi elevati solo in determinati bacini continentali e valori assolutamente respirabili lungo le coste. Tra le principali località si sono registrati +43°C a Cosenza e Foggia, +42°C ad Acireale, e +41°C ad Avellino e Spinazzola. La soglia dei quaranta gradi è stata toccata da un numero ristretto di centri come Caserta, Trapani, Cerignola, Putignano, Cassano delle Murge, Gioia del Colle e Grottaglie con – appunto – una temperatura massima di +40°C.

Nelle grandi città metropolitane le temperature si sono mantenute al di sotto dei picchi estremi: si sono misurati +39°C a Roma, Reggio Calabria, Siracusa, Terni e Benevento, +38°C a Pescara, Lecce, Ragusa, Catanzaro, Viterbo e Vibo Valentia, +37°C a Palermo, Taranto, L’Aquila, Brindisi, Campobasso, Agrigento ed Enna, e valori ancora più contenuti a Napoli, Bari, Perugia e Salerno con +36°C. Ovviamente nessuno di questi valori rappresenta un record di caldo mensile, tantomeno assoluto. Questa complessa ed intensa fiammata prefrontale è giunta ormai alla sua fase conclusiva: nelle prossime ore lo sfondamento del fronte freddo associato al Ciclone Raffaella e l’ingresso secco dei venti di maestrale spodesteranno la sabbia del Sahara, provocando un generale e marcato crollo delle temperature che riporterà l’intera Penisola verso un contesto climatico decisamente più fresco e ventilato.

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