Sono 579 i turisti che risultano dispersi in Nepal a seguito della devastante alluvione che ha investito l’area al confine con il Tibet. Tra loro, 466 stranieri di 28 diversi Paesi. Lo ha confermato in un aggiornamento la Polizia nepalese, come riporta la BBC. Fra i dispersi, 113 sono nepalesi, 54 statunitensi e 33 britannici. Nell’area regna una devastazione totale. Intanto il bilancio delle vittime è salito ad almeno 157 morti: lo conferma la Polizia nepalese, come riporta la BBC. Tra i distretti in cui si registra il maggior numero di vittime ci sono quelli di Dhading (18), Gorkha (19) e Chitwan (33). La Polizia ha inoltre riferito che 49 feriti sono ricoverati in ospedale e che finora sono stati dispiegati oltre 3.300 agenti di Polizia.
Dispersi anche fra le forze di sicurezza e tra lavoratori impiegati nel settore energetico. Secondo notizie confermate dalle autorità e riportate dai media locali e dalla BBC, si contano 44 dispersi tra i militari dell’Esercito, 28 fra gli agenti di Polizia e 13 tra le unità della APF (Armed Police Force). Inoltre, non sono state rintracciate 60 persone che lavorano in progetti nell’idroelettrico.
Il racconto di un italiano
Il bresciano Giovanni Fassini ha raccontato quanto accaduto oggi in Nepal mentre viaggiava in autobus da Pokhara verso Kathmandu, da dove avrebbe dovuto prendere il volo per rientrare in Italia: “non era possibile andare avanti o tornare indietro, perché nel frattempo il fiume aveva esondato e aveva riempito di fango tutta la strada” .”A metà strada ci hanno fermato, la strada era interrotta perché erano al corrente che stava arrivando questa piena, che poi puntualmente dopo pochi minuti è arrivata e ha fatto disastri”, è il suo racconto.
La piena ha provocato l’esondazione di alcuni corsi d’acqua, danneggiando gli argini e trascinando via anche parti della strada. Il gruppo di Fassini si è così trovato impossibilitato a proseguire verso Kathmandu. “Abbiamo visto anche un ponte, che avremmo dovuto percorrere qualche chilometro dopo, travolto dall’acqua per cui ci siamo trovati isolati. Non si poteva andare da nessuna parte perché nel frattempo il fiume aveva esondato e aveva riempito di fango tutta la strada”, racconta. L’autobus è rimasto fermo per circa dieci ore, mentre i soccorritori e gli addetti cercavano di liberare la strada. Una volta ripristinato il passaggio, il gruppo ha deciso di tornare verso Pokhara da dove domani tenteranno di arrivare a Kathmandu e poi in Italia con dei voli interni e non via terra, conclude il bresciano.
Governo: “danni per 100 milioni di dollari”
Quasi 100 milioni di dollari di danni, secondo la prima stima che arriva dal Nepal. Secondo un funzionario governativo citato da BBC Nepali, le prime stime parlano di danni in strade e ponti per un valore di oltre 15 miliardi di rupie, equivalente a oltre 98 milioni di dollari. Vijay Jaisi, a capo del Dipartimento per le Strade, ha assicurato che verranno installati ponti provvisori a partire da domani. Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrano interi villaggi, ponti, bacini e altre infrastrutture trascinati via dall’acqua, mentre le persone tentano di fuggire dalla piena. La piena ha distrutto almeno 80 ponti, di cui 35 carrabili e 45 sospesi pedonali, e provocato “gravi danni” agli impianti della centrale idroelettrica Langtang Khola. La struttura, appena completata, avrebbe dovuto avviare i test nei prossimi giorni.
L’esecutivo ha dichiarato per tre mesi lo stato di area disastrata nelle zone investite dalla piena. Sono previste cure mediche gratuite per i feriti, alloggi e generi alimentari per gli sfollati e aiuti economici immediati alle famiglie delle vittime.
