Alluvione Nepal, oltre 600 morti e 2.500 dispersi: il fango complica i soccorsi

Alluvione Nepal, l'esercito ha intensificato le operazioni di ricerca e soccorso, ma sta incontrando grandi difficoltà, tra cui spessi strati di fango e persone intrappolate nei tunnel di montagna

Il bilancio delle vittime in Nepal, a tre giorni dalla devastante alluvione che ha interessato la regione himalayana, è salito a 616, secondo la Polizia locale, aggiornando il computo precedente di 579 morti. Lo riporta l’AFP. Altri resoconti di stampa, tra cui quello della BBC, collocano il nuovo numero a 626. I media statali cinesi avevano in precedenza confermato sette morti, portando il totale delle vittime ad almeno 623. Oltre 2.500 persone risultano ancora disperse tra Nepal e Cina, tra cui molti cittadini stranieri. Le autorità affermano di aver soccorso o assistito oltre 1.545 feriti, la maggior parte a Nuwakot (898), Rasuwa (644) e Dhading (3); oltre 80 ricevono cure nei centri ospedalieri della Valle di Kathmandu.

Intensificate le operazioni di ricerca e soccorso

L’esercito del Nepal ha intanto intensificato le operazioni di ricerca e soccorso, ma sta incontrando grandi difficoltà, tra cui spessi strati di fango e persone intrappolate nei tunnel di montagna, ha spiegato il portavoce delle forze armate Raja Ram Basnet, affermando che il fango rende difficile per i quattordici elicotteri di soccorso attualmente operativi nella regione atterrare e decollare nelle aree colpite, tra cui Temure, Syabrubesi e Mailung. I tunnel della regione montuosa rappresentano un altro ostacolo, ha detto Basnet. L’esercito ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa.

Difficile dire quanto a lungo sarebbero continuate le operazioni di soccorso, ha dichiarato in seguito il portavoce. L’autorità nepalese per la gestione dei disastri ha dichiarato che più di 4.400 persone sono state salvate dall’inizio della crisi alla serata di venerdì.

Il Nepal chiede assistenza estera per salvataggi e gestione delle salme

Il Paese, ha poi spiegato il Ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal, ha bisogno di assistenza straniera per il salvataggio delle persone rimaste intrappolate, nonché per l’identificazione e la conservazione dei corpi. Il Nepal, ha detto, ha già presentato richieste di aiuto dall’estero in ambiti specializzati e tecnici nei quali non dispone delle necessarie competenze, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso, stando a quanto riporta il Guardian. Khanal ha dichiarato anche che il Nepal ha chiesto a India e Cina di fornire ponti Bailey, ponti reticolari portatili e prefabbricati composti da pannelli standardizzati e rapidamente assemblabili, per ripristinare quanto prima i trasporti e le comunicazioni nell’area colpita dal disastro, dove sono stati distrutti almeno venti ponti.

Il costo della ricostruzione delle regioni e delle infrastrutture devastate dalle catastrofiche alluvioni in Nepal potrebbe ammontare a “diversi miliardi di dollari”, ha stimato il Ministro Khanal.