Il legame tra l’esposizione all’amianto durante il servizio nella Marina Militare e la morte del sergente Luigi Ricci è stato riconosciuto dal Tribunale di Roma, che ha disposto un risarcimento complessivo superiore ai 410mila euro in favore della figlia del militare. La vicenda giudiziaria riguarda un caso di mesotelioma maligno, malattia sviluppatasi molti decenni dopo il contatto con le fibre di amianto avvenuto durante gli anni di servizio sulle navi della Marina. La pronuncia, contenuta nella sentenza n. 1202/2026 del Tribunale di Roma, ha stabilito il collegamento causale tra le condizioni lavorative affrontate da Luigi Ricci e la patologia che ne ha provocato la morte, riconoscendo la responsabilità del Ministero della Difesa per la mancata adozione delle necessarie misure di protezione. La figlia Benedetta Ricci, tuttavia, dopo l’appello presentato dal Ministero sulla parte risarcitoria, ha deciso a sua volta di impugnare la decisione per ottenere il pieno riconoscimento del danno subito per la perdita del padre.
La storia del sergente Luigi Ricci: dal servizio in Marina alla diagnosi di mesotelioma
Luigi Ricci, residente a Roma, aveva prestato servizio nella Marina Militare italiana dal settembre 1960 al dicembre 1966 con il ruolo di meccanico elettricista. Durante la sua carriera militare aveva lavorato prima a terra presso La Maddalena e successivamente a bordo di diverse unità navali: Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli. Le sue mansioni prevedevano interventi di manutenzione sulle macchine e sugli impianti elettrici delle navi, attività durante le quali, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, sarebbe entrato in contatto con polveri e fibre di amianto. Una esposizione i cui effetti si sono manifestati soltanto molti anni dopo, come può accadere nel caso del mesotelioma, una patologia caratterizzata da tempi di latenza particolarmente lunghi. Il 12 agosto 2019 a Luigi Ricci venne diagnosticato un mesotelioma maligno epitelioide, una malattia che lo avrebbe accompagnato per oltre due anni fino alla morte, avvenuta il 20 dicembre 2021.
Il riconoscimento della causa di servizio e la sentenza del Tribunale di Roma
Il rapporto tra il servizio militare svolto da Ricci e la malattia era stato già riconosciuto dalla stessa amministrazione. Nel maggio 2022, infatti, il Comitato di verifica per le cause di servizio aveva riconosciuto la dipendenza dell’infermità da causa di servizio, mentre il 7 giugno 2022 il Ministero della Difesa aveva formalizzato tale riconoscimento. Su questa base si è sviluppato il procedimento civile concluso con la sentenza del Tribunale di Roma, che ha ritenuto dimostrato il nesso tra l’esposizione all’amianto nella Marina Militare e il mesotelioma che ha portato alla morte del militare. Alla figlia ed erede Benedetta Ricci sono stati riconosciuti circa 410mila euro, oltre agli interessi e alla rivalutazione. Di questa somma, circa 280mila euro riguardano i danni subiti direttamente dal padre durante il periodo della malattia e successivamente trasmessi alla figlia in qualità di erede. Per quanto riguarda invece il danno derivante dalla perdita del genitore, il Tribunale aveva inizialmente quantificato un importo di 259.857 euro, successivamente ridotto della metà, a 129.928 euro, per la mancata prova della convivenza tra padre e figlia.
Benedetta Ricci: “non è mai stata una questione di cifre, volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà”
Dopo l’appello presentato dal Ministero della Difesa a fine luglio, con la richiesta di riduzione delle somme liquidate, Benedetta Ricci ha deciso di contestare il ridimensionamento del risarcimento relativo alla perdita del padre. “Per me non è mai stata una questione di cifre – afferma la figlia del militare, Benedetta Ricci – . Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà. Ha servito lo Stato con onore, dedizione e amore. Amava la Marina e tutto ciò che gli aveva insegnato e fatto vivere. L’ha servita dai 17 ai 23 anni e, nonostante le difficoltà e la durezza del lavoro e della vita a bordo delle navi, era grato alla Marina per tutti i Paesi lontani nel mondo che gli aveva dato la possibilità di conoscere. La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui”. La donna ha spiegato di aver vissuto un lungo percorso accanto al padre, dalla diagnosi fino agli ultimi giorni della sua vita.
“È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita – afferma Benedetta – . Il lungo percorso, protrattosi per più di due anni, di supporto alle cure dalla prima diagnosi all’assistenza che poi si è trasformata in un accompagnamento verso il fine vita, la consapevolezza maturata insieme a lui sulla natura della malattia, è stata devastante. Scoprire che il ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente – spiega la donna – e anche dato la misura di un’assoluta superficialità nel comprendere il gravissimo danno che ho subito. Pertanto, ho scelto anche io di andare avanti e chiederne il pieno riconoscimento”.
Il ricorso della figlia e il nuovo capitolo giudiziario sulla responsabilità dello Stato
La nuova fase della vicenda riguarda dunque il riconoscimento integrale del danno da perdita del rapporto parentale. Secondo la figlia del militare, la riduzione del risarcimento legata alla mancata convivenza non terrebbe conto del rapporto personale costruito con il padre e dell’assistenza prestata durante il periodo della malattia. La battaglia giudiziaria proseguirà quindi in appello, dove Benedetta Ricci chiede che venga riconosciuto completamente il danno subito dopo la perdita del genitore. L’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha seguito la vicenda, sottolinea come il caso rappresenti un ulteriore riconoscimento del rapporto tra esposizione professionale e conseguenze sanitarie anche a distanza di molti decenni.
Ezio Bonanni: “nessuna somma può restituire un padre a una figlia”
Sulla decisione è intervenuto anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale di Benedetta Ricci. “Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro”, dichiara Bonanni. “Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello”, conclude l’avvocato. La vicenda di Luigi Ricci riporta così al centro il tema delle esposizioni all’amianto negli ambienti militari, delle conseguenze sanitarie che possono emergere dopo decenni e del riconoscimento delle responsabilità legate alla tutela della salute dei lavoratori e dei militari.
