La mappa delle specie di Armeria presenti in Italia cambia volto. Un nuovo studio coordinato dall’Università di Pisa ha ridefinito la distribuzione e la classificazione di queste piante mediterranee nella penisola e in Sicilia, facendo luce su incertezze tassonomiche che si trascinavano da oltre un secolo. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale TAXON, ha stabilito che Armeria canescens, a lungo inclusa nella flora italiana, cresce in realtà esclusivamente nei Balcani. Parallelamente, lo studio ha riconosciuto come specie autonoma Armeria pollinensis, presente nel Massiccio del Pollino, tra Basilicata e Calabria.
L’indagine ha inoltre identificato 10 specie endemiche nell’area esaminata, portando a quindici il numero complessivo delle Armeria endemiche italiane. Un dato che conferma il nostro Paese come secondo centro mondiale di biodiversità per questo genere botanico, preceduto soltanto dalla penisola iberica.
“La classificazione delle specie non è una semplice questione di nomi, ma è il punto di partenza per conoscere e tutelare la biodiversità – spiega il professor Lorenzo Peruzzi del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, coordinatore dello studio – Integrando dati genetici, morfologici e cromosomici siamo riusciti a fare chiarezza in un gruppo particolarmente complesso, correggendo attribuzioni consolidate da tempo e fornendo una base più solida per le future ricerche sulla distribuzione, l’evoluzione e la conservazione di queste piante“.
Primo autore dello studio è Manuel Tiburtini, classe 1995, originario di Fermo e dottore di ricerca in “Biology” all’Università di Pisa. La sua tesi di dottorato, dedicata proprio alla sistematica del genere Armeria, si è aggiudicata il “Premio Internazionale di Dottorato”, assegnato dalla Società Botanica Italiana alla migliore tesi nel campo della Botanica sistematica. Il riconoscimento sarà consegnato a Tiburtini nel corso del 121° Congresso della Società Botanica Italiana, in programma a Reggio Calabria dal 2 al 5 settembre.
Dal punto di vista metodologico, la ricerca ha combinato analisi del DNA, misurazioni delle piante e dei semi e studio dei cromosomi. In tutto sono state esaminate 21 popolazioni, per un totale di 409 campioni d’erbario e oltre duemila semi. L’utilizzo di modelli statistici avanzati ha consentito ai ricercatori di individuare differenze difficilmente riconoscibili attraverso le tradizionali metodologie di analisi.
Lo studio è stato coordinato dal PLANTSEED Lab del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e ha coinvolto il Centro per la conservazione della biodiversità dell’Università di Cagliari, il Centro ricerche floristiche dell’Appennino dell’Università di Camerino e del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Sapienza Università di Roma, l’Università della Calabria, l’Università di Napoli Federico II e l’Università di Palermo. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del progetto PRIN “PLAN.T.S. 2.0 – towards a renaissance of PLANt Taxonomy and Systematics”, guidato dall’Università di Pisa e coordinato dal professor Lorenzo Peruzzi.
