Astronomia, la scoperta di S301: la Stella che svela la rotazione del buco nero della Via Lattea

Un team internazionale di astronomi ha individuato una stella con un'orbita da record attorno a Sagittarius A*, aprendo la strada alla prima misurazione diretta dello spin di un buco nero supermassiccio

Gli astronomi della collaborazione GRAVITY+ hanno annunciato la scoperta di una stella, denominata S301, la cui orbita risulta essere profondamente sensibile alla rotazione, o spin, del buco nero supermassiccio situato al centro della Via Lattea, noto come Sagittarius A*. Questa rivelazione non solo rappresenta un traguardo tecnico ed osservativo senza precedenti, ma potrebbe consentire ai ricercatori di analizzare da vicino e per la prima volta le dinamiche rotazionali dei buchi neri supermassicci. Sebbene siano necessarie ulteriori indagini per valutare appieno il potenziale astronomico di questa stella come sonda gravitazionale, le prospettive future per l’astrofisica relativistica si delineano come immense.

La notizia di questa straordinaria osservazione astrofisica è stata pubblicata propri oggi pomeriggio sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature.

I segreti dei Buchi Neri e la sfida dello spin

Secondo i dettami della teoria della relatività generale, i buchi neri sono oggetti cosmici complessi ma descrivibili attraverso sole tre proprietà primarie in grado di variare da un corpo all’altro: la massa, la carica elettrica e lo spin, ovvero il momento angolare. Sebbene gli scienziati siano riusciti nel corso degli anni a ottenere stime indirette dello spin attraverso l’attenta osservazione degli spettri di riflessione dei raggi X, non è mai stato possibile misurare in maniera diretta la rotazione di un buco nero. Questa lacuna osservativa è dovuta alle insormontabili sfide tecnologiche associate alla raccolta di tali misurazioni e alla rapida diminuzione degli effetti dello spin sullo spaziotempo all’aumentare della distanza. Il campo gravitazionale di un buco nero rotante trascina letteralmente con sé lo spaziotempo circostante, ma per rilevare questa minuscola distorsione sono necessarie particelle di prova, come le stelle, che si spingano coraggiosamente a distanze minime dal baratro gravitazionale.

Astronomia, la scoperta di S301 la Stella che svela la rotazione del buco nero della Via Lattea
Questa sequenza di immagini, scattata con lo strumento GRAVITY del Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO, mostra diverse stelle in orbita attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia. Una di queste stelle, nota come S301, è stata recentemente scoperta passare molto più vicino al buco nero di qualsiasi altra stella conosciuta. S301 orbita attorno a Sagittarius A* ogni 8,7 anni. Nel punto di massimo avvicinamento, simile alla distanza tra il Sole e Saturno, la stella si muove a oltre l’8% della velocità della luce. Le dimensioni dell’orbita di Nettuno sono mostrate come riferimento. S301 passa così vicino a Sagittarius A* che la sua orbita potrebbe essere influenzata dalla rotazione del buco nero, che distorce lo spaziotempo attorno ad esso. L’effetto è piccolo, ma potrebbe essere misurato nei prossimi anni con il VLTI e l’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO, attualmente in costruzione. L’orbita di S301 è qui rappresentata da una curva ellittica. In ogni fotogramma, la curva continua mostra il percorso che la stella ha già compiuto fino a quel punto, mentre quella tratteggiata indica il percorso che seguirà in seguito

S301: una danza estrema a un passo dall’abisso

La scoperta rivoluzionaria del team GRAVITY+ si concentra esattamente su una di queste eccezionali particelle di prova. Attraverso le sofisticatissime misurazioni interferometriche effettuate dal Very Large Telescope Interferometer dell’European Southern Observatory, i ricercatori hanno tracciato con successo la traiettoria della debole stella di sequenza principale S301. I dati raccolti indicano che il moto tridimensionale di questo astro è fortemente influenzato dalla rotazione del buco nero. S301 possiede un’orbita incredibilmente stretta e rapida, impiegando appena 8,7 anni per completare una rivoluzione totale attorno a Sagittarius A*. Tale tempistica stabilisce un nuovo primato assoluto, trattandosi del periodo orbitale più breve mai registrato per un corpo stellare in orbita attorno al nucleo galattico. Nel suo punto di massimo avvicinamento, noto in astrofisica come pericentro, S301 transita a una distanza di soli 1,7 miliardi di chilometri dal mostro cosmico. A quella distanza estrema, la stella sfreccia a una velocità di picco impressionante pari a 25.000 chilometri al secondo, equivalente a circa l’otto percento della velocità della luce.

Una sensibilità gravitazionale senza precedenti

La caratteristica scientificamente più eccitante dell’orbita di S301 è proprio la sua ridottissima distanza al pericentro. Trovandosi dieci volte più vicina a Sagittarius A* rispetto alla successiva stella di prova più prossima, S301 risulta essere cento volte più sensibile al suo intenso campo gravitazionale e ai conseguenti effetti relativistici. Questa immensa sensibilità amplifica le deviazioni orbitali previste dalla relatività, rendendole potenzialmente rilevabili dagli strumenti umani. Sebbene le sole osservazioni attuali non consentano ancora di determinare matematicamente la misurazione diretta dello spin del buco nero, i dati acquisiti forniscono un percorso pratico e delineato per ottenere questo dato fondamentale nel corso delle ricerche future, inaugurando un capitolo del tutto nuovo per l’astronomia di precisione.

Questa immagine mostra il percorso della stella S301 attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia. I diamanti mostrano le misurazioni eseguite con lo strumento GRAVITY presso il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO. La dimensione dell’orbita di Nettuno è mostrata come riferimento. S301 orbita attorno al Sagittario A* ogni 8 anni. Così facendo, la sua orbita ruota formando una rosetta. Questo effetto, noto come precessione di Schwarzschild, era già stato misurato attorno a Sagittarius A*, e si verifica indipendentemente dal fatto che il buco nero ruoti o meno. Tuttavia, se il buco nero ruota, c’è in gioco un effetto diverso. Mentre il buco nero gira su se stesso, trascina e distorce lo spazio-tempo attorno a sé, un fenomeno noto come effetto Lense-Thirring. La stella S301 si avventura così vicino al buco nero che potrebbe essere interessata da questo fenomeno. Lo spazio-tempo contorto attorno al buco nero cambierebbe leggermente l’orbita di S301 ad ogni passaggio ravvicinato. Dopo diversi anni, la differenza tra le orbite previste per un buco nero non rotante e uno rotante sarebbe piccola, circa la dimensione dell’orbita della Terra attorno al Sole, ma abbastanza grande da poter essere misurata con il VLTI e l’ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO, attualmente in costruzione

L’origine violenta della stella record

Oltre a fungere da preziosissima sonda per la fisica gravitazionale, S301 nasconde un’origine dinamica estremamente turbolenta. La sua altissima eccentricità orbitale suggerisce infatti che la stella non si sia formata pacificamente nella sua posizione attuale, ma sia l’esito finale di un drammatico evento cosmico. I ricercatori ritengono altamente probabile che S301 fosse originariamente il componente di un sistema stellare binario molto compatto. Avvicinandosi troppo al pozzo gravitazionale di Sagittarius A*, le brutali forze mareali del buco nero avrebbero smembrato il sistema binario attraverso un processo noto come meccanismo di Hills. In questo catastrofico scontro, S301 è rimasta intrappolata nell’orbita ultra-relativistica odierna, mentre la sua originaria stella compagna è stata con ogni probabilità scagliata via ad altissima velocità verso le regioni periferiche della galassia.

 

Questa fotografia mostra quattro laser presso l’Osservatorio di Paranal dell’ESO, ciascuno lanciato da uno dei quattro telescopi da otto metri presenti nel sito. Il lancio di questi laser rappresenta una pietra miliare significativa per il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO, che combina la luce proveniente da questi telescopi da otto metri, e per il progetto GRAVITY+, un ampio e complesso aggiornamento del VLTI. Con l’installazione di un laser su ciascuno dei telescopi da otto metri, ogni laser crea una brillante stella “artificiale” a 90 km sopra la superficie terrestre, consentendo la correzione della sfocatura atmosferica in qualsiasi punto del cielo. Ciò rende accessibile al VLTI l’intero cielo australe e ne aumenta drasticamente la potenza osservativa. Questa fotografia a lunga esposizione è stata scattata all’inizio di novembre dall’astronomo dell’ESO Anthony Berdeu in una notte di luna quasi piena. La luna è visibile sulla sinistra dell’immagine