Il gigantesco stadio superiore del razzo di SpaceX, noto come Ship40, si prepara a salutare le tranquille acque dell’Isola di Natale per intraprendere un epico viaggio di ritorno verso gli Stati Uniti. Dopo aver effettuato con successo un ammaraggio controllato nell’Oceano Indiano lo scorso 24 luglio, il colossale veicolo ha trascorso 24 giorni in balia delle onde, mentre gli equipaggi affrontavano condizioni meteorologiche avverse e numerosi ritardi. Ora, una nave da carico altamente specializzata battente bandiera maltese, chiamata Forte, è giunta a destinazione per recuperare il relitto galleggiante lungo 52 metri. L’imbarcazione semi-sommergibile affonderà la propria poppa per caricare il razzo direttamente dall’acqua, dando il via a un lungo viaggio di 17mila km che lo riporterà direttamente a Starbase, in Texas. In questo sito gli ingegneri potranno studiarlo nei minimi dettagli per migliorare i lanci futuri.
Lo spettacolo sull’isola e il viaggio verso casa
L’operazione di recupero ha suscitato enorme entusiasmo tra gli abitanti del remoto territorio australiano, affascinati dalla maestosità dei mezzi coinvolti. I residenti locali hanno descritto la scena come surreale, osservando un macchinario progettato appositamente per sollevare dall’oceano un gigantesco razzo, per poi riemergere, stabilizzarsi e salpare nuovamente. La nave Forte, ancorata a poche centinaia di metri da Ship40 nella baia di Flying Fish Cove, è stata definita l’imbarcazione più grande mai vista nei pressi dell’isola. La sua missione è fondamentale per riportare il veicolo negli Stati Uniti e permettere agli ingegneri di estrarre preziose informazioni sulle dinamiche di rientro, un passaggio cruciale per il futuro dell’esplorazione dello Spazio e per spingersi sempre più lontano nel nostro Sistema Solare.
Verso il riutilizzo completo dei veicoli diretti nello Spazio
La missione di recupero, supportata anche dal governo australiano, rappresenta un tassello fondamentale nel programma spaziale di Elon Musk. Secondo quanto dichiarato dal fondatore dell’azienda, il volo del veicolo ha dimostrato le capacità di base per una missione orbitale e per il futuro ritorno in sede con una presa al volo. Nonostante l’azienda debba ancora perfezionare la manovra di cattura sulla terraferma, è stato sottolineato che la presenza di una torre in mare aperto avrebbe permesso di recuperare il razzo al primo colpo durante l’atterraggio. I dati raccolti durante questo ammaraggio saranno determinanti per progettare le future astronavi e renderle mezzi sempre più affidabili.
