Batterio mangiacarne: perché se ne parla e qual è il reale rischio in Italia

Le recenti notizie provenienti dagli Stati Uniti e l'allerta lanciata in Europa hanno riacceso i riflettori sul patogeno Vibrio vulnificus. L'Istituto Superiore di Sanità chiarisce la situazione per le nostre spiagge e spiega come difendersi

Negli ultimi giorni il Vibrio vulnificus, noto ai più con il nome inquietante di “batterio mangiacarne“, è tornato prepotentemente al centro della cronaca e dei timori dell’opinione pubblica. A riaccendere i riflettori su questo patogeno è stato il 1° decesso dell’anno registrato in Florida, territorio americano dove si contano regolarmente diverse centinaia di infezioni ogni 12 mesi. A questo evento si è aggiunta la diffusione sui media di uno studio dell’Università di Messina che attestava la presenza di tracce del microrganismo nelle acque dello Stretto risalenti al 2005. Per fare chiarezza sulla reale portata del fenomeno, il Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un approfondimento, spiegando con precisione quali siano i veri pericoli per chi frequenta le coste del Sud Europa.

I sintomi e le vie di trasmissione del patogeno

Come spiegato dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, la trasmissione di questo specifico microrganismo avviene fondamentalmente in 2 modi. Il contagio può verificarsi “tramite il consumo di alimenti contaminati, specialmente frutti di mare causando sintomi gastroenterici facilmente risolvibili senza terapia“, oppure attraverso “l’esposizione di ferite aperte in acque salate/salmastre“. Quando l’infezione si sviluppa a partire da una lesione cutanea, i segnali clinici includono rossore, vesciche e bolle emorragiche. Nei casi più severi, il quadro clinico può aggravarsi fino a sfociare nella fascite necrotizzante, la patologia da cui deriva il nome comune di batterio mangiacarne. Come precisa l’approfondimento dell’ente sanitario, se l’infezione non viene trattata tempestivamente con antibiotici, “si può concludere con l’amputazione dell’arto“. Gli scienziati sottolineano inoltre che in una bassa percentuale dei casi, stimata al 5% negli Stati Uniti, l’infezione può evolvere in sepsi, con esiti che risultano essere “più gravi in pazienti immunocompromessi“.

Il rischio nei mari italiani e nel resto d’Europa

Di fronte alle notizie allarmanti che circolano in rete, è fondamentale inquadrare correttamente il pericolo per il nostro territorio. Il Dipartimento Malattie Infettive rassicura affermando chiaramente che “il rischio di contrarre l’infezione da Vibrio vulnificus nelle acque italiane è estremamente basso, nonostante in passato siano state trovate tracce del batterio anche nel nostro paese“. Questa profonda rassicurazione deriva dalle specifiche condizioni ambientali necessarie per la proliferazione del batterio. Il patogeno prospera con temperature dell’acqua superiori ai 18°C e con una salinità compresa tra 15 e 25 parti per mille. L’Istituto Superiore di Sanità fa notare come quest’ultimo dato sia cruciale poiché “la salinità media dei mari italiani è 36 ppt“. A livello continentale, il sistema satellitare del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie monitora costantemente la situazione, confermando un rischiopari a zero” per le aree del Sud del continente, mentre indica come maggiormente a rischio le acque del Mar Baltico e del Mar Nero a causa della loro minore salinità.

Come proteggersi e prevenire il contagio

Nonostante il pericolo lungo le coste italiane sia vicino allo zero, l’Istituto Superiore di Sanità fornisce comunque delle precise linee guida comportamentali per tutelare la salute pubblica. Le raccomandazioni si basano sulla prudenza quotidiana. Gli esperti suggeriscono che il rischio “può essere ulteriormente ridotto evitando di fare il bagno con ferite aperte“. Questo accorgimento è considerato una “cautela da utilizzare sempre, soprattutto se si è in uno stato di compromissione del sistema immunitario“. Sul fronte alimentare, le regole per prevenire l’infezione da Vibrio vulnificus coincidono perfettamente con quelle adottate per scongiurare le tossinfezioni causate da numerosi altri patogeni di natura gastrointestinale. Per questo motivo, l’autorità sanitaria raccomanda di prestare grande attenzione a ciò che si consuma in estate, “evitando il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti“.