Caccia ai misteri dell’energia oscura: il nuovo telescopio Roman “ha tutte le carte in regola per sorprenderci”

Il nuovo osservatorio spaziale ha lasciato la Terra con successo per indagare l'energia oscura e scovare nuovi esopianeti nella nostra galassia

Il Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA ha iniziato ufficialmente la sua avventura nello Spazio profondo. Il decollo è avvenuto con successo alle 13:26 di ieri, a bordo di un potente razzo Falcon Heavy di SpaceX dal Kennedy Space Center in Florida. Questa ambiziosa missione ha l’obiettivo principale di sorvegliare la volta celeste sfruttando la luce visibile e il vicino infrarosso, per aiutare gli scienziati a rivelare la vera natura dell’energia oscura e della materia oscura. Il telescopio indagherà a fondo sulla straordinaria diversità degli esopianeti presenti all’interno della nostra galassia, aprendo nuovi scenari per l’astronomia. Si tratta di un progetto a guida NASA che vanta una fondamentale collaborazione internazionale, pronta a rivoluzionare le conoscenze sull’espansione dell’universo e sulla formazione delle strutture cosmiche, esplorando l’ignoto con strumenti di altissima precisione.

Il contributo di ESA e le dotazioni tecniche del telescopio

Roman è una missione guidata dalla NASA alla quale ESA ha contribuito fornendo inseguitori stellari, batterie e rilevatori per lo strumento coronografo. ESA fornirà inoltre un supporto fondamentale alle comunicazioni attraverso la sua rete di stazioni terrestri per lo Spazio profondo, consentendo un rapido download dei dati grazie alla sua nuova antenna di 35 metri situata a New Norcia, in Australia. A questo proposito, Carole Mundell, direttrice scientifica di ESA, ha dichiarato: “Mi congratulo calorosamente con i nostri colleghi della NASA per il successo del lancio di Roman. L’ESA è orgogliosa di aver fornito hardware essenziale e di continuare a sostenere gli ambiziosi obiettivi scientifici di Roman. Insieme, stiamo aprendo nuove finestre sul cosmo“.

Mappare l’universo e svelare l’energia oscura

Così come il telescopio spaziale Euclid di ESA, Roman consentirà agli astronomi di studiare l’universo con dettagli senza precedenti. Il dispositivo è equipaggiato con uno specchio primario di 2,4 metri e 2 strumenti principali: il Wide Field Instrument e un coronografo dimostrativo. Grazie alla sua visione panoramica del cielo, alla nitida vista a infrarossi e alle rapide capacità di riorientamento, Roman eseguirà indagini veloci ed efficienti su una vasta area. Mappando il raggruppamento delle galassie nel tempo e nello Spazio, il telescopio studierà la luce proveniente da migliaia di lontane supernove di tipo Ia, aiutando gli astronomi a tracciare l’espansione del cosmo.

Nuovi mondi da scoprire e il viaggio verso l’orbita

Bethan James, scienziata del progetto Roman per ESA, spiega l’impatto della missione: “Roman dovrebbe fornirci l’immagine più chiara finora per capire se l’energia oscura sia veramente costante o se si evolva nel corso del tempo cosmico: entrambi i risultati avrebbero profonde implicazioni per la nostra comprensione dell’universo. Sono anche entusiasta del censimento degli esopianeti di Roman, che scoprirà migliaia di nuovi mondi, inclusi pianeti freddi e pianeti fluttuanti che sono rimasti in gran parte fuori dalla nostra portata fino ad ora. Forse ciò che mi entusiasma di più è l’inaspettato. Con la sua combinazione senza precedenti di profondità, area e qualità dell’immagine, Roman ha tutte le carte in regola per sorprenderci“.

Dopo il lancio, Roman si trova su una rotta stabile verso il 2° punto di Lagrange (L2), a quasi 1 milione e 500mila km di distanza dalla Terra. Questa posizione permette al telescopio di avere una visuale libera su quasi il 12% del cielo. Roman si muoverà in un’orbita più ampia attorno al punto L2 del sistema Sole-Terra, percorrendo una traiettoria molto più grande rispetto all’orbita della Luna. Nei 3 mesi successivi al lancio verranno eseguiti dispiegamenti e calibrazioni, seguiti dal rilascio della 1ª immagine scientifica. Roman trascorrerà almeno 5 anni a scansionare il cielo a infrarossi, con un’aspettativa di vita operativa prolungabile per ulteriori 5 anni.