Dalle nocciole al bergamotto, fino al pregiato tartufo bianco, la siccità e il caldo mettono a rischio alcune delle più apprezzate tipicità agroalimentari italiane, aggravando i danni già subiti da numerose filiere. A lanciare l’allarme è Coldiretti, che segnala gli effetti sempre più pesanti delle anomalie climatiche sulle campagne. In Piemonte cresce la preoccupazione per il raccolto delle nocciole, dopo un 2025 particolarmente difficile. La raccolta è iniziata in anticipo a causa delle temperature elevate, che hanno accelerato la maturazione, ma hanno anche costretto a rivedere al ribasso le stime iniziali. A pesare sono soprattutto i fenomeni di cascola dei frutti, che rischiano inoltre di avere dimensioni inferiori, con inevitabili ripercussioni sulle rese, in particolare sul prodotto sgusciato. Le prossime settimane saranno decisive per capire come procederà la maturazione. Il caldo mette a rischio anche i formaggi d’alpeggio, come la Toma. Le alte temperature hanno infatti compromesso i pascoli e sottoposto gli animali a forte stress, provocando un calo della produzione di latte.
In Calabria è allarme per il bergamotto nella fascia costiera del Reggino. La combinazione tra temperature elevate e assenza di precipitazioni provoca il disseccamento dei frutti, compromettendo anche la produzione dell’essenza ricavata dalla buccia. In condizioni normali, da un quintale di bergamotto si ottengono circa 0,50 chilogrammi di olio essenziale. Per quest’anno, secondo le prime stime di Coldiretti, si prevede una perdita superiore al 60%.
Preoccupazione anche in Toscana per il tartufo bianco. Le temperature elevate, che si registrano dalla metà di luglio, hanno inaridito i boschi e reso il terreno particolarmente duro, tanto da rendere difficoltosa persino l’attività dei cani da ricerca. Il caldo rischia inoltre di danneggiare le spore, compromettendo la riproduzione del tartufo proprio nella fase decisiva per la formazione del pregiato bianco. La prolungata assenza di piogge, sottolinea Coldiretti, ha infatti alterato l’equilibrio tra umidità del terreno e temperature che aveva favorito lo sviluppo del fungo durante l’inverno e la primavera. Eventuali precipitazioni potrebbero arrivare troppo tardi. I primi effetti sono già evidenti con il calo della raccolta dello scorzone estivo registrato nelle ultime settimane, dopo un avvio di stagione particolarmente positivo.
Più in generale, i danni provocati dalle anomalie – dalla siccità al maltempo, fino agli incendi – hanno già superato i 3 miliardi di euro, secondo una stima di Coldiretti. Una situazione che rende sempre più urgente un intervento strutturale sulla gestione della risorsa idrica. Per Coldiretti è necessario accelerare sul Piano invasi, accompagnato da un sistema di pompaggi in grado di raccogliere l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e renderla disponibile nei momenti di necessità. Occorre inoltre aumentare la capacità di accumulo del Paese attraverso una rete diffusa di piccoli e medi invasi. Una priorità strategica, conclude Coldiretti, per garantire il futuro dell’agricoltura e la sicurezza alimentare nazionale.
