La terra torna a tremare con insistenza nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, a Ovest della città di Napoli, risvegliando i timori tra i residenti. A partire dalle 02:27 di oggi, 10 agosto 2026, l’Osservatorio Vesuviano INGV ha registrato l’inizio di un nuovo sciame sismico che sta interessando il territorio. L’evento principale, avvertito chiaramente dalla popolazione, ha raggiunto magnitudo 3.0 ed è stato localizzato a una profondità di 4 km, con epicentro situato a 2 km da Pozzuoli e a 5 km da Bacoli. Nelle ore immediatamente successive, gli strumenti della Sala Operativa INGV-OV hanno rilevato un totale di 7 scosse. Nel frattempo, sul territorio proseguono ininterrottamente le attività dei vigili del fuoco, impegnati in oltre 1200 interventi di verifica tecnica e assistenza a seguito della precedente emergenza scattata il 31 luglio, con squadre e personale specializzato al lavoro per garantire e valutare le condizioni di sicurezza delle strutture.
Aggiornamento ore 8
L’Osservatorio Vesuviano ha comunicato intorno alle ore 8 “la conclusione dello sciame sismico iniziato alle ore locali 02:27 del 10/07/2026 (UTC 00:27 del 01/07/2026) e costituito in via preliminare da 7 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 (7 localizzati) e magnitudo massima Md = 3.0 ± 0.3 localizzati nell’area dei Campi Flegrei“.

Perché si verificano terremoti ai Campi Flegrei
I Campi Flegrei rappresentano una delle caldere vulcaniche più attese e monitorate al mondo, caratterizzata dal noto fenomeno del bradisismo. Questo processo geologico consiste in un continuo movimento di sollevamento e abbassamento del suolo, causato principalmente dalle variazioni di pressione nel sistema idrotermale sotterraneo e dai movimenti magmatici profondi. Il sottosuolo dell’area è ricco di fluidi e gas vulcanici che raggiungono temperature superiori a 300°C. Quando la pressione di questi fluidi caldi aumenta, la crosta terrestre si deforma e si espande verso l’alto, accumulando un forte stress meccanico nelle rocce superficiali. Quando le formazioni rocciose non riescono più a sopportare la tensione elastica accumulata, si fratturano bruscamente, generando le scosse sismiche avvertite in superficie. Gli sciami sismici, caratterizzati da numerosi eventi concentrati in brevi lassi di tempo, sono la tipica manifestazione di questo adattamento crostale. Per misurare i millimetrici sollevamenti del suolo, la comunità scientifica utilizza oggi reti di monitoraggio avanzatissime.
La sismicità storica della zona
La storia sismica e vulcanica di questo territorio affonda le sue radici nei millenni, con periodi di relativa calma alternati a crisi bradisismiche estremamente intense. Analizzando il passato recente, l’area ha vissuto 2 momenti critici particolarmente drammatici nel XX secolo. Tra il 1970 e il 1972, e successivamente in una fase ancora più acuta tra il 1982 e il 1984, il suolo di Pozzuoli subì un sollevamento complessivo di oltre 3 metri. In quel biennio degli anni ’80 si registrarono oltre 10mila scosse, alcune delle quali raggiunsero una magnitudo superiore a 4.0, causando danni estesi al patrimonio edilizio. In quegli anni di emergenza, il centro storico di Pozzuoli fu parzialmente evacuato per precauzione e molte infrastrutture strategiche vennero dichiarate inagibili. Dopo un periodo di lenta subsidenza, ovvero un abbassamento del livello del suolo durato circa 20 anni, dal 2005 i Campi Flegrei hanno ripreso a sollevarsi in modo costante. Questa dinamica espansiva attuale ha generato il progressivo aumento della sismicità che stiamo registrando in questi mesi.
