Clima, luglio 2026 in Europa è stato l’11° più caldo dall’inizio dei rilevamenti: altre 10 volte, in passato, temperature superiori a quest’anno. I DATI Copernicus

Le rilevazioni del Servizio Copernicus mostrano mari roventi e un'Europa spaccata a metà dal punto di vista termico. Tuttavia, per comprendere l'entità dei fenomeni in corso, è fondamentale mantenere lucidità storica senza cedere al catastrofismo: l'estate del 2003 rimane infatti un capitolo meteorologico ben più drammatico e duraturo

Prima di analizzare gli ultimi dati forniti oggi da Copernicus, è doveroso inquadrare le dinamiche climatiche stagionali per evitare di scadere nel catastrofismo. Dal punto di vista meteorologico, l’estate è trimestrale, sviluppandosi classicamente nei mesi di giugno, luglio e agosto. Sebbene i dati attuali evidenzino picchi notevoli, la memoria storica ci impone un confronto con stagioni passate ben più gravose. In termini di caldo anomalo, l’estate 2003 – ben 23 anni fa – fu terribile proprio per la sua inesorabile durata: in quell’anno la morsa di calore opprimente stritolò l’Europa ininterrottamente da maggio ad agosto. Si trattò di un’anomalia estesa per ben quattro mesi, addirittura due mesi più di quest’anno, dimostrando come gli eventi estremi del passato mantengano primati ancora insuperati per estensione temporale e impatto continuo sulle popolazioni.

Clima: i dati Copernicus con gli oceani extrapolari ai massimi storici e l’ombra di El Niño

Entrando nel dettaglio dei dati diffusi dal Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), emerge che nel corso del mese scorso si è registrata la temperatura superficiale del mare (SST) più alta mai rilevata per il mese di luglio negli oceani extrapolari. Nello specifico, la media per la fascia compresa tra 60°S e 60°N è stata di +20,96°C, superando il precedente record di +20,89°C stabilito nel 2023. Questa dinamica è in parte alimentata dallo sviluppo di condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale, un’area in cui le temperature sono state eccezionalmente elevate e dove si prevede che il fenomeno si rafforzerà ulteriormente nei prossimi mesi. A livello continentale, i valori record delle temperature lungo la costa dell’Atlantico e nel Mediterraneo occidentale sono stati associati a diffuse ondate di calore marine, di intensità forte o grave, che hanno colpito duramente le comunità e gli ecosistemi costieri.

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In Europa un Luglio fuori dalla top-10 dei più caldi

Sul fronte terrestre, il quadro continentale si presenta fortemente polarizzato. La temperatura media sul territorio europeo nel luglio 2026 si è attestata a +20,49°C, risultando l’11ª più alta mai registrata per il mese, ovvero 0,66°C al di sopra della media del periodo 1991-2020. E’ questo il dato più rilevante di tutto il bollettino Copernicus: quante volte nelle scorse settimane abbiamo sentito dire che “non aveva mai fatto così caldo“? E invece, per l’ennesima volta, i dati ufficiali smentiscono le sensazioni umane, molto condizionate dalla memoria corta e dall’emotività del momento.

Ecco l’elenco dei 20 mesi di Luglio più caldi in Europa dall’inizio dei rilevamenti, con il relativo scarto dalla media climatica del periodo 1991-2020:

  • 2010 +1,73°C
  • 2024 +1,49°C
  • 2021 +1,42°C
  • 2025 +1,30°C
  • 2022 +0,72°C
  • 2006 +0,72°C
  • 2023 +0,70°C
  • 2018: +0,68°C
  • 2003 +0,64°C
  • 10° 2019 +0,62°C
  • 11° 2026 +0,66°C
  • 12° 2016 +0,55°C
  • 13° 2012 +0,48°C
  • 14° 2015 +0,45°C
  • 15° 2020 +0,38°C
  • 16° 2002 +0,32°C
  • 17° 2014 +0,28°C
  • 18° 2001 +0,25°C
  • 19° 2017 +0,21°C
  • 20° 1999 +0,18°C

Questa posizione relativamente bassa nella classifica generale è spiegabile dal netto contrasto tra ovest ed est nelle anomalie di temperatura. Mentre l’Europa occidentale ha vissuto il periodo giugno-luglio più caldo mai osservato, con temperature molto superiori alla media in Francia, Spagna, Inghilterra e Irlanda, gran parte dell’Europa orientale e della Scandinavia ha registrato valori inferiori alla norma stagionale. Nonostante ciò, per l’ovest del continente il mese di luglio ha portato la terza e la quarta ondata di caldo da maggio. Pur essendo state meno intense rispetto a quelle di giugno, la sequenza complessiva delle ondate di calore resta notevole, segnando per quest’estate un periodo di caldo torrido eccezionale. Basti pensare che la temperatura media di giugno-luglio per l’area occidentale è stata di +21,62°C, superando di 2,79°C la media e battendo il precedente record del 2022. Ma stiamo parlando di un’area continentale dimezzata. Il dato complessivo europeo è molto più contenuto (e confortante).

A livello globale, il quadro non è da meno. La temperatura globale dell’aria superficiale ha reso quello appena trascorso il terzo luglio più caldo mai registrato nel set di dati ERA5, quasi alla pari livello con il luglio 2024 (più caldo per un minuscolo scarto di 0,01°C) e secondo solo al primato del luglio 2023. La media mensile è stata di +16,90°C, segnando un +1,47°C al di sopra del valore di riferimento preindustriale stimato per il periodo 1850-1900.

Siccità persistente e fiumi in secca: l’allarme idrologico e le dichiarazioni degli esperti

In gran parte della regione occidentale del Vecchio Continente si è assistito al persistere e all’intensificarsi della siccità diffusa già osservata a maggio e giugno. Agenzie nazionali hanno segnalato deficit eccezionali o da record per le precipitazioni e l’umidità del suolo in Francia, Spagna, alcune zone della Germania e nel Regno Unito, con livelli sensibilmente inferiori persino a quelli dell’estate secca del 2022. Anche Irlanda, parte dell’Islanda e la regione del Benelux hanno vissuto una siccità eccezionale. In tutte le aree colpite, le portate fluviali sono risultate molto inferiori alla media, con corsi d’acqua fondamentali come la Senna, il Reno e il Danubio particolarmente penalizzati, scatenando forti ripercussioni sull’approvvigionamento idrico, l’irrigazione, gli ecosistemi acquatici, i trasporti e la produzione energetica.

A spiegare le dinamiche di questi fenomeni è intervenuta Samantha Burgess, Responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF, le cui parole vengono riportate integralmente: “Luglio 2026 è stato il terzo mese consecutivo di caldo eccezionale nell’Europa occidentale, avendo portato la temperatura combinata di giugno e luglio a un nuovo record per la regione. I sistemi persistenti di alta pressione hanno intrappolato il calore sull’Europa occidentale, e le temperature estreme hanno inoltre intensificato la siccità diffusa. Man mano che i suoli si inaridiscono, perdono la capacità di fornire un raffreddamento naturale, consentendo al calore di accumularsi più facilmente. Questo è un chiaro esempio di come i cambiamenti climatici stiano intensificando gli eventi di calore estremo, con il caldo e la siccità che si rafforzano sempre più a vicenda“.

Inondazioni locali, anomalie globali e l’impatto sugli incendi boschivi

Mentre l’Europa occidentale bruciava, altre aree vivevano l’estremo opposto. Condizioni più umide rispetto alla media hanno caratterizzato gli Stati baltici, la Finlandia, l’entroterra della Turchia, la Grecia, l’Ucraina orientale e ampie zone della Russia occidentale, portando inondazioni localizzate. Al di fuori dell’Europa, condizioni di siccità superiori alla media hanno interessato zone del Canada settentrionale, degli Stati Uniti centrali, del Maghreb, del Corno d’Africa, della Siberia, dell’Asia centro-meridionale e parti di Cina, Argentina, Uruguay e Bolivia. Di contro, precipitazioni abbondanti con conseguenti inondazioni hanno colpito Stati Uniti orientali, Messico settentrionale, Alaska, Russia orientale, subcontinente indiano, Cina orientale, Giappone, Cile, Brasile, Afghanistan, Pakistan e Bangladesh.

Un capitolo particolarmente drammatico riguarda la proliferazione degli incendi estremi nel Vecchio Continente, alimentati dal clima secco. A fare il punto sulla situazione atmosferica è Laurence Rouil, Direttrice del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS) presso l’ECMWF, che ha dichiarato testualmente: “Nel mese scorso si è registrata un’attività eccezionale di incendi in tutta l’Europa occidentale, in termini di superficie bruciata ed emissioni. I cambiamenti climatici stanno determinando sempre più spesso condizioni di caldo e siccità che favoriscono incendi di grandi dimensioni e ad alta intensità nell’Europa meridionale, estendendo al contempo la stagione degli incendi verso nord. Gli incendi più estesi producono più fumo e lo immettono a quote più elevate nell’atmosfera, il che significa che può propagarsi a una distanza maggiore e influire sulla qualità dell’aria non solo a livello locale, ma in tutta la regione. I paesi che registrano un numero relativamente basso di incendi potrebbero subire un impatto crescente dovuto al trasporto del fumo a lunga distanza, anche se si trovano a migliaia di chilometri”.

Il quadro preoccupante dei ghiacci marini ai poli

Infine, l’analisi dei dati di luglio 2026 non può prescindere dallo stato delle calotte polari. L’estensione del ghiaccio marino artico si è classificata al sesto posto tra le più basse mai registrate per questo mese, mostrando una copertura particolarmente ridotta nel Mare di Barents settentrionale e intorno all’arcipelago delle Svalbard e alla Terra di Francesco Giuseppe. Anche nell’emisfero australe la situazione evidenzia una netta contrazione: l’estensione del ghiaccio marino dell’Antartide ha segnato il quinto valore più basso di sempre per il mese di luglio, con una copertura al di sotto delle medie storiche in quasi tutti i settori oceanici, con la sola eccezione del Mare di Amundsen.