La risposta al cambiamento climatico deve entrare in una fase di maggiore accelerazione, soprattutto sul fronte dell’adattamento, della prevenzione e della capacità di rendere i territori italiani più resilienti agli eventi estremi. È questa la linea indicata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, che rivendica gli interventi già avviati dal Governo ma riconosce allo stesso tempo la necessità di aumentare il ritmo delle politiche climatiche. Al centro delle misure indicate dal ministro ci sono il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con le sue 361 azioni, gli interventi contro il rischio idrogeologico, le politiche sulla gestione dell’acqua, la forestazione, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. A queste si affianca un capitolo particolarmente rilevante sul piano sociale: 1,95 miliardi di euro per il periodo 2027-2032 destinati alla riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica più energivoro. “Dire che sul clima questo Governo non abbia fatto nulla non corrisponde ai fatti. Sappiamo che dobbiamo fare di più, soprattutto sul fronte dell’adattamento, ma è importante riconoscere il lavoro svolto e gli interventi già in corso”.
Piano nazionale di adattamento al clima, Pichetto: 361 azioni per rendere più resilienti i territori
Uno dei principali strumenti richiamati dal ministro è il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato nel dicembre del 2023 dopo un lungo percorso. Il Piano punta a costruire un quadro coordinato di interventi destinati a ridurre la vulnerabilità del Paese agli effetti dell’aumento delle temperature, della siccità, degli eventi meteorologici estremi e delle pressioni sulle risorse naturali. “Abbiamo approvato nel dicembre 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, dopo anni di attesa, e abbiamo avviato un percorso che mette insieme programmazione, risorse e interventi concreti per rendere più resilienti i nostri territori. Il Piano individua 361 azioni e le affida a una varietà di soggetti attuatori e livelli amministrativi per la sicurezza del territorio, la gestione della risorsa idrica, la forestazione, la rinaturalizzazione, la resilienza delle infrastrutture e la capacità di prevenzione. Non è un documento rimasto sulla carta: è il quadro nel quale si inseriscono gli interventi che stiamo realizzando”. Il quadro individuato dal Piano nazionale di adattamento comprende dunque più livelli di intervento e coinvolge diversi soggetti istituzionali e amministrativi. La strategia comprende la sicurezza del territorio, la gestione della risorsa idrica, la forestazione, gli interventi di rinaturalizzazione, la resilienza delle infrastrutture e il rafforzamento delle capacità di prevenzione.
Rischio idrogeologico, acqua e rinnovabili: gli interventi richiamati dal ministro
Pichetto sottolinea anche gli investimenti realizzati negli ultimi anni sul fronte della mitigazione del rischio idrogeologico, della sicurezza e della gestione delle risorse idriche. In un Paese sempre più esposto agli effetti di fenomeni estremi, la capacità di prevenire frane, alluvioni e criticità legate alla disponibilità d’acqua rappresenta uno dei principali fronti delle politiche di adattamento. “In questi anni il Governo ha finanziato centinaia di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, investito sulla sicurezza e sulla gestione dell’acqua, sulla forestazione urbana, sulla depurazione e sul contrasto al consumo di suolo. Parallelamente abbiamo continuato a sostenere la crescita delle energie rinnovabili, lo sviluppo degli accumuli e l’efficienza energetica”. Accanto agli interventi di adattamento e tutela del territorio, il ministro richiama quindi le politiche legate alla transizione energetica, con il sostegno alla crescita delle fonti rinnovabili, allo sviluppo dei sistemi di accumulo e all’efficienza energetica.
Piano Sociale per il Clima, 1,95 miliardi per l’edilizia residenziale pubblica
Uno dei passaggi maggiormente significativi riguarda la riqualificazione del patrimonio edilizio e il legame tra transizione energetica e politiche sociali. Secondo Pichetto, infatti, il percorso di riduzione dei consumi e delle emissioni non può essere separato dalla trasformazione delle città e dal contrasto alla povertà energetica. “Un altro capitolo centrale della transizione riguarda la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, che deve tenere insieme riduzione dei consumi e delle emissioni, trasformazione delle città e contrasto alla povertà energetica. Il Piano Sociale per il Clima rafforza in particolare questa dimensione sociale, intervenendo sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica più energivoro e sulle famiglie più vulnerabili”. I numeri indicati dal ministro delineano la portata del programma: oltre 17 milioni di metri quadrati di patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica, inseriti nelle classi energetiche più basse, F e G, e abitati da circa 230 mila famiglie vulnerabili.
“Parliamo di oltre 17 milioni di metri quadrati di patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP ) nelle classi energetiche F e G, abitato da circa 230 mila famiglie vulnerabili. La linea prevista dal Piano, con una dotazione di 1,95 miliardi di euro per il periodo 2027-2032, consentirà interventi integrati di efficientamento, dagli infissi alle pompe di calore, dal fotovoltaico con accumulo al solare termico e al teleriscaldamento efficiente, con l’obiettivo di conseguire un miglioramento minimo del 30% della prestazione energetica degli edifici”. Il programma prevede quindi una combinazione di interventi sugli edifici, dagli infissi alle pompe di calore, fino agli impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo, al solare termico e al teleriscaldamento efficiente. L’obiettivo indicato è ottenere un miglioramento minimo del 30% della prestazione energetica degli immobili interessati.
Transizione energetica e povertà energetica: il legame con le politiche sociali
La riduzione delle emissioni, nella strategia indicata dal ministro, non riguarda soltanto gli obiettivi ambientali ed energetici. L’efficientamento degli edifici deve produrre effetti anche sulla qualità della vita delle famiglie che affrontano maggiori difficoltà nel sostenere i costi dell’energia. “È un esempio concreto di come la transizione energetica debba essere anche una politica sociale: ridurre consumi ed emissioni significa infatti intervenire sulla qualità del patrimonio edilizio e, allo stesso tempo, sostenere le famiglie più esposte alla povertà energetica”. La povertà energetica diventa così una delle dimensioni centrali della transizione, con l’obiettivo di collegare gli interventi di riqualificazione alla riduzione dei consumi e alla tutela dei nuclei familiari più vulnerabili.
Caldo estremo, siccità ed eventi estremi: “prevenzione e adattamento priorità nazionale”
Pichetto mette poi in evidenza gli effetti sempre più visibili del cambiamento climatico. L’aumento del caldo estremo, la siccità, la pressione sulle risorse idriche e la maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi impongono, secondo il ministro, un rafforzamento delle politiche di prevenzione. “Il cambiamento climatico ci impone oggi di aumentare ulteriormente il passo. Il caldo estremo, la siccità, la pressione sulla disponibilità idrica e la maggiore frequenza degli eventi estremi confermano che prevenzione e adattamento devono essere una priorità nazionale”. Il tema dell’adattamento assume quindi una valenza strategica per il Paese, chiamato non soltanto a ridurre le emissioni ma anche a preparare territori, infrastrutture e sistemi urbani alle conseguenze di un clima in trasformazione.
Pichetto riconosce il ritardo dell’Italia: “servono ulteriori investimenti”
Il ministro non sostiene che il percorso sia completato. Al contrario, riconosce espressamente l’esistenza di un ritardo dell’Italia e la necessità di nuovi investimenti e di una maggiore capacità di trasformare la programmazione in interventi effettivamente realizzati. “L’obiettivo non è sostenere che tutto sia stato fatto. Sappiamo che l’Italia ha un ritardo da recuperare e che servono ulteriori investimenti e una maggiore capacità di realizzazione. Ma dobbiamo anche evitare una lettura che cancelli ciò che è stato già avviato”. La sfida principale diventa dunque ridurre la distanza tra la definizione dei programmi e la loro attuazione concreta, accelerando tempi e procedure e rafforzando il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.
Clima, la sfida è trasformare più rapidamente i programmi in opere
Per Pichetto, il passaggio decisivo dei prossimi anni sarà proprio la capacità di tradurre strategie, piani e risorse in opere e interventi sul territorio. Un percorso che richiede una collaborazione più stretta tra Stato, Regioni, enti locali e gli altri soggetti coinvolti nella gestione del territorio. “La sfida dei prossimi anni sarà trasformare sempre più rapidamente la programmazione in opere e interventi, rafforzando il coordinamento tra Stato, Regioni, enti locali e tutti i soggetti che hanno responsabilità sul territorio. Sul clima non servono contrapposizioni, ma continuità, concretezza e capacità di lavorare insieme”. La linea indicata dal ministro è quindi quella di una maggiore integrazione tra politiche climatiche, tutela del territorio, infrastrutture, energia e politiche sociali, con l’adattamento climatico destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale. “Il nostro impegno – conclude Pichetto – è continuare su questa strada, accelerando sull’adattamento e sulla prevenzione. Il clima sta cambiando e le nostre politiche devono essere all’altezza di questo cambiamento”.
