Da Festambiente l’allarme sui +49°C a Firenze: ma è la temperatura dell’asfalto, non quella dell’aria!

L'obiettivo dei report di Legambiente è denunciare gli effetti delle isole di calore e della cooling poverty, ma i valori riportati si riferiscono alle superfici urbane e non ai record ufficiali della temperatura dell'aria

L’ondata di caldo che sta investendo la nostra Penisola è indubbiamente intensa e genera una percezione di disagio diffuso, ma le recenti cifre pubblicate da Legambiente in merito alla città di Firenze richiedono una chiave di lettura molto più attenta e rigorosa. Il report è stato presentato e discusso durante la 38ª edizione di Festambiente, il festival nazionale di Legambiente, svoltosi dal 5 al 9 agosto 2026 a Rispescia, in provincia di Grosseto. Proprio in questa sede l’associazione ambientalista ha lanciato un appello al Governo sul tema del caldo estremo nelle città, accompagnato da un flash mob dedicato al caso di Firenze e anche di Grosseto. Un report allarmante che ha preso in considerazione la stagione estiva 2025 e le temperature diurne comprese tra i +41°C e i +45°C nella stragrande maggioranza del territorio urbano, quantificata nel 62% dei quartieri totali. Lo studio evidenzia inoltre picchi estremi capaci di toccare i +48/+49°C in aree densamente popolate e specifiche come Rifredi, l’Isolotto Legnaia e l’intero Centro Storico.

È fondamentale, tuttavia, introdurre una netta distinzione per non creare il panico: questi dati non descrivono la temperatura dell’aria a cui siamo esposti e che viene convenzionalmente registrata dalle capannine meteorologiche, bensì si riferiscono strettamente alla temperatura al suolo. Quest’ultima misura il calore accumulato dalle superfici come l’asfalto e il cemento, che differisce sensibilmente dalle temperature in libera atmosfera comunicate nei bollettini meteo.

Temperatura dell’aria e temperatura al suolo: due parametri completamente diversi

Quando i bollettini meteo comunicano i dati giornalieri, fanno riferimento ad un parametro ben preciso: la temperatura dell’aria. Per garantire l’accuratezza e la confrontabilità dei dati a livello globale, questa misurazione non avviene a caso, ma segue i rigidi protocolli internazionali stabiliti dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. I termometri vengono infatti posizionati a un’altezza standard compresa tra 1,5 e 2 metri dal terreno, custoditi all’interno di speciali capannine termo-igrometriche che sono costantemente ventilate e rigorosamente schermate dall’azione diretta dei raggi solari.

Questo serve a isolare il dato meteorologico da influenze esterne. La temperatura al suolo, al contrario, risponde a dinamiche fisiche completamente diverse. Essa rappresenta il calore ‘intrappolato’ direttamente da asfalto e cemento nelle nostre città. Sotto il sole battente, infatti, questi materiali si comportano come veri e propri accumulatori di calore e possono letteralmente arroventarsi. Il fenomeno, legato alla conducibilità termica e alla ridotta albedo di tali superfici, genera picchi che superano con estrema facilità di 10 o 15 gradi i valori dell’aria.

Solo così si spiega il paradosso tipico delle aree metropolitane: una città può idealmente ‘urlare’ una temperatura superficiale estrema di +49°C a livello del suolo, mentre i termometri ufficiali raccontano una storia indubbiamente calda, ma decisamente più contenuta e lontana da quegli eccessi.

Temperature 2025 stazione meteo Firenze Università

I dati ufficiali della stazione meteorologica di Firenze

Per fare chiarezza sulla reale situazione, è utile analizzare i dati scientifici ufficiali. Esaminando i grafici archiviati dalla stazione meteorologica di Firenze Università, posizionata ad appena due chilometri di distanza dall’area di Rifredi, emerge un quadro ben definito: nel corso dei mesi estivi del 2025, le temperature massime dell’aria hanno oscillato mediamente all’interno di una forbice compresa tra i +30°C e i +38/+40°C, con rarissimi picchi isolati che hanno superato solo di poco tale soglia.

Questa tendenza alla ‘normalità’ trova un riscontro diretto anche nell’analisi della stagione estiva attualmente in corso. La medesima centralina di rilevamento ha infatti registrato una temperatura massima di +39,1°C nella giornata del 31 luglio 2026. Si tratta di misurazioni concrete e certificate che appaiono decisamente distanti, se non del tutto estranee, rispetto ai picchi di +48/+49°C che sono stati citati ed enfatizzati nei report di Legambiente.

La campagna “Che caldo che fa” e la cooling poverty

La campagna di sensibilizzazione denominata “Che caldo che fa” è stata ideata da Legambiente con l’obiettivo specifico di portare alla luce e denunciare il fenomeno della cosiddetta cooling poverty (povertà di rinfrescamento). Questo termine descrive le profonde disuguaglianze socio-ambientali che dividono le nostre città: da un lato vi sono i quartieri più abbienti, caratterizzati da una forte presenza di alberi, parchi e zone d’ombra; dall’altro si sviluppano le periferie e i quartieri popolari, densamente cementificati, dove le superfici accumulano e trattengono il calore, rendendo l’aria irrespirabile per chi vi risiede.

Adottare questa chiave di lettura è estremamente utile per raccontare in modo efficace il fenomeno delle isole di calore urbane e per dare voce al disagio reale e concreto percepito quotidianamente dai residenti di determinati quartieri. Tuttavia, questo approccio non deve essere in alcun modo confuso con la rilevazione dei record storici della temperatura dell’aria, la quale risponde a criteri scientifici e protocolli di misurazione completamente diversi.

Una corretta divulgazione evita interpretazioni fuorvianti

Il messaggio sulle disuguaglianze ‘climatiche’ all’interno del tessuto urbano rimane un fatto importante, reale e di forte impatto sociale. Ciononostante, è fondamentale comunicarlo con estrema precisione, mantenendo sempre netta la distinzione tra la temperatura rilevata al suolo (influenzata direttamente dall’asfalto e dalle superfici) e la temperatura dell’aria. Soltanto attraverso questa attenta divulgazione si può evitare che titoli giornalistici sensazionalistici, come l’annuncio di +49°C a Firenze”, vengano erroneamente scambiati dall’opinione pubblica per record assoluti e storici che le stazioni meteo ufficiali non hanno mai confermato.