Dal ragnetto rosso al coleottero giapponese, dalla cimice asiatica alla Drosophila suzukii. Le alte temperature continuano a creare condizioni favorevoli alla proliferazione di insetti e organismi nocivi, mettendo sotto pressione le coltivazioni italiane e aggravando il bilancio dei danni provocati dai cambiamenti climatici. Secondo Coldiretti, il conto per l’agricoltura ha già superato i 3 miliardi di euro, mentre oltre il 60% del territorio è alle prese con la siccità. L’Italia si trova così a fronteggiare una stagione segnata dalle anomalie climatiche, tra caldo intenso, scarsità d’acqua ed eventi estremi che interessano diverse regioni. A preoccupare è anche la comparsa o la maggiore diffusione di nuovi organismi nocivi, che si aggiungono a quelli già presenti e comportano cali produttivi e un aumento dei costi sostenuti dalle aziende per monitoraggio, trattamenti e difesa delle colture.
Tra le emergenze più rilevanti c’è la Popillia japonica, il coleottero giapponese ormai diffuso soprattutto nel Nord Italia. L’insetto rappresenta una minaccia per vigneti e alberi da frutto e può attaccare oltre 300 specie vegetali. È invece ormai stabile la presenza della cimice asiatica su gran parte del territorio nazionale. L’insetto colpisce frutteti, noccioleti e ortaggi, danneggiando direttamente frutti e semi e compromettendone la qualità commerciale. In Piemonte prosegue anche nel 2026 la lotta biologica attraverso l’impiego di insetti antagonisti.
Resta alta l’attenzione anche sulla Drosophila suzukii, il moscerino dei piccoli frutti originario dell’Asia che colpisce soprattutto ciliegie, mirtilli, lamponi e altre produzioni a polpa tenera. I monitoraggi ne confermano la presenza e rendono necessario mantenere elevato il livello di protezione delle colture in prossimità della raccolta. In Veneto, intanto, è allarme per il ragnetto rosso, un acaro presente da anni sul territorio e particolarmente dannoso per soia e mais, colture già messe a dura prova dalla siccità. Caldo intenso e assenza di umidità ne favoriscono la proliferazione: l’acaro attacca le foglie, provocandone prima l’ingiallimento e poi il disseccamento, con conseguenze sulla crescita e sulla produttività delle piante.
Resta inoltre la minaccia del cinipide del castagno, responsabile negli anni di pesanti perdite per la castanicoltura e ancora oggi contrastato attraverso la lotta biologica con il Torymus sinensis, suo antagonista naturale. Un’altra emergenza riguarda la Vespa velutina, il calabrone asiatico che rappresenta una minaccia per le api e, di conseguenza, per l’intero sistema dell’impollinazione. Nel 2026, sottolinea Coldiretti, sono stati rafforzati il monitoraggio e gli interventi di contenimento in diverse regioni. Il rischio non riguarda soltanto la produzione di miele: la presenza delle api è infatti essenziale per frutteti, ortaggi e numerose altre colture.
Nel quadro delle emergenze rientrano anche Aethina tumida, il coleottero dell’alveare che può compromettere le scorte di miele e indebolire le colonie, il bostrico tipografo, responsabile della moria di abeti rossi e di ingenti danni al patrimonio forestale, e il punteruolo rosso, che continua a colpire le palme soprattutto nelle aree mediterranee. Sul fronte dell’olivicoltura, la minaccia più grave resta la Xylella fastidiosa, il batterio che ha devastato milioni di ulivi in Puglia e continua a far registrare nuovi focolai. Una presenza che mette a rischio non soltanto la produzione agricola, ma anche il paesaggio e l’economia delle aree rurali interessate.
Alle emergenze fitosanitarie si aggiunge quella del granchio blu, che continua a esercitare una forte pressione sulla molluschicoltura italiana, soprattutto nell’Adriatico. Alla moria di vongole e altri molluschi provocata dalla sua presenza si sono sommati, durante l’estate, gli effetti delle temperature eccezionalmente elevate dell’acqua, con pesanti perdite negli allevamenti.
Per Coldiretti diventa quindi sempre più urgente rafforzare le attività di prevenzione e monitoraggio, accelerare la ricerca di sistemi di difesa biologica e sostenibile e mettere a disposizione delle imprese strumenti adeguati per affrontare l’arrivo e la diffusione di nuovi organismi nocivi. La sfida, sottolinea l’organizzazione agricola, riguarda anche vecchi patogeni che possono tornare a rappresentare una minaccia in presenza di condizioni climatiche favorevoli, come la maculatura bruna e gli eriofidi. L’obiettivo è evitare che le emergenze fitosanitarie si trasformino in crisi strutturali capaci di compromettere intere filiere produttive.
