Dolomiti Bellunesi, nasce il primo Atlante dei mammiferi: fototrappole e Citizen Science per mappare la fauna | FOTO

Il progetto triennale del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, realizzato con l’Università Ca’ Foscari Venezia e il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, punta a ricostruire per la prima volta un quadro completo dei mammiferi presenti nell’area protetta

Realizzare il primo Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, costruendo un quadro scientifico organico e aggiornato della fauna che popola una delle più importanti aree protette italiane. È l’obiettivo del progetto triennale nato dalla convenzione tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS) dell’Università Ca’ Foscari Venezia, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Fondazione Musei Civici di Venezia.

Avviato nel febbraio 2025, il progetto punta non soltanto a mettere insieme le conoscenze già disponibili, ma anche a colmare le lacune riguardanti alcune delle specie meno studiate, attraverso campagne di monitoraggio sul campo che proseguiranno fino al 2027. Il risultato finale sarà un Atlante dei mammiferi costruito attraverso dati scientifici, cartografie, fotografie e schede descrittive delle diverse specie. Un’opera destinata ad assumere contemporaneamente una funzione scientifica e divulgativa, mettendo a disposizione informazioni aggiornate sulla biodiversità delle Dolomiti Bellunesi e sulla sua conservazione.

Un progetto in tre fasi per conoscere la teriofauna del Parco

Il lavoro è articolato in tre fasi principali. La prima riguarda il recupero e l’analisi delle informazioni già disponibili sulla teriofauna del Parco, cioè l’insieme delle specie di mammiferi che popolano l’area geografica protetta. La seconda è dedicata alla raccolta di nuovi dati direttamente sul campo, mentre la terza porterà alla realizzazione dei testi, delle cartografie e delle schede destinate a confluire nella pubblicazione definitiva dell’Atlante. L’obiettivo è quindi quello di trasformare una grande quantità di informazioni, provenienti sia dalle ricerche precedenti sia dalle nuove campagne di monitoraggio, in un quadro unitario e scientificamente rigoroso. L’Atlante sarà uno strumento di riferimento per gli specialisti, ma avrà anche una marcata vocazione divulgativa. Il progetto è infatti pensato per aumentare la conoscenza e la consapevolezza sulla tutela della biodiversità dell’area protetta, coinvolgendo anche cittadini, escursionisti, curiosi e appassionati nella costruzione di una conoscenza sempre più dettagliata del patrimonio naturale delle Dolomiti Bellunesi.

Ennio Vigne: “la conservazione è tanto più efficace quanto più precise sono le nostre conoscenze”

La ricerca scientifica assume un ruolo centrale nelle strategie di tutela del Parco, perché conoscere con precisione distribuzione, presenza e caratteristiche delle diverse specie permette di adottare strumenti di conservazione maggiormente efficaci. “Le attività di ricerca e monitoraggio – dichiara il Commissario del Parco Ennio Vigne – sono tra le più rilevanti dell’area protetta, perché la conservazione del patrimonio naturale che ci è affidato è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze. È quindi motivo di grande soddisfazione – ha proseguito il Commissario – dare avvio al progetto “Atlante dei mammiferi del Parco”, che ci permetterà di ordinare in un quadro organico le conoscenze fin qui acquisite su una componente fondamentale della fauna del Parco, approfondire lo studio di specie meno indagate negli anni scorsi e divulgare, presso un ampio pubblico, informazioni aggiornate e scientificamente rigorose. Desidero per questo ringraziare l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Museo di Storia Naturale di Venezia, le due prestigiose istituzioni che ci affiancano nella realizzazione di questo nuovo progetto, che prosegue una lunga e consolidata tradizione di stretta e proficua collaborazione tra il Parco e il mondo universitario e museale”. 

Mammiferi bioindicatori della salute dell’ambiente

I mammiferi rappresentano dei bioindicatori fondamentali per comprendere lo stato di salute degli ecosistemi e osservare i cambiamenti che interessano l’ambiente nel corso del tempo. Proprio per questo motivo, ottenere informazioni sempre più approfondite sulle specie presenti significa acquisire uno strumento prezioso per interpretare le trasformazioni che riguardano l’intero territorio protetto. Nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi alcune specie sono già al centro di attività consolidate di monitoraggio. È il caso di cervi, caprioli, camosci e lupi, sui quali negli anni è stato possibile raccogliere una quantità significativa di informazioni. La situazione è differente per altri gruppi, in particolare per i piccoli e medi mammiferi, sui quali le conoscenze risultano ancora limitate. Il nuovo progetto punta proprio a ridurre questa distanza, restituendo un quadro molto più completo delle specie presenti grazie alle competenze messe in campo dal Parco, dall’Università Ca’ Foscari e dal Museo di Storia Naturale.

Monitoraggi fino al 2027 su mustelidi, felidi e micromammiferi

La prima fase, dedicata alla raccolta e all’organizzazione dei dati pregressi, è stata condotta tra febbraio e settembre 2025. Successivamente il progetto è entrato nella seconda fase operativa, caratterizzata da un’intensa attività di monitoraggio della fauna destinata a proseguire fino al 2027. L’attenzione viene concentrata soprattutto sui gruppi di mammiferi meno indagati e per i quali, di conseguenza, sono disponibili meno informazioni scientifiche. Le campagne riguarderanno in particolare i mustelidi, tra cui donnole, puzzole e martore, ma anche i felidi. In quest’ultimo caso un’attenzione particolare sarà riservata al gatto selvatico e al monitoraggio dell’ibridazione, cioè degli incroci con il gatto domestico. Una parte importante della ricerca sarà inoltre dedicata ai micromammiferi, un gruppo che comprende, tra gli altri, toporagni, topi selvatici, arvicole e ghiri.

Fototrappole e “mostela box” per osservare gli animali più elusivi

Per ottenere informazioni affidabili su animali che per dimensioni, comportamento e abitudini possono risultare particolarmente difficili da osservare, saranno impiegate differenti tecniche di monitoraggio. Lo strumento di base sarà costituito dalle fototrappole, dispositivi che verranno collocati nell’ambiente naturale per registrare il passaggio degli animali senza interferire direttamente con il loro comportamento. Una delle tecniche più interessanti prevede l’impiego delle cosiddette “mostela box”, speciali scatole all’interno delle quali vengono posizionate le fototrappole. Si tratta di un metodo nato in Olanda e già utilizzato anche nelle Alpi occidentali. Il sistema sfrutta un comportamento caratteristico dei piccoli mustelidi, come donnola ed ermellino, abituati a cercare le proprie prede all’interno di tunnel e anfratti presenti nel terreno. Quando entrano nella “mostela”, questi animali, estremamente veloci ed elusivi, sono costretti a rallentare. Questo consente alle apparecchiature di ottenere un numero maggiore di “catture fotografiche” e quindi di raccogliere dati altrimenti molto difficili da acquisire.

Analisi genetiche e catture temporanee dei micromammiferi

Alle fototrappole si affiancheranno altre metodologie. È prevista, per esempio, la raccolta di pelo attraverso specifiche trappole, materiale che potrà successivamente essere sottoposto ad analisi genetiche. Saranno inoltre realizzate campagne di cattura temporanea dei micromammiferi, necessarie per identificare correttamente le specie presenti e raccogliere informazioni scientifiche sulle loro caratteristiche. “Una componente poco studiata all’interno del Parco – spiega il prof. Stefano Malavasi, Università Ca’ Foscari di Venezia, supervisore scientifico del progetto – è quella dei piccoli mammiferi, come topi selvatici e arvicole, che analizziamo attraverso campionamenti specifici con trappole temporanee, predisposte per garantire il benessere degli animali. Dopo l’identificazione della specie e il rilievo dei principali dati biometrici, gli esemplari vengono immediatamente rilasciati. Queste informazioni sono fondamentali per comprendere quali sono le specie presenti nel parco e la loro distribuzione nel territorio”. Il sistema permette quindi di ottenere informazioni sui principali dati biometrici degli esemplari senza trattenerli: una volta completate l’identificazione e le rilevazioni necessarie, gli animali vengono immediatamente liberati.

Il contributo del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue

Un ruolo fondamentale nel progetto è affidato al Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, che mette a disposizione le proprie competenze specialistiche sia nel campo della ricerca sui mammiferi sia nella progettazione e realizzazione degli atlanti faunistici. “Il coinvolgimento del Museo nasce dall’esperienza maturata nella realizzazione di numerosi atlanti faunistici e nello studio dei micromammiferi – chiarisce Mauro Bon, responsabile ricerca e divulgazione scientifica del Museo – attività che i nostri specialisti portano avanti da trent’anni. Conoscere la distribuzione delle specie è il primo passo per proteggerle e per gestire in modo efficace il patrimonio naturale. Allo stesso tempo, divulgazione e comunicazione al pubblico non specialistico, una delle principali missioni dei musei di storia naturale, contribuisce a creare consapevolezza e attenzione sul rispetto dell’ambiente, della fauna e sul delicato equilibrio tra natura e attività umane”. L’esperienza maturata in trent’anni di studi sui micromammiferi e nella realizzazione di precedenti atlanti rappresenta dunque uno degli elementi scientifici sui quali poggia il progetto delle Dolomiti Bellunesi.

“Adotta una fototrappola”, la Citizen Science entra nel progetto

Uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa riguarda il coinvolgimento diretto della comunità attraverso attività di Citizen Science, trasformando il monitoraggio della fauna in un progetto capace di mettere in relazione ricercatori, istituzioni e territorio. Accanto alla collaborazione dei Carabinieri Forestali e dei collaboratori del Parco, prende infatti il via la campagna “Adotta una fototrappola”. Attraverso il coinvolgimento delle associazioni locali sarà possibile partecipare direttamente alle attività di monitoraggio della fauna. I partecipanti saranno formati dal personale impegnato nel progetto per apprendere come installare e controllare le fototrappole, utilizzare in maniera corretta le attrezzature e svolgere le operazioni nel rispetto della normativa sulla privacy. Anche le informazioni ottenute attraverso questa rete di collaborazione confluiranno nel patrimonio di dati utilizzato per costruire il futuro Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Cittadini, studenti ed escursionisti protagonisti della tutela della biodiversità

Il progetto non si limiterà alla raccolta delle informazioni sul campo. Attraverso incontri periodici saranno infatti condivisi i risultati delle attività di monitoraggio, consentendo di seguire l’evoluzione delle ricerche e la progressiva costruzione della mappa della presenza dei mammiferi nel territorio protetto. Saranno inoltre realizzate fotografie e schede descrittive delle specie, materiali destinati a entrare nel volume finale insieme ai testi e alle cartografie elaborate sulla base delle informazioni raccolte. Con “Adotta una fototrappola”, la ricerca scientifica viene così aperta alla partecipazione attiva del territorio. Cittadini, studenti ed escursionisti potranno contribuire alla raccolta delle informazioni e diventare parte del percorso di conoscenza della fauna locale. Il primo Atlante dei mammiferi delle Dolomiti Bellunesi nasce dunque come uno strumento capace di unire monitoraggio scientifico, conservazione e divulgazione. L’obiettivo è costruire entro la conclusione del progetto un quadro aggiornato e rigoroso della distribuzione delle specie, approfondendo in particolare la conoscenza degli animali finora meno indagati e rafforzando, attraverso la partecipazione della comunità, la tutela della biodiversità del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.