L’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie degli ultimi anni. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato che la situazione resta critica a causa della persistente intensità della trasmissione virale, dell’elevata mortalità e del rischio concreto che il contagio possa superare i confini nazionali. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, infatti, “la persistente intensità della trasmissione” del virus Ebola Bundibugyo “nella Repubblica Democratica del Congo implica che il rischio di un’ulteriore diffusione del virus attraverso i confini rimanga elevato”. L’attuale focolaio, individuato per la prima volta nel maggio 2026, si è rapidamente trasformato nella più grande epidemia di malattia da virus Ebola mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo, indipendentemente dalla specie virale coinvolta, con una diffusione geografica in continua espansione.
Ebola in Congo, l’Oms: “aumento sostanziale della portata e dell’estensione geografica”
Nel rapporto diffuso dall’Oms emerge un quadro caratterizzato da una crescita significativa dei contagi negli ultimi mesi. “I dati dimostrano un aumento sostanziale della portata e dell’estensione geografica” del focolaio nella Repubblica Democratica del Congo “negli ultimi 3 mesi”. L’organizzazione internazionale sottolinea come il tasso di mortalità grezzo del 48% rappresenti un indicatore della gravità della situazione e delle difficoltà ancora presenti nella gestione dell’emergenza. Secondo l’Oms, “il tasso di mortalità grezzo del 48% sottolinea la gravità della malattia e le continue sfide legate alla tempestiva individuazione dei casi, all’accesso e alla qualità dell’assistenza clinica e all’efficace interruzione della trasmissione virale”. Uno degli elementi che maggiormente preoccupa gli esperti riguarda proprio il ritardo nell’identificazione dei casi. La mancata individuazione precoce dei pazienti aumenta infatti la possibilità che il virus continui a circolare all’interno delle famiglie, delle comunità e delle strutture sanitarie. “I ritardi nel riconoscimento dei casi aumentano la probabilità di ulteriore trasmissione all’interno delle famiglie, delle comunità e delle strutture sanitarie”, ha evidenziato l’Oms nel suo ultimo aggiornamento.
L’emergenza resta internazionale: confermato lo status di Pheic
A causa della rapidità della diffusione e del rischio di propagazione oltre i confini della Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia di Ebola Bundibugyo mantiene lo status di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Pheic). La decisione è stata confermata dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, sulla base delle valutazioni espresse dal Comitato di emergenza dell’Oms riunitosi il 18 agosto. L’agenzia sanitaria internazionale ha ribadito che l’attuale epidemia rappresenta una situazione eccezionale non solo per il numero di casi, ma anche per la velocità con cui il virus si è diffuso in diverse aree del Paese. “Da quando è stato rilevato per la prima volta nel maggio 2026 – segnala l’Oms – questo focolaio di malattia da virus Bundibugyo si è rapidamente evoluto in una vasta epidemia che è in espansione geografica nella Repubblica Democratica del Congo, con trasmissione sostenuta, elevata mortalità e un rischio crescente di ulteriore diffusione internazionale”.
Sei province coinvolte e 60 aree sanitarie colpite: cresce il timore per i Paesi confinanti
Il rischio di un ulteriore allargamento dell’epidemia all’interno della Repubblica Democratica del Congo resta elevato. L’ultimo bollettino delle autorità sanitarie congolesi ha segnalato infatti due nuove zone sanitarie interessate dal virus, portando il totale a 60 aree colpite distribuite in sei province. Ma la principale preoccupazione riguarda anche la possibilità di uno sconfinamento internazionale, soprattutto verso gli Stati che condividono una frontiera terrestre con la Rdc. L’Oms ha spiegato che per questi Paesi il rischio “è stato nuovamente valutato come elevato a causa della persistente mobilità della popolazione legata al commercio transfrontaliero e alle attività minerarie, delle diverse capacità ed esperienze nella risposta al virus Bundibugyo e dei livelli variabili di preparazione”.
In particolare, Uganda, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan sono indicati come i Paesi maggiormente esposti alla possibile importazione di nuovi casi, a causa della vicinanza geografica, degli intensi movimenti della popolazione e dei collegamenti con le zone congolesi dove la trasmissione è più intensa. Per la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan, il rischio risulta ulteriormente aggravato dalla presenza di “elevati bisogni umanitari, dagli sfollamenti di popolazione, dall’insicurezza e dalle carenze strutturali del sistema sanitario”. Diversa la valutazione per il resto del continente africano e per il livello globale: secondo l’Oms, il rischio rimane invece basso al di fuori della regione direttamente interessata.
Il secondo focolaio di Ebola Bundibugyo nella storia della Rdc: mortalità vicina ai precedenti più gravi
L’attuale epidemia rappresenta il secondo focolaio documentato di malattia da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo, dopo quello registrato nel 2012. Il virus Bundibugyo appartiene alla famiglia dei virus Ebola ed è una delle specie responsabili di una grave febbre emorragica virale. La letalità osservata nell’attuale epidemia, pari al 48%, è in linea con quanto registrato nelle precedenti grandi epidemie da Bvd. L’Oms ricorda infatti che le epidemie di Uganda e Repubblica Democratica del Congo del 2007 e del 2012 avevano registrato tassi di mortalità rispettivamente del 30% e del 50%. L’attuale focolaio, tuttavia, si distingue per dimensioni e diffusione. Secondo l’organizzazione, si tratta del più grande focolaio di malattia da virus Ebola mai registrato nella Rdc, considerando tutte le specie del virus Ebola.
I numeri dell’epidemia: oltre 5.800 casi confermati e 2.788 decessi
I dati aggiornati dall’Oms al 26 agosto 2026 restituiscono la dimensione dell’emergenza. Complessivamente sono stati segnalati 5.815 casi confermati di Ebola Bundibugyo. La maggior parte dei casi riguarda la Repubblica Democratica del Congo, con 5.794 infezioni confermate, comprese due persone diagnosticate nel Paese e successivamente trasferite per le cure in Germania. Altri 20 casi sono stati registrati in Uganda, mentre un caso è stato identificato in Francia. Il bilancio delle vittime è arrivato a 2.788 decessi complessivi, di cui due registrati in Uganda. Parallelamente, l’Oms segnala anche un numero crescente di persone guarite: al 26 agosto erano almeno 1.314 i pazienti sopravvissuti alla malattia, di cui 1.293 nella Repubblica Democratica del Congo, 18 in Uganda, due in Germania e uno in Francia. Al 27 agosto, inoltre, il periodo di monitoraggio rafforzato di 42 giorni, previsto dalle linee guida internazionali per verificare l’assenza di nuovi contagi dopo un focolaio, si è concluso sia in Francia sia in Uganda.
La sfida globale resta fermare la trasmissione prima di nuovi focolai
L’Ebola Bundibugyo in Congo rappresenta dunque una sfida sanitaria complessa per le autorità locali e internazionali. La combinazione tra elevata mortalità, difficoltà nell’individuazione tempestiva dei casi, mobilità transfrontaliera e fragilità dei sistemi sanitari nelle aree più colpite mantiene alto il livello di allerta. L’Oms continua a monitorare l’evoluzione dell’epidemia, con particolare attenzione alla possibile diffusione nei Paesi confinanti e alla capacità delle strutture sanitarie locali di interrompere le catene di trasmissione del virus.
