Eruzione Etna, l’INGV: “colate ancora attive fino a quota 1.360 metri nella Valle del Bove”

L’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia conferma il proseguimento dell’attività effusiva

Prosegue l’attività effusiva sull’Etna, con colate ancora attive lungo il versante orientale del vulcano. A fornire il nuovo aggiornamento è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso l’Osservatorio Etneo, sulla base delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza e dei sopralluoghi effettuati direttamente dal personale dell’Istituto. Il dato più significativo riguarda l’avanzamento dei fronti lavici attivi, che alle ore 16.00 UTC dell’11 agosto si trovavano a una quota di circa 1.360 metri, in prossimità di Rocca Capra, all’interno della Valle del Bove. L’attività eruttiva continua quindi a interessare un’ampia fascia altimetrica del vulcano.

Etna, attive le bocche a quota 2.750, 2.090 e 1.900 metri

Secondo quanto rilevato dall’INGV, l’attività effusiva continua a interessare le bocche eruttive situate alle quote di 2.750, 2.090 e 1.900 metri. Si tratta dei punti dai quali prosegue l’emissione di materiale lavico, monitorata costantemente dagli strumenti e dal sistema di videosorveglianza dell’Osservatorio Etneo. Le osservazioni a distanza vengono inoltre integrate con i sopralluoghi sul terreno, che consentono ai vulcanologi di verificare direttamente l’evoluzione delle colate e la posizione dei fronti più avanzati. L’attuale fase dell’eruzione dell’Etna resta dunque caratterizzata soprattutto dall’attività effusiva, con più bocche poste a differenti quote che continuano ad alimentare il sistema lavico.

In raffreddamento le colate dalla bocca di quota 2.360 metri

Una situazione differente riguarda invece la bocca eruttiva situata a quota 2.360 metri. I fronti delle colate precedentemente alimentate da questa bocca risultano infatti in raffreddamento. Il dato evidenzia come l’attività non presenti la stessa intensità lungo tutti i settori interessati dall’eruzione. Mentre alcune bocche continuano a produrre lava, i flussi provenienti dal settore posto a 2.360 metri stanno progressivamente perdendo calore e non vengono indicati tra quelli attualmente più avanzati. Il quadro dell’Etna rimane quindi articolato, con settori ancora pienamente attivi e altri in una fase di progressivo raffreddamento.

Le colate raggiungono quota 1.360 metri nella Valle del Bove

Alle 16.00 UTC, secondo le osservazioni dell’INGV, i fronti attivi più avanzati si attestavano a quota 1.360 metri, nelle vicinanze di Rocca Capra, nella Valle del Bove. È questo il principale elemento dell’ultimo aggiornamento sull’attività del vulcano: le colate hanno raggiunto quote sensibilmente più basse rispetto alle bocche eruttive che continuano ad alimentarle, sviluppandosi all’interno della grande depressione che caratterizza il fianco orientale dell’Etna. La Valle del Bove continua pertanto a rappresentare il settore nel quale si concentra l’avanzamento più significativo dei flussi lavici attualmente osservati.

Inoltre l’INGV comunica: “alle 14:10 UTC si è osservata una emissione impulsiva di cenere dal cratere Bocca Nuova che, interagendo con i prodotti dell’attività esplosiva del cratere Voragine, ha generato modesti flussi piroclastici confinati in area sommitale. Dall’ultimo aggiornamento delle 10:41 UTC di oggi, l’ampiezza media del tremore vulcanico continua ad oscillare nella parte inferiore dell’intervallo dei valori elevati. Il centroide delle sorgenti è stato localizzato nell’area del cratere Voragine ad una quota di circa 3000 m. L’attività infrasonica è stata di livello alto e molto alto, soprattutto dalle 13:00 UTC circa. Gli eventi infrasonici, di ampiezza media e alta, sono stati localizzati nell’area del cratere Voragine. L’analisi dei segnali delle reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo suggerisce il manifestarsi di una modesta deflazione dell’area sommitale etnea. Sia i segnali della rete GNSS che della rete tilt evidenziano, infatti, variazioni (peraltro già segnalate nei precedenti comunicati) che contribuiscono a definire un quadro di deflazione ancora di modesta entità. Si segnalano transienti ben visibili alle stazioni tilt di PDN ed ECP correlati all’emissione impulsiva di cenere delle 14:10)”.