“Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto“. È quanto afferma il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, intervenendo sui disagi che in questi giorni stanno interessando gli aeroporti siciliani di Catania e Comiso, tra cancellazioni, ritardi e pesanti ripercussioni per migliaia di passeggeri nel pieno della stagione turistica. Musumeci sottolinea che l’emergenza attuale riporta al centro un problema che, a suo giudizio, la Sicilia affronta da decenni: la vulnerabilità dello scalo di Catania Fontanarossa, legata anche alla vicinanza con l’Etna: “Quanto sta accadendo in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, con cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva, ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo“.
Il Ministro ricorda di aver sollevato la questione già alla fine degli anni Novanta, quando ricopriva l’incarico di presidente della Provincia di Catania: “Non lo ricordo per rivendicare primogeniture né per alimentare polemiche, ma solo per un invito alla riflessione di tutti. Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna. Non ci limitammo a sollevare il problema: inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo; facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di 7 province su 9. Quella mia idea non trovò sostegno. Da allora sono trascorsi quasi trent’anni, il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti enormemente, mentre le conseguenze delle eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a condizionare l’operatività degli aeroporti orientali e a renderli, sul piano reputazionale, poco attrattivi in termini di mobilità e accessibilità. Tornai sul tema da presidente della Regione, incontrando la ostilità della società di gestione e l’indifferenza degli enti locali interessati“.
Il tema, per Musumeci, non è però quello di riproporre oggi in modo identico il progetto elaborato allora. La questione sarebbe piuttosto quella di interrogarsi sulla capacità delle infrastrutture aeroportuali siciliane di sostenere la crescita dei flussi turistici e della mobilità aerea nel lungo periodo: “Non si tratta oggi di sostenere che quella mia iniziativa debba essere necessariamente ripresa così come era stata concepita allora. Ma è difficile negare che i fatti di questi giorni dimostrano una sola cosa: ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto. Credo che il problema esista e meriti una riflessione seria e lungimirante nella programmazione delle grandi infrastrutture, con una visione a lungo termine. Si tratta solo di decidere quale ruolo debba avere la Sicilia nel futuro della crescente mobilità aerea“, conclude Musumeci.
