Una massiccia presenza di meduse ha provocato un pesante rallentamento dell’attività della centrale nucleare di Gravelines, nel nord della Francia, costringendo allo spegnimento di tre reattori e al dimezzamento della produzione di una quarta unità. All’origine del problema c’è l’ostruzione delle pompe utilizzate per il raffreddamento dei reattori, interessate dall’arrivo in massa degli organismi marini. A rendere nota la situazione è stato il gruppo energetico Edf, precisando che l’episodio non ha determinato conseguenze sul piano della sicurezza nucleare. La società ha assicurato che “la situazione non ha alcun impatto sulla sicurezza” degli impianti, del personale o dell’ambiente. L’episodio assume particolare rilievo per le dimensioni dell’impianto coinvolto. La centrale di Gravelines, situata nelle vicinanze di Dunkerque, dispone infatti di sei reattori da 900 megawatt ciascuno ed è indicata come la più grande centrale nucleare dell’Europa occidentale.
Come le meduse hanno ostruito le pompe di raffreddamento
Il problema si è verificato nel sistema di pompaggio dell’acqua necessario al funzionamento dell’impianto. Le centrali nucleari situate lungo le coste utilizzano grandi quantità di acqua di mare all’interno dei sistemi destinati al raffreddamento e proprio le infrastrutture di aspirazione sono state raggiunte da una quantità eccezionale di meduse. La presenza degli organismi marini ha determinato l’ostruzione delle pompe, rendendo necessario intervenire sulla produzione della centrale. Tre reattori sono stati quindi spenti, mentre per un quarto è stata disposta una riduzione della produzione pari alla metà della normale capacità. Nonostante l’entità dell’interruzione, Edf ha escluso rischi per la sicurezza degli impianti, per il personale e per l’ambiente, circoscrivendo quindi il problema alle infrastrutture necessarie al raffreddamento e alle conseguenze operative sulla produzione di energia.
Gravelines era già stata fermata dalle meduse un anno fa
Per la centrale francese non si tratta di un episodio isolato. Lo stesso impianto era stato infatti temporaneamente disattivato già un anno fa, ancora una volta a causa delle meduse. Anche in quella circostanza gli organismi marini avevano provocato l’ostruzione delle stazioni utilizzate per il pompaggio dell’acqua di mare, imponendo una sospensione temporanea delle attività. La nuova emergenza evidenzia così la particolare vulnerabilità delle infrastrutture costiere quando grandi concentrazioni di organismi marini raggiungono contemporaneamente i punti di aspirazione dell’acqua. Nel caso di Gravelines il fenomeno si è ripetuto a distanza di appena un anno, interessando nuovamente un nodo fondamentale per il funzionamento della centrale.
Non solo Francia: i precedenti in Svezia e Giappone
Problemi analoghi sono stati registrati anche in altri Paesi. Le grandi concentrazioni di meduse hanno già interferito in passato con il funzionamento di centrali e infrastrutture energetiche che dipendono dall’utilizzo dell’acqua marina per i sistemi di raffreddamento. Nel 2013, in Svezia, una massiccia presenza di meduse costrinse alla chiusura di un impianto per tre giorni. Un altro episodio significativo si verificò invece in Giappone nel 1999, quando l’arrivo delle meduse causò un incidente accompagnato da un forte calo della produzione. I precedenti mostrano come fenomeni di questo tipo possano incidere concretamente sulla continuità operativa degli impianti, soprattutto quando le concentrazioni di organismi marini diventano sufficientemente elevate da ostacolare i sistemi di aspirazione dell’acqua.
Perché la proliferazione delle meduse può diventare un problema per gli impianti costieri
La proliferazione delle meduse viene collegata dagli esperti a una serie di trasformazioni che stanno interessando gli ecosistemi marini. Tra i fattori indicati figurano la pesca eccessiva, l’inquinamento da plastica e il riscaldamento dei mari. Secondo gli esperti, queste condizioni hanno contribuito a creare un ambiente sempre più favorevole alla proliferazione e alla riproduzione delle meduse. Quando gli organismi si concentrano in grandi quantità e vengono trasportati dalle correnti verso le coste, possono raggiungere anche le opere di presa delle centrali elettriche e degli altri impianti industriali che utilizzano acqua marina. Il caso di Gravelines riporta quindi l’attenzione non soltanto sulla temporanea riduzione della produzione nucleare francese, ma anche sul rapporto sempre più delicato tra grandi infrastrutture energetiche costiere e trasformazioni degli ecosistemi marini. Per la centrale più grande dell’Europa occidentale si tratta del secondo stop legato alle meduse nell’arco di circa un anno, con tre reattori nuovamente spenti e un quarto costretto a lavorare a capacità dimezzata.
