Una notizia destinata a ridefinire il dibattito sulla micromobilità urbana arriva direttamente dalle pagine della prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports, che ha recentemente pubblicato uno studio rivoluzionario dedicato all’analisi dei traumi legati all’uso dei monopattini elettrici. La ricerca, condotta da David Bodansky e un team di colleghi ricercatori, colma un vuoto informativo cruciale, analizzando con precisione i dati del National Major Trauma Registry per l’Inghilterra e il Galles tra il 2020 e il 2022. Sebbene i monopattini siano ormai una presenza fissa nelle nostre città, fino alla pubblicazione di questo studio mancavano dati affidabili ed epidemiologicamente pesati sui reali rischi e sulle tipologie di infortuni affrontati dagli utenti, rendendo questa pubblicazione un punto di svolta fondamentale per la salute pubblica.
Il paradosso della sicurezza stradale: lesioni cerebrali più frequenti rispetto ai motociclisti
Il focus più sconcertante e interessante dello studio riguarda il confronto diretto tra i guidatori di monopattini elettrici e categorie storicamente considerate a rischio, come i motociclisti e i ciclisti. I ricercatori hanno esaminato i casi clinici di 15.247 pazienti con lesioni traumatiche da moderate a gravi provenienti da 18 diverse città. Questo imponente campione comprendeva 580 guidatori di monopattino elettrico, 7.027 motociclisti e 7.640 ciclisti. I risultati dell’analisi sono allarmanti e ribaltano molte percezioni comuni sulla presunta innocuità dei mezzi a bassa velocità. È emerso infatti che gli adulti alla guida di un monopattino elettrico hanno un rischio tre volte e mezzo superiore di subire una lesione cerebrale traumatica rispetto a chi viaggia in motocicletta. Il pericolo si estende anche al busto, con un rischio di danni agli organi interni una volta e mezza superiore e una probabilità di subire lesioni ad arterie e vene ben 3,2 volte più alta rispetto ai centauri. Anche il confronto con i ciclisti tradizionali vede i guidatori di monopattino svantaggiati, presentando probabilità superiori rispettivamente di 1,7, 1,4 e 1,7 volte per le medesime tipologie di traumi severi. Curiosamente, la ricerca evidenzia che l’unico vantaggio statistico per chi usa il monopattino è legato al rischio di fratture ossee, che risulta inferiore del 20 per cento rispetto ai motociclisti e del 10 per cento rispetto a chi si muove a pedali.
La dinamica degli scontri e la questione irrisolta del casco protettivo
Le ragioni alla base di queste impressionanti statistiche mediche affondano le radici nell’interazione tra le abitudini degli utenti e le caratteristiche intrinseche del veicolo. Il dato forse più eloquente emerso dall’indagine riguarda le misure di protezione individuale: l’uso del casco è stato documentato in un misero 5,9 per cento dei pazienti in monopattino, una percentuale irrisoria se confrontata con il 75,7 per cento dei motociclisti e il 45 per cento dei ciclisti. Gli autori della ricerca sottolineano con forza come questa negligenza possa esacerbare drasticamente il rischio di traumi cerebrali severi. Inoltre, il design peculiare del monopattino elettrico gioca un ruolo fatale nelle dinamiche di caduta. A causa del baricentro alto del passeggero in posizione eretta e delle ruote di piccolo diametro, gli impatti contro ostacoli o le collisioni tendono a scaraventare il guidatore in avanti, facendolo cadere con la testa in giù direttamente oltre il manubrio. Questa meccanica dell’incidente espone cranio, viso e addome a urti diretti ad alta energia, spiegando il preoccupante tasso di emorragie e traumi viscerali registrati nelle corsie d’emergenza.
Vulnerabilità di genere e limiti strutturali del design dei monopattini
Uno degli spaccati più innovativi offerti dalla ricerca pubblicata su Scientific Reports è l’analisi di genere legata agli infortuni nella micromobilità. Lo studio integrato, che ha tenuto conto di 23.193 incidenti auto-segnalati e mancati incidenti, ha dimostrato che i guidatori uomini presentano un rischio di collisione inferiore del 36 per cento rispetto alle donne. Ancora più allarmante è la scoperta che le donne hanno una probabilità ben 2,1 volte maggiore di segnalare lesioni di grave entità. Gli scienziati propongono spiegazioni strutturali e comportamentali per questa netta discrepanza. In primo luogo, la maggior parte dei monopattini elettrici condivisi o in commercio è progettata basandosi sulle proporzioni corporee e sui baricentri del corpo maschile, rendendo la guida intrinsecamente più instabile per l’utenza femminile. L’altezza del manubrio e il posizionamento del peso richiedono una forza della parte superiore del corpo e una postura che penalizzano le donne al momento di frenate brusche o manovre di emergenza. In secondo luogo, evidenze precedenti indicano che le donne, sentendosi spesso meno sicure nel traffico veicolare aperto, tendono con maggiore frequenza a guidare su percorsi pedonali, marciapiedi e superfici non asfaltate, dove la probabilità di cadute autonome e incontri con ostacoli urbani irregolari si moltiplica.
L’influenza del contesto urbano e dello status socio-economico
Il rapporto tra incidenti in monopattino e conformazione del territorio aggiunge un ulteriore livello di complessità al quadro delineato dagli esperti. La ricerca specula e osserva come le disparità geografiche e socio-economiche influenzino le statistiche dei traumi. Se da un lato i quartieri urbani più densi, spesso caratterizzati da maggiore svantaggio socio-economico, registrano un numero assoluto più elevato di collisioni e cadute a causa del traffico congestionato e della molteplicità di incroci, dall’altro le aree più benestanti presentano una casistica differente. Nelle zone periferiche o residenziali più ricche, dove le strade sono più ampie e permettono di raggiungere velocità di scorrimento superiori, gli incidenti sono numericamente inferiori ma spesso trasmettono energie d’impatto molto più devastanti, traducendosi in lesioni fisiche di entità ben peggiore per i malcapitati. Le infrastrutture urbane attuali, in definitiva, determinano fortemente non solo la frequenza ma anche la gravità dei traumi legati a questi veicoli leggeri.
Le raccomandazioni della scienza per il futuro della micromobilità
Di fronte a questi dati inequivocabili, gli autori dello studio non si limitano a descrivere il problema, ma lanciano un appello per urgenti riforme normative e strutturali. I molteplici fattori che influenzano i rischi, che spaziano dall’infrastruttura cittadina al comportamento umano fino all’architettura stessa dei veicoli, richiedono un approccio integrato per innalzare gli standard di sicurezza pubblica. Tra le misure caldamente raccomandate figurano l’introduzione di una legislazione che renda obbligatorio l’uso del casco protettivo per tutti gli utilizzatori, l’imposizione di limiti di velocità più severi e lo sviluppo di infrastrutture dedicate e protette. Sul fronte tecnologico e ingegneristico, gli studiosi suggeriscono che i futuri modelli di monopattino debbano prevedere miglioramenti concreti nel design, includendo l’installazione di impugnature deformabili del manubrio in grado di assorbire gli urti e proteggere l’addome, oltre a sistemi di frenata decisamente più avanzati ed efficienti. Infine, il mondo accademico esorta ad approfondire la ricerca per testare sul campo l’efficacia di questi potenziali interventi, al fine di garantire che la transizione verso la micromobilità ecologica non debba più essere pagata con un tributo inaccettabile in termini di salute umana.

