Nuovo allarme sulle montagne dell’Himalaya, al confine tra Cina e Nepal. Il lago formatosi a seguito del crollo di materiale glaciale che ha contribuito alla devastante alluvione di mercoledì ha iniziato a tracimare, aumentando il rischio di una nuova ondata di piena e di ulteriori dissesti nella regione. Di fronte alla crescente instabilità dell’area, le autorità cinesi hanno ordinato a tutti i soccorritori e ai mezzi impegnati nelle operazioni di abbandonare la zona e di trasferirsi in un’area considerata sicura. Il timore è che il bacino possa rompere la diga naturale di detriti che ne trattiene le acque, provocando una nuova improvvisa fuoriuscita. Il lago ha raggiunto un volume superiore ai 2,5 milioni di metri cubi d’acqua, rispetto alla stima compresa tra 1,5 e 2 milioni di metri cubi effettuata appena un giorno prima da una squadra cinese di 8 ingegneri inviata sul posto per monitorare la situazione.
Una diga naturale sempre più instabile
Le autorità cinesi stanno cercando di valutare rapidamente la tenuta dello sbarramento naturale formatosi a monte del porto di frontiera di Gyirong, una delle aree colpite dalle alluvioni. Ieri una squadra di ingegneri ha effettuato rilievi aerei e realizzato modelli tridimensionali del lago per determinarne dimensioni e caratteristiche. Secondo i dati raccolti, il bacino è lungo circa 150 metri e raggiunge una profondità compresa tra 40 e 50 metri.
La situazione è resa ancora più complessa dalle difficili condizioni del terreno. Il crollo del ghiacciaio ha lasciato lungo le sponde numerose pareti rocciose e pendii molto ripidi, rendendo estremamente complicato raggiungere il lago e intervenire direttamente sullo sbarramento. Tra le ipotesi tecniche considerate dalle autorità vi è la realizzazione di un canale di drenaggio nella parte più bassa della diga naturale, in modo da consentire all’acqua di defluire gradualmente. Per farlo, però, occorre calcolare con precisione larghezza e profondità del canale, tenendo conto sia della velocità del flusso sia del ritmo con cui il lago continua a riempirsi.
Altri 3 milioni di metri cubi attesi
L’allarme è destinato a crescere nei prossimi giorni. La Cina ha stimato che altri 3 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità equivalente a circa 1.200 piscine olimpioniche, potrebbero riversarsi nel lago ancora sbarrato entro 3 giorni. Il picco del flusso è previsto intorno al 1° settembre, aumentando significativamente il rischio di una rottura della diga naturale. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le condizioni meteorologiche. Nell’area del porto di Gyirong sono state registrate precipitazioni da deboli a moderate, sufficienti però a rendere più instabili il terreno e le rocce circostanti. Le previsioni indicano che la pioggia potrebbe proseguire per tutta la prossima settimana.
Il bilancio della tragedia resta incerto
Il nuovo pericolo arriva mentre Cina e Nepal continuano a fare i conti con le conseguenze dell’alluvione improvvisa che ha colpito la zona di confine mercoledì, provocando centinaia di vittime. Le autorità riferiscono inoltre che quasi 1.000 persone risultano ancora disperse su entrambi i lati del confine. Tra loro ci sarebbero fino a 540 cittadini stranieri provenienti da 31 Paesi.
Il rischio non riguarda soltanto una possibile nuova piena. Le autorità cinesi hanno messo in guardia anche dalla possibilità di frane, crolli di versanti e valanghe, fenomeni che potrebbero essere innescati dall’instabilità del terreno e dall’aumento della pressione esercitata dall’acqua.
