HIV, la PrEP iniettabile long acting riduce drasticamente interruzioni e problemi di aderenza: i nuovi dati italiani

Le nuove analisi dello studio EPI-PrEP, condotte su 1.298 utilizzatori della profilassi pre-esposizione nella coorte multicentrica italiana PrIDE, mostrano risultati particolarmente favorevoli per la formulazione iniettabile a lunga durata d’azione

Nuove evidenze italiane rafforzano il ruolo della PrEP, la profilassi pre-esposizione contro l’HIV, e mettono in particolare evidenza le potenzialità della sua formulazione iniettabile long acting. L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma ha presentato alla 26ª International AIDS Conference di Rio de Janeiro due lavori scientifici dedicati rispettivamente all’aderenza alla profilassi e alla capacità di mantenerla nel tempo. A condurre e presentare le due analisi è stata la dr.ssa Valentina Mazzotta, nell’ambito dello studio EPI-PrEP, sviluppato sulla coorte multicentrica italiana PrIDE. I risultati restituiscono una fotografia aggiornata dell’utilizzo della PrEP in Italia in una fase particolarmente significativa per la prevenzione dell’infezione da HIV, caratterizzata dall’ampliamento delle possibilità terapeutiche e preventive disponibili. Accanto alla PrEP orale, oggi rimborsabile, è infatti disponibile anche la formulazione iniettabile a lunga durata d’azione, indicata come PrEP long acting, che nei dati presentati a Rio de Janeiro emerge come lo schema associato ai livelli più bassi sia di interruzione sia di aderenza subottimale.

PrEP long acting, interruzioni al 6,3% contro il 33,8% della terapia orale quotidiana

Il dato che maggiormente emerge dall’analisi riguarda la continuità della profilassi nel tempo. Tra gli utilizzatori della PrEP orale quotidiana, il tasso di interruzione è risultato pari al 33,8%, mentre tra coloro che utilizzavano la modalità on-demand si è attestato al 24,5%. Il tasso è stato invece del 29,8% tra le persone che, nel periodo considerato, avevano modificato lo schema di somministrazione. Decisamente più contenuto il dato rilevato tra gli utilizzatori della PrEP iniettabile long acting, per i quali la percentuale di interruzione è risultata pari appena al 6,3%. La differenza tra i diversi schemi evidenzia quindi come la modalità di somministrazione possa incidere in maniera importante sulla capacità di proseguire il percorso di prevenzione. Un altro elemento emerso dall’analisi riguarda il contesto assistenziale nel quale viene seguita la persona. Una minore probabilità di interruzione della PrEP è stata infatti osservata anche tra i soggetti seguiti in centri community-based rispetto a quelli inseriti in un setting ospedaliero.

Lo studio EPI-PrEP su 1.298 utilizzatori della profilassi pre-esposizione

Lo studio EPI-PrEP è un’analisi epidemiologica retrospettiva condotta su 1.298 utilizzatori di PrEP arruolati tra il 2024 e il 2025 nella coorte osservazionale multicentrica italiana PrIDE. Per essere inclusi nell’analisi, i partecipanti dovevano aver effettuato almeno una visita di follow-up dopo l’avvio della profilassi. La popolazione studiata era composta prevalentemente da uomini cisgender, con un’età mediana di 39 anni. Circa un partecipante su quattro si trovava inoltre alla propria prima esperienza con la PrEP. Il campione ha consentito ai ricercatori di confrontare in modo approfondito differenti modalità di utilizzo della profilassi, analizzando sia il rischio di abbandono sia la capacità di rispettare correttamente lo schema previsto.

Aderenza alla PrEP, il nodo decisivo per l’efficacia della prevenzione dell’HIV

L’efficacia di una strategia preventiva non dipende esclusivamente dalla disponibilità del farmaco, ma anche dalla capacità di utilizzarlo secondo le modalità previste e di proseguire il trattamento nel tempo. È proprio su questi aspetti che si sono concentrate le due analisi presentate ad AIDS 2026. “”La PrEP – spiega la dr.ssa Mazzotta – rappresenta uno degli strumenti disponibili più efficaci per prevenire l’infezione da HIV. Perché la strategia preventiva possa esprimere pienamente il proprio potenziale, tuttavia, assumono un ruolo centrale sia la corretta aderenza sia la continuità della profilassi nel tempo”. I ricercatori hanno quindi valutato due elementi complementari: da una parte il rischio di interruzione della PrEP, dall’altra la probabilità di sviluppare una aderenza subottimale, cioè un utilizzo della profilassi non pienamente conforme allo schema terapeutico previsto.

Aderenza subottimale al 54,9% con la PrEP orale quotidiana

Il secondo lavoro presentato dalla dr.ssa Valentina Mazzotta si è concentrato proprio sulla capacità degli utilizzatori di seguire correttamente il regime prescritto. Nell’intera popolazione studiata, la probabilità cumulativa stimata di aderenza subottimale a un anno è risultata pari al 34,6%. Anche in questo caso, tuttavia, sono emerse differenze statisticamente significative tra le diverse modalità di somministrazione. Il valore più elevato è stato osservato con la PrEP orale quotidiana, dove la probabilità di aderenza subottimale ha raggiunto il 54,9%. Una percentuale molto più contenuta, pari al 22,6%, è stata registrata invece tra gli utilizzatori della PrEP on-demand. Tra le persone che avevano modificato nel tempo la propria modalità di somministrazione, la probabilità è risultata pari al 22,3%. Ancora una volta, il dato più basso è stato osservato con la PrEP iniettabile long acting, ferma al 9,4%.

PrEP iniettabile long acting, i risultati più favorevoli tra gli schemi analizzati

Il confronto tra i dati sulla continuità e quelli sull’aderenza restituisce un quadro particolarmente significativo. La PrEP long acting è risultata associata contemporaneamente al valore più basso di interruzione, pari al 6,3%, e alla più bassa probabilità di aderenza subottimale, pari al 9,4%. Si tratta di differenze rilevanti rispetto alla formulazione orale quotidiana, per la quale il tasso di interruzione ha raggiunto il 33,8% e la probabilità di aderenza subottimale il 54,9%. I risultati indicano dunque che la frequenza e la modalità di somministrazione possono rappresentare variabili centrali nella costruzione di strategie di prevenzione dell’HIV più efficaci e capaci di adattarsi maggiormente alle necessità delle persone.

Mazzotta: “la PrEP iniettabile long acting si mostra come un approccio più funzionale ed efficace”

La stessa Valentina Mazzotta sottolinea l’importanza dei risultati ottenuti, evidenziando però contemporaneamente la necessità di evitare una strategia preventiva uniforme per tutti. “I due lavori – spiega ancora la Mazzotta – indicano come la modalità di somministrazione possa rappresentare uno degli elementi associati alla capacità di seguire correttamente e proseguire nel tempo il percorso di prevenzione. La PrEP iniettabile long acting è risultata associata a una più bassa probabilità di aderenza subottimale e a una più bassa probabilità di interruzione tra gli schemi analizzati. Quindi si mostra come un approccio più funzionale ed efficace. Tuttavia, è importante chiarire l’importanza di non adottare un approccio unico alla prevenzione dell’HIV. Sono necessari percorsi differenziati e centrati sulla persona, insieme a strategie mirate per favorire l’aderenza e la permanenza nei programmi di PrEP, così da massimizzarne l’impatto preventivo nel lungo periodo”.

Prevenzione HIV, verso percorsi sempre più personalizzati

Le analisi presentate alla International AIDS Conference 2026 mostrano quindi come la possibilità di scegliere tra differenti modalità di somministrazione possa rappresentare un elemento decisivo nell’evoluzione della prevenzione dell’HIV. La disponibilità della PrEP orale quotidiana, della modalità on-demand e della nuova formulazione long acting permette infatti di immaginare percorsi maggiormente personalizzati, nei quali la scelta dello schema venga calibrata sulle caratteristiche, sulle esigenze e sulle possibilità concrete della persona. I dati dello studio EPI-PrEP suggeriscono in particolare che ridurre la complessità della gestione quotidiana della profilassi possa contribuire a migliorare sia la corretta aderenza sia la permanenza nei programmi preventivi. Il messaggio che emerge dai lavori dello Spallanzani non è quindi quello di individuare un’unica soluzione valida per tutti, ma di ampliare gli strumenti disponibili e costruire strategie capaci di mantenere nel tempo il massimo livello possibile di protezione contro l’infezione da HIV.