Settantatré anni fa, il 12 agosto 1953, la terra tremò con una violenza devastante nell’area delle Isole Ionie. Fu il giorno culminante di una sequenza sismica iniziata il 9 agosto e che colpì duramente Zante, Cefalonia e Itaca. L’evento finale provocò una distruzione senza precedenti, trasformando interi centri abitati in cumuli di macerie. La scossa principale viene comunemente indicata nelle fonti storiche come di magnitudo 7.2-7.3, mentre le moderne ricostruzioni sismologiche stimano l’evento intorno a 6.8 di magnitudo momento (Mw). La differenza dipende dai diversi sistemi utilizzati per misurare la grandezza di un terremoto.
Tre giorni di terremoti
Il disastro non arrivò all’improvviso. La regione era già stata colpita da forti scosse: il 9 agosto un terremoto di circa 6.3-6.4 aveva interessato l’area di Itaca; l’11 agosto un’altra forte scossa aveva ulteriormente aggravato la situazione. Il 12 agosto arrivò la più potente, completando la devastazione. A Zante, Zakynthos, gli effetti furono catastrofici. La città venne praticamente rasa al suolo: case, chiese, campanili e altri edifici crollarono sotto le ripetute sollecitazioni del terreno. La devastazione fu tale che, secondo la tradizione storica più diffusa, nella città di Zante rimasero in piedi soltanto 3 edifici. Tra le costruzioni sopravvissute viene ricordata la chiesa di San Nicola di Molos, mentre numerosi altri edifici storici andarono irrimediabilmente perduti.
Un colpo alla storia dell’isola
Il terremoto non distrusse soltanto abitazioni. Zante possedeva un patrimonio architettonico fortemente segnato dalla presenza veneziana e da secoli di storia mediterranea. Molte testimonianze del passato scomparvero in pochi minuti. Anche alcuni edifici antichi che riuscirono a non crollare subirono danni gravissimi. Studi successivi hanno documentato, per esempio, la sopravvivenza del campanile veneziano di Kypseli, risalente al Settecento, che però perse il piano delle campane durante il sisma.
La distruzione riguardò anche Cefalonia e Itaca. L’insieme delle scosse del 9-12 agosto 1953 è considerato il più grave disastro naturale nella storia delle Isole Ionie: oltre 470 persone morirono, migliaia rimasero ferite o senza casa e le comunicazioni con le isole furono pesantemente compromesse.
La rinascita dalle macerie
Dopo il terremoto iniziò una gigantesca opera di soccorso e ricostruzione. L’esercito greco fu impegnato nella rimozione delle macerie e nell’assistenza alla popolazione, mentre le immagini dell’epoca documentano la difficile ripresa della vita quotidiana. Il terremoto del 1953 avrebbe così segnato una cesura nella storia di Zante. La città rinata dalle macerie non era più quella precedente: accanto alla perdita di una parte consistente del patrimonio storico, la ricostruzione ha imposto nuove regole e nuovi criteri edilizi in una delle aree più sismicamente attive della Grecia.
