Sono passati esattamente 8 anni da quel tragico 14 agosto 2018, il giorno in cui il viadotto Polcevera di Genova, noto a tutti come ponte Morandi, collassò improvvisamente portando con sé 43 vite. Erano le ore 11:36 quando una sezione lunga 250 metri della struttura in cemento armato, sovrastante un’area fluviale e industriale densamente popolata, cedette di schianto. La tragedia ha segnato una ferita profonda nella storia delle infrastrutture italiane e paralizzato a lungo la viabilità del Nord/Ovest, innescando un lungo e doloroso percorso giudiziario alla ricerca della verità. Oggi, in occasione dell’8° anniversario del disastro, Genova e l’Italia intera si fermano per ricordare le vittime, mentre nelle aule di giustizia si è appena chiuso un capitolo cruciale con la recente e attesa pronuncia del tribunale ligure.
Le cause del disastro e le omissioni
Le indagini e le perizie tecniche condotte negli anni successivi al collasso hanno fatto luce sui motivi che hanno portato al cedimento del pilone 9. I consulenti della procura hanno stabilito che la tragedia si sarebbe potuta evitare se i controlli e le manutenzioni fossero stati eseguiti in modo corretto. Il problema principale è stato individuato nella forte corrosione dei trefoli e dell’intera struttura interna degli stralli. Le difese degli imputati hanno a lungo sostenuto la tesi del difetto occulto di costruzione, un errore risalente al 1966 che non sarebbe stato rilevabile con i normali strumenti di monitoraggio. Tuttavia, le carte processuali e le sentenze hanno evidenziato una grave assenza di interventi di manutenzione preventiva e una preoccupante mancanza di ispezioni adeguate nei cassoni del ponte, ignorando deliberatamente i segnali di allarme che si erano accumulati nel corso dei decenni.
Il processo e la sentenza di 1° grado
Il percorso giudiziario per accertare le responsabilità si è rivelato lungo e complesso, caratterizzato da oltre 280 udienze e dall’audizione di centinaia di testimoni. A che punto siamo oggi? Il 16 luglio 2026, a meno di 1 mese da questo 8° anniversario, il Tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di 1° grado. I giudici hanno emesso 32 condanne, colpendo duramente gli ex vertici di Autostrade per l’Italia e della società controllata responsabile delle manutenzioni. L’ex amministratore delegato è stato condannato a 12 anni di reclusione per crollo colposo e omicidio stradale. Pene severe sono state inflitte anche ad altri dirigenti apicali, con condanne che variano dai 5 agli 11 anni. La pronuncia ha escluso l’aggravante della colpa cosciente, ma ha confermato un quadro disastroso nella gestione dell’infrastruttura, ponendo un punto fermo sulle colpe di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza dei cittadini.
La rinascita con il nuovo viadotto
Mentre le aule di tribunale continuavano a cercare giustizia, la città di Genova ha dovuto reagire in tempi da record per ricucire la viabilità spezzata. Il 3 agosto 2020 è stato inaugurato il nuovo viadotto Genova San Giorgio, realizzato su disegno del noto architetto genovese Renzo Piano. Questa nuova opera, costruita in poco più di 1 anno dall’inizio dei lavori, rappresenta oggi un simbolo di rinascita e di efficienza ingegneristica per l’intero Paese. L’infrastruttura moderna è dotata di sistemi di monitoraggio continui, concepiti per scongiurare per sempre gli errori del passato. Nonostante la ferita rimanga indelebile nel cuore dei familiari delle 43 vittime e dei sopravvissuti, il nuovo ponte si erge a testimonianza della capacità di rialzarsi, ricordando a tutti l’importanza vitale della cura e del rispetto per i beni pubblici.

