Il 2 agosto 1934 rappresenta una delle date più significative e drammatiche della storia del Novecento. Alla morte del presidente tedesco Paul von Hindenburg, il cancelliere Adolf Hitler unificò nelle proprie mani le due più alte cariche dello Stato, assumendo il titolo di Führer und Reichskanzler (“Guida e Cancelliere del Reich”). Da quel momento la Germania cessò, di fatto, di essere uno Stato con un sistema di pesi e contrappesi istituzionali, trasformandosi in una dittatura personale.
Hitler era diventato cancelliere il 30 gennaio 1933. Nei mesi successivi aveva progressivamente eliminato le libertà democratiche, sciolto i partiti politici d’opposizione, limitato la libertà di stampa e perseguitato gli avversari politici. La morte di Hindenburg gli offrì l’occasione per completare questo processo. Anziché indire nuove elezioni presidenziali, il governo nazista emanò una legge che accorpava la presidenza della Repubblica e la cancelleria. Poche settimane dopo, il 19 agosto 1934, un referendum organizzato dal regime confermò formalmente questa scelta, sebbene il voto si svolgesse in un clima caratterizzato da una forte propaganda e dall’assenza di reali libertà politiche. Un passaggio decisivo fu anche il nuovo giuramento imposto alle forze armate. I soldati tedeschi non promisero più fedeltà alla Costituzione o allo Stato, ma direttamente ad Adolf Hitler. Questo consolidò ulteriormente il suo potere personale e rafforzò il controllo sul Paese.
L’ascesa a Führer segnò l’inizio della fase più autoritaria del regime nazista. Negli anni successivi la Germania intensificò il riarmo, promulgò le Leggi di Norimberga, che privarono gli ebrei di numerosi diritti civili, e adottò una politica estera sempre più aggressiva. Questo percorso avrebbe portato, nel settembre 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il più devastante conflitto della storia contemporanea, e allo sterminio sistematico di milioni di persone durante la Shoah.
