Il 25 agosto 2012 la sonda Voyager 1 attraversò l’eliopausa, il confine esterno dell’enorme bolla di particelle e campi magnetici generata dal Sole, entrando nello Spazio interstellare. Diventò così il primo oggetto costruito dall’uomo a raggiungere quella regione al di là dell’influenza predominante della nostra stella. Il risultato arrivò dopo un viaggio iniziato il 5 settembre 1977, quando Voyager 1 partì dalla Terra con l’obiettivo iniziale di studiare soprattutto i pianeti giganti del Sistema solare. La sonda sorvolò Giove e Saturno, raccogliendo immagini e dati che avrebbero modificato profondamente la conoscenza di quei mondi lontani. Poi proseguì la sua corsa verso i confini del Sistema Solare, in una direzione mai percorsa prima da un manufatto umano.
Che cos’è l’eliopausa
Per comprendere la portata dell’impresa bisogna immaginare il Sistema solare non soltanto come l’insieme dei pianeti che orbitano attorno al Sole. La nostra stella emette continuamente il vento solare, un flusso di particelle cariche che si espande nello spazio e crea attorno al Sole una gigantesca regione chiamata eliosfera. All’estremità di questa regione il vento solare incontra l’ambiente interstellare: è qui che si trova l’eliopausa, una sorta di frontiera dinamica tra la bolla dominata dal Sole e il plasma dello spazio tra le stelle. Attraversarla significa entrare in un ambiente fisico completamente diverso, dove i segnali provenienti dal mezzo interstellare diventano predominanti.
Voyager 1 aveva già attraversato nel 2004 la cosiddetta termination shock, la zona in cui il vento solare rallenta bruscamente. Da lì aveva iniziato a percorrere l’elioguaina, lo strato esterno dell’eliosfera, prima di arrivare alla sua vera frontiera.
La scoperta non fu immediata
Il paradosso di quella giornata storica è che gli scienziati non seppero subito di aver assistito a un evento senza precedenti. Il 25 agosto 2012 gli strumenti di Voyager 1 registrarono cambiamenti significativi: le particelle provenienti dall’interno dell’eliosfera diminuirono drasticamente, mentre aumentarono i raggi cosmici provenienti dall’esterno. I dati erano compatibili con l’attraversamento dell’eliopausa. Tuttavia mancava una conferma decisiva.
Il sensore al plasma della sonda, infatti, non funzionava più dal 1980. Gli scienziati dovettero quindi aspettare nuovi indizi. Un’espulsione di materia proveniente dal Sole, avvenuta nel marzo 2012, raggiunse Voyager 1 circa 13 mesi dopo e fece oscillare il plasma circostante. Analizzando queste oscillazioni, gli studiosi poterono stimare la densità del plasma e stabilire che la sonda si trovava effettivamente nello Spazio interstellare. La NASA annunciò ufficialmente la storica conclusione nel settembre 2013, dopo aver analizzato i dati disponibili. Il 25 agosto 2012 fu quindi riconosciuto come il giorno in cui Voyager 1 aveva compiuto il suo ingresso nello Spazio interstellare.
A oltre 18 miliardi di km dal Sole
Al momento dell’attraversamento, Voyager 1 si trovava a circa 122 unità astronomiche dal Sole, equivalenti a circa 18 miliardi di km . Una unità astronomica corrisponde, in media, alla distanza tra la Terra e il Sole. La missione, però, non si è conclusa con quel traguardo. Voyager 1 ha continuato a raccogliere informazioni sull’ambiente interstellare, studiando campi magnetici, particelle e onde di plasma. Nel frattempo anche la sua gemella, Voyager 2, ha raggiunto lo Spazio interstellare, attraversando l’eliopausa nel novembre 2018. Le 2 sonde rimangono gli unici veicoli spaziali ad aver operato al di fuori dell’eliosfera.
