Il 4 agosto 2007 Phoenix parte per Marte: la missione NASA alla ricerca dell’acqua nascosta

Dalla Florida al Polo Nord marziano, la sonda Phoenix avrebbe raggiunto 9 mesi dopo una delle regioni più estreme del Pianeta Rosso, confermando la presenza di ghiaccio d’acqua sotto la superficie

Il 4 agosto 2007 la NASA scriveva una nuova pagina nella storia dell’esplorazione di Marte. Alle 05:26 del mattino, ora locale della Florida, dalla base di Cape Canaveral decollava un razzo Delta II con a bordo Phoenix Mars Lander, una sonda progettata per studiare da vicino il suolo e il ghiaccio della regione polare settentrionale del Pianeta Rosso.

Un viaggio verso il Marte più freddo

Phoenix non era un rover destinato a spostarsi sulla superficie: era un lander, cioè una piattaforma progettata per atterrare e lavorare sul posto. La sua destinazione era una vasta pianura dell’emisfero settentrionale di Marte, Vastitas Borealis, scelta perché gli strumenti degli orbiter avevano indicato la presenza di acqua congelata poco sotto la superficie.

L’obiettivo era ambizioso: raccogliere campioni di terreno e ghiaccio e analizzarli direttamente, cercando indizi sulla storia dell’acqua e sulla possibile abitabilità dell’ambiente marziano. Phoenix disponeva di un braccio robotico capace di scavare fino a circa mezzo metro e di una serie di strumenti scientifici, tra cui un piccolo laboratorio per esaminare i campioni raccolti.

Il viaggio dalla Terra a Marte sarebbe durato quasi 10 mesi. Phoenix raggiunse infatti il pianeta il 25 maggio 2008, affrontando una fase di ingresso, discesa e atterraggio particolarmente delicata. La sonda toccò il suolo nella regione settentrionale di Marte a circa 68 gradi di latitudine Nord, più a Nord di qualsiasi precedente atterraggio sul pianeta.

La scoperta del ghiaccio

Una volta operativa, Phoenix iniziò a scavare il terreno marziano. Le aspettative degli scienziati furono presto confermate: la missione verificò direttamente la presenza di ghiaccio d’acqua nel sottosuolo. Era una scoperta fondamentale, perché l’acqua è uno degli elementi essenziali per comprendere l’evoluzione di Marte e valutare se, in determinate epoche, il pianeta possa aver offerto condizioni favorevoli alla vita.

Phoenix non si limitò però a cercare acqua. Analizzò anche la composizione chimica del terreno e rilevò, tra le altre sostanze, perclorati, sali che possono avere un ruolo importante nella chimica del suolo marziano e nell’eventuale disponibilità di energia per forme di vita microbica. Furono inoltre individuati carbonato di calcio e altri sali.

La sonda studiò anche l’atmosfera e le condizioni meteorologiche vicino alla superficie, fornendo informazioni sull’ambiente dell’Artide marziana. Le sue fotocamere trasmisero sulla Terra oltre 25mila immagini, dalle panoramiche del paesaggio fino alle osservazioni microscopiche dei materiali raccolti.

Una missione breve, ma preziosa

Phoenix era stata progettata per una missione principale di circa 3 mesi sulla superficie marziana. Alla fine riuscì a operare per gran parte dell’estate marziana, completando indagini scientifiche per 149 dei suoi 152 giorni marziani. Con l’arrivo dell’inverno nell’emisfero settentrionale, la quantità di luce solare disponibile diminuì drasticamente. La sonda perse progressivamente la capacità di produrre energia e le comunicazioni terminarono nel novembre 2008. Il destino di Phoenix era quindi legato alle stagioni marziane, ma i dati raccolti avrebbero continuato a essere studiati anche dopo la fine della missione.

Perché Phoenix è ancora importante

Guardando oggi a quel 4 agosto 2007, il lancio di Phoenix appare come un passaggio significativo nella progressiva trasformazione dell’esplorazione di Marte: non soltanto fotografare la superficie del pianeta, ma scavare, raccogliere campioni e analizzarli direttamente. La missione non trovò la prova di una vita marziana. Fece però qualcosa di altrettanto importante per la ricerca: fornì nuove informazioni sull’acqua, sul ghiaccio e sulla composizione chimica del suolo, contribuendo a delineare il complesso quadro dell’abitabilità di Marte.