Il caldo anticipa la raccolta delle mele

Soffrono Alto Adige e Trentino, mentre crescono Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia

Il caldo anticipa anche la raccolta delle mele. Nelle principali regioni produttrici italiane le operazioni sono già scattate, costringendo le aziende a riorganizzare il lavoro nelle ore più fresche della giornata, tra la prima mattina e il tardo pomeriggio, per tutelare la salute degli operatori. A fare il punto sull’avvio della campagna è Coldiretti, che segnala l’inizio della raccolta dal Trentino-Alto Adige, principale area melicola italiana, fino al Piemonte. La prima varietà a entrare nei frutteti è la Gala. Per le altre tipologie la raccolta proseguirà tra settembre e ottobre, arrivando fino ai primi giorni di novembre per le varietà più tardive.

Le mele rappresentano il frutto più consumato dagli italiani e, allo stesso tempo, una delle eccellenze dell’export agroalimentare nazionale. Nel 2025 le esportazioni hanno superato, in quantità, il miliardo di chilogrammi. Secondo l’analisi di Coldiretti su dati Prognosfruit, nel 2026 la produzione italiana dovrebbe attestarsi intorno ai 2,27 miliardi di chili, con una flessione del 2% rispetto allo scorso anno. Il dato nazionale nasconde però andamenti differenti da territorio a territorio.

La qualità del prodotto si preannuncia comunque elevata, grazie alle condizioni favorevoli registrate nella prima parte della stagione. Le aziende devono tuttavia fare i conti con un quadro sempre più complesso, segnato dalla frequenza degli eventi climatici estremi, dall’aumento dei costi di produzione e dalla progressiva riduzione degli strumenti a disposizione dei produttori per fronteggiare i rischi.

L’Italia si conferma il secondo produttore europeo di mele, alle spalle della Polonia, che quest’anno dovrebbe registrare un crollo del 30%. Seguono Francia e Germania. Nel complesso, la produzione europea è prevista in diminuzione del 17%. Il nostro Paese mantiene inoltre un primato sul fronte della biodiversità, con sei denominazioni di origine riconosciute dall’Unione europea: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Mela del Trentino Igp, Melannurca Campana Igp, Mela Valtellina Igp e Mela Rossa Cuneo Igp.

Sul piano territoriale, secondo i dati Assomela, le due principali aree produttive registrano una lieve contrazione: -2% in Alto Adige e -9% in Trentino. La situazione è invece più positiva in gran parte delle altre regioni. Il Piemonte, terzo polo produttivo nazionale, dovrebbe crescere del 2%, mentre il Veneto è atteso in aumento del 2% dopo una campagna 2025 fortemente penalizzata dal maltempo. Incrementi più consistenti sono previsti in Emilia-Romagna (+6%) e Friuli Venezia Giulia (+9%).

A cambiare è anche il peso delle diverse varietà. Le principali mele tradizionali sono infatti previste in calo rispetto alla scorsa campagna. La Golden Delicious dovrebbe diminuire dell’11%, la Gala del 9%, la Red Delicious del 5% e la Granny Smith del 4%. Sostanzialmente stabile la Fuji, con una variazione stimata dell’1%. Prosegue invece la crescita delle nuove varietà “club”, che raggiungono un nuovo record produttivo: oltre 690mila tonnellate, il 9% in più rispetto alla campagna precedente.

L’andamento della campagna 2026 conferma, secondo Coldiretti, come la produzione ortofrutticola italiana non possa più essere considerata un risultato scontato. Grandinate, alluvioni, siccità e ondate di calore rappresentano rischi sempre più frequenti e rendono necessario rafforzare le strategie di prevenzione e adattamento per garantire continuità produttiva e redditività alle imprese agricole. In questo scenario, Coldiretti chiede di accelerare gli investimenti nella realizzazione di invasi per assicurare la disponibilità di acqua, potenziare i sistemi di difesa attiva e passiva contro le calamità e sostenere l’innovazione tecnologica in agricoltura.

Dalle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) all’utilizzo dei droni e delle tecnologie di precisione, le nuove soluzioni possono contribuire, secondo l’organizzazione agricola, a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e a limitare la diffusione di patogeni vecchi e nuovi. La sfida, conclude Coldiretti, è garantire agli agricoltori una marginalità economica adeguata, in un contesto nel quale costi crescenti e rischi produttivi rendono sempre più difficile programmare e sostenere l’attività agricola.