Il cratere di Popigaj, nel territorio di Krasnojarsk, in Siberia, sotto i riflettori grazie a una serie di immagini pubblicate da Roscosmos. Quattro fotografie – di cui una satellitare (Meteor-M) e 3 scattate da Vitalij Gorshkov – raccontano da prospettive diverse uno dei luoghi più singolari dell’altopiano di Anabar, dove il paesaggio conserva ancora le tracce di un evento avvenuto milioni di anni fa. Il cratere si è formato circa 35,7 milioni di anni fa, quando un meteorite colpì la superficie terrestre con una potenza tale da modificare profondamente la struttura geologica dell’area. L’impatto diede origine alla vasta depressione oggi conosciuta come bacino di Popigaj, lasciando nelle rocce una memoria concreta di quell’antico cataclisma cosmico.
Non è dunque casuale che Roscosmos abbia scelto proprio questo territorio per un racconto fotografico dedicato al rapporto tra la Terra e lo Spazio. Il cratere rappresenta infatti una testimonianza diretta di come un evento extraterrestre possa trasformare in modo permanente il volto del nostro pianeta. Tra le immagini pubblicate dall’agenzia spaziale russa compaiono le cosiddette “Rocce Variopinte“, un’area caratterizzata da formazioni rocciose particolarmente suggestive. Secondo Roscosmos, queste rocce furono espulse e modellate durante l’impatto del meteorite e continuano ancora oggi a conservare le tracce dell’antico evento.
Un’altra fotografia mostra il fiume Anabar, anch’esso situato sull’altopiano di Anabar. Il corso d’acqua attraversa un paesaggio remoto e poco accessibile, nel quale le caratteristiche geologiche del territorio rendono particolarmente evidente la lunga storia della regione. La depressione di Popigaj è stata inserita nel 1991 nell’elenco dei siti considerati parte del patrimonio geologico mondiale dell’UNESCO, a testimonianza del suo eccezionale valore scientifico. Oltre alla spettacolarità del paesaggio, l’area rappresenta infatti un importante laboratorio naturale per lo studio degli effetti prodotti dai grandi impatti meteoritici sulla Terra.
