I livelli eccezionalmente bassi del Danubio in Bulgaria hanno riportato alla luce parte delle fondamenta dell’antico Ponte di Costantino, una delle più straordinarie opere di ingegneria dell’Impero romano. Una successione di ondate di calore da record che ha colpito l’Europa durante l’estate ha provocato una grave siccità in diverse aree del continente, interessando anche alcuni dei suoi principali corsi d’acqua, tra cui il Danubio e il Reno.
“Per gli archeologi, questi momenti sono estremamente preziosi perché la natura rivela temporaneamente un oggetto che per la maggior parte del tempo rimane nascosto sotto il Danubio“, ha dichiarato Pavel Popov, del Museo storico regionale di Pleven. “Ci offre una rara opportunità di osservarlo, documentarlo e studiarlo nel suo ambiente reale“.
Commissionato dall’imperatore Costantino I e inaugurato nel 328 d.C., il ponte collegava l’antica città di Ulpia Oescus, nell’attuale Bulgaria, con Sucidava, nell’odierna Romania. Con una lunghezza superiore ai 2 km, il Ponte di Costantino è considerato uno dei ponti più lunghi dell’antichità, sebbene la sua esistenza sia stata relativamente breve. Secondo gli studiosi, la struttura fu in gran parte distrutta intorno al 367 d.C.
Martedì scorso, una squadra del Museo storico regionale di Pleven ha effettuato fotografie aeree e attività di documentazione dei resti del ponte ancora visibili nei pressi del villaggio di Gigen, nel Nord della Bulgaria. I ricercatori hanno utilizzato droni per mappare e fotografare le strutture riemerse, ricostruendo il tracciato delle fondamenta visibili e valutandone lo stato di conservazione.
L’abbassamento straordinario delle acque del Danubio ha così trasformato un fenomeno legato alla siccità in un’occasione preziosa per la ricerca archeologica. Per gli studiosi, l’affioramento temporaneo delle strutture offre infatti la possibilità di osservare direttamente elementi che normalmente restano sommersi e difficilmente accessibili.
