Il 28 agosto 1859 il Sole aveva cominciato a dare spettacolo, ma nessuno poteva ancora immaginare quanto sarebbe diventato straordinario e, per le tecnologie dell’epoca, pericoloso. In quei giorni una gigantesca perturbazione solare investì progressivamente la Terra, dando origine a quello che sarebbe passato alla storia come Evento di Carrington, considerato la più intensa tempesta geomagnetica mai osservata. Il 28 agosto rappresenta l’inizio della prima delle 2 grandi fasi della tempesta: le aurore comparvero in una vasta parte del mondo e raggiunsero latitudini che normalmente non sono associate a questo fenomeno. La seconda e ancora più spettacolare fase sarebbe arrivata pochi giorni dopo, nella notte tra il 1° e il 2 settembre.
Quando il cielo diventò rosso
Per gli abitanti dell’Ottocento, abituati a considerare l’aurora boreale un fenomeno delle regioni settentrionali, ciò che apparve nei cieli dovette sembrare quasi irreale. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto, aurore intensissime furono osservate a latitudini molto basse. Le testimonianze raccolte dagli studiosi descrivono colori rossi e cremisi tanto luminosi da permettere, secondo alcuni osservatori, persino di leggere un giornale alla loro luce. L’aurora arrivò a essere visibile fino a latitudini geomagnetiche prossime ai 25 gradi. Non si trattava però soltanto di uno spettacolo celeste: dietro quelle luci si nascondeva una gigantesca perturbazione del campo magnetico terrestre.
Il Sole scatena la sua furia
La causa era l’intensa attività magnetica del Sole. In prossimità di grandi gruppi di macchie solari si stavano verificando violente eruzioni. Tra il 28 agosto e il 2 settembre furono osservati diversi brillamenti solari e fenomeni associati a espulsioni di plasma dalla corona solare, le cosiddette espulsioni di massa coronale, o CME. Il momento più famoso arrivò il 1° settembre, quando l’astronomo britannico Richard Carrington stava osservando il Sole. Attraverso il suo telescopio vide comparire improvvisamente 2 intensissimi lampi luminosi sulla superficie solare. La brillantezza era tale da attirare immediatamente la sua attenzione. Carrington aveva appena assistito a quello che oggi viene considerato uno dei più potenti brillamenti solari mai osservati. La sua osservazione sarebbe diventata fondamentale perché permise, per la prima volta, di mettere in relazione in modo diretto un fenomeno osservato sul Sole con una successiva gigantesca perturbazione geomagnetica sulla Terra.
Quando la tempesta arrivò sulla Terra
Poche ore dopo, la Terra fu investita dalle conseguenze dell’attività solare. Il campo magnetico del pianeta subì variazioni violentissime e le correnti elettriche indotte si propagarono anche attraverso le infrastrutture terrestri. Nel 1859 la tecnologia elettrica era ancora agli inizi, ma esisteva già una rete fondamentale: il telegrafo. Le sue lunghe linee metalliche divennero involontariamente una sorta di antenna gigantesca per la tempesta solare.
In numerose stazioni telegrafiche furono segnalate scintille, cortocircuiti, incendi e scosse agli operatori. Alcune linee diventarono addirittura inutilizzabili per molte ore. In certi casi, tuttavia, le correnti generate dalla tempesta furono così intense che gli operatori riuscirono temporaneamente a trasmettere messaggi anche senza utilizzare le batterie del sistema telegrafico. Era una dimostrazione sorprendente di quanto un fenomeno originato a 150 milioni di km di distanza potesse interferire con la tecnologia terrestre.
Una lezione arrivata dallo Spazio
L’Evento di Carrington durò diversi giorni e non fu un unico episodio isolato: la prima grande manifestazione aurorale iniziò il 28 agosto, mentre una seconda, ancora più intensa, si verificò all’inizio di settembre. Gli archivi astronomici e magnetici conservano ancora oggi le tracce di quella straordinaria sequenza di eventi. Per la scienza dell’epoca fu una scoperta fondamentale: gli strumenti magnetici registrarono perturbazioni eccezionali e le osservazioni delle aurore permisero agli scienziati di comprendere sempre meglio il legame tra attività solare, magnetismo terrestre ed elettricità nell’atmosfera. Oggi sappiamo che il fenomeno appartiene a ciò che chiamiamo “meteo spaziale“: l’insieme degli effetti prodotti dall’attività del Sole sull’ambiente interplanetario e sulla Terra.
E se accadesse oggi?
La domanda rende l’anniversario del 28 agosto particolarmente attuale. Nel 1859 la principale tecnologia vulnerabile era il telegrafo. Oggi la nostra società dipende da reti elettriche continentali, satelliti, sistemi di navigazione, comunicazioni radio e infrastrutture elettroniche molto più sofisticate. Una tempesta di intensità paragonabile a quella di Carrington potrebbe quindi avere conseguenze molto più ampie rispetto a quelle osservate nell’Ottocento. Non significherebbe necessariamente la fine della tecnologia moderna, ma potrebbe mettere sotto forte pressione alcune infrastrutture, provocando interruzioni e disservizi su larga scala. Il 28 agosto 1859 ci ricorda così una verità tanto semplice quanto potente: la Terra non è isolata dal resto del Sistema Solare. Una gigantesca esplosione sul Sole può trasformarsi, a milioni di km di distanza, in un evento capace di modificare il cielo, disturbare il campo magnetico terrestre e mettere in crisi le tecnologie costruite dall’uomo.
