Un importante vulcano situato in Nicaragua possiede ben 2 camere magmatiche attive, una scoperta che getta nuova luce sui meccanismi interni di uno dei sistemi vulcanici più dinamici e pericolosi del pianeta, situato a ridosso di una vasta popolazione umana. Il Masaya, situato nella regione occidentale del Paese a circa 20 km a Nord/Ovest dalla capitale Managua, rappresenta uno dei vulcani più attivi dell’intera area. La sua attività in epoca moderna è stata perlopiù caratterizzata da “degassamento passivo, formazione di un lago di lava ed esplosioni per la pulizia dei condotti“, come evidenziato dagli autori dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.
Essendo un vulcano a scudo basaltico, questo comportamento non sorprende gli scienziati. I vulcani a scudo sono infatti noti per la lava estremamente fluida che fuoriesce in colate lente ed effusive, come nelle tipiche eruzioni hawaiane, piuttosto che per le violente esplosioni degli stratovulcani. Tuttavia, il Masaya sfugge a facili classificazioni. Nonostante la sua morfologia pacata, questo complesso vulcanico ha una spiccata tendenza agli sfoghi esplosivi, avendo generato almeno 4 eruzioni pliniane capaci di formare una caldera nel corso della sua storia.
Il pericolo invisibile a pochi km dalla città
Per comprendere le abitudini variabili del vulcano e ottenere informazioni sulla sua attività futura, i ricercatori hanno utilizzato le immagini radar satellitari per analizzare e modellare la deformazione del suolo attorno al Masaya per ben 6 anni. Ovviamente, anche i classici vulcani a scudo possono rivelarsi estremamente pericolosi. Oltre ai rischi acuti come le colate laviche, le potenziali minacce includono il rilascio subdolo di gas tossici.
L’esposizione cronica all’abbondante emissione di gas del Masaya potrebbe già rappresentare un grave pericolo per la salute pubblica degli abitanti di Managua e delle aree circostanti. A causa dei frequenti degassamenti, l’area supera regolarmente gli standard di qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le concentrazioni atmosferiche di anidride solforosa, un rischio insidioso che potrebbe eguagliare i danni derivanti da pericoli vulcanici ben più palesi.
Un passato di esplosioni devastanti
Il vulcano è capace di eruzioni feroci e di grandi dimensioni che potrebbero risultare catastrofiche per l’area metropolitana di Managua e non solo. Il Masaya è noto per alternare nel tempo periodi di eruzioni effusive a vere e proprie fasi esplosive. Nonostante i periodici avvertimenti avuti nei secoli recenti, la montagna non produce una colata lavica di grandi dimensioni dal 1772, e persino quel flusso rimase in gran parte confinato all’interno della sua caldera. Alcuni degli eventi passati furono però molto più drammatici, comprese le grandi eruzioni avvenute circa 30mila e 6500 anni fa. Quest’ultima è considerata una delle più grandi eruzioni avvenute in qualsiasi parte della Terra negli ultimi 10mila anni.
Il sistema è rimasto quasi continuamente attivo dalla metà del XVI secolo e oggi questa attività persistente attira migliaia di turisti ogni anno. Allo stesso tempo, la recente mancanza di eruzioni cataclismiche ha permesso a una vasta popolazione umana di stabilirsi e svilupparsi nelle vicinanze, grazie anche al ricco suolo vulcanico formatosi dalle antiche colate laviche della regione.
I movimenti del suolo e i laghi di lava
Se i ricercatori riusciranno a comprendere la meccanica del suo comportamento mutevole, potrebbero emergere intuizioni in grado di rendere il Masaya, e altri vulcani simili, molto più prevedibili. A tal proposito, i ricercatori sottolineano un aspetto cruciale: “Il vulcano Masaya si trova entro 20 km da 2 milioni di persone ed è una popolare destinazione turistica per via del suo lago di lava, rendendo di fondamentale importanza comprendere le transizioni nel suo comportamento e nei processi magmatici superficiali“.
Ricerche precedenti avevano già trovato indicazioni della presenza di camere magmatiche multiple sotto il Masaya, ma gran parte dell’impianto “idraulico” del vulcano rimane tuttora un mistero. Molti vulcani sembrano essere alimentati da camere magmatiche multiple, inclusi il Kīlauea e Yellowstone, e questo dettaglio potrebbe rivelarsi determinante per demistificare le stranezze del sistema nicaraguense.
Per indagare a fondo, gli autori del nuovo studio hanno condotto un’analisi a lungo termine dei dati radar satellitari raccolti tra il 2018 e il 2024, rivelando sottili movimenti del suolo attorno al vulcano nel corso del tempo. Il terreno a Nord del cratere Santiago si è leggermente abbassato dal 2018 fino a metà del 2022, per poi risollevarsi da metà 2022 al 2024. Nel frattempo, l’area circostante al cratere si è sgonfiata durante tutto il periodo di studio. Questi movimenti suggeriscono in modo inequivocabile la presenza di 2 camere magmatiche, disposte in un assetto che i ricercatori definiscono “simile a quanto dedotto per il Kīlauea“. Entrambi sono infatti vulcani basaltici che sperimentano un’attività semi-persistente legata ai laghi di lava, con occasionali attacchi di attività esplosiva sommitale.
Gli studiosi concludono sottolineando che “ulteriori studi geodetici e di modellazione a lungo termine forniranno una comprensione più approfondita delle transizioni tra attività intrusiva, effusiva ed eruttiva, e consentiranno un efficace monitoraggio e mitigazione dei rischi al Masaya e in altri vulcani basaltici che ospitano laghi di lava“.
