Circa 26 milioni di bambine e bambini nell’Unione Europea, negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito sono stati esposti nell’ultimo mese a livelli insolitamente elevati di emissioni di carbonio legate agli incendi boschivi. È l’allarme lanciato da Save the Children, che sottolinea la particolare vulnerabilità dei più piccoli di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. Tra l’inizio di luglio e quello di agosto, il caldo e la siccità hanno favorito centinaia di incendi nelle vicinanze di città e aree densamente popolate. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, circa 15 milioni di bambini hanno vissuto in zone caratterizzate da livelli di emissioni “estremamente insoliti” rispetto alla media del periodo 2003-2025, mentre altri 11 milioni sono stati esposti a livelli molto superiori alla norma.
L’inquinamento atmosferico rappresenta un rischio particolarmente elevato per i bambini, il cui organismo e sistema immunitario sono ancora in fase di sviluppo. Tra gli inquinanti più pericolosi c’è il particolato fine PM2.5, associato a gravi conseguenze sulla salute e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a patologie che possono interessare polmoni e cervello, oltre a possibili deficit cognitivi e problemi di memoria. La situazione è particolarmente critica in Spagna, dove dall’inizio dell’anno sono già bruciati 245.870 ettari di territorio, il 158% in più rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Anche le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente: tra gennaio e metà luglio, circa due terzi dei bambini dell’Europa occidentale sono stati esposti a episodi di caldo estremo.
Per Save the Children, intervenire significa anche proteggere il futuro dei bambini. L’organizzazione chiede quindi il riconoscimento della loro maggiore vulnerabilità, maggiori risorse finanziarie per i Paesi a basso reddito e un’accelerazione della riduzione delle emissioni, insieme a una graduale eliminazione dell’uso e dei sussidi ai combustibili fossili.
