Le tubature esplodono davvero con il caldo? Dopo il record di +46°C a Orani, ecco cosa dice la fisica sul cedimento delle reti idriche durante le ondate di calore

Il reportage de la Repubblica sul caldo record di Orani apre un interrogativo importante: le temperature estreme possono davvero provocare la rottura delle tubature? Ecco cosa dice la scienza su uno dei temi più discussi dell'estate

Lo scenario surreale registrato a Orani, piccolo comune situato nel cuore del Nuorese in Sardegna, è diventato il simbolo degli effetti più devastanti e tangibili della prolungata ondata di caldo. Il recente e drammatico resoconto giornalistico pubblicato da la Repubblica ha descritto una comunità letteralmente paralizzata da un’ondata di calore subtropicale senza precedenti, capace di spingere la colonnina di mercurio fino alla soglia record di +46°C. Le immagini evocate dalla cronaca sul posto dipingono un quadro quasi post-apocalittico: strade del centro completamente deserte e sferzate da un vento rovente, asili e ludoteche costretti alla chiusura anticipata e persino il sindaco Marco Ziranu impegnato in prima persona a distribuire condizionatori portatili agli anziani e alla locale casa di riposo.

Il caldo può davvero far esplodere le tubature?

Tra le varie criticità, l’attenzione si è concentrata sull’allarmante affermazione secondo cui “le tubature roventi scoppiano”, un fenomeno che oltre a privare la popolazione di un bene primario solleva forti preoccupazioni per il potenziale rilascio di frammenti di amianto ed eternit dalle vecchie condotte danneggiate. Dinanzi a una simile emergenza, sorge spontaneo un interrogativo di natura sia tecnica che scientifica: è davvero possibile che l’innalzamento delle temperature atmosferiche provochi direttamente l’esplosione e il cedimento strutturale delle reti idriche sotterranee?

La risposta alla domanda è affermativa, sebbene le dinamiche vere e proprie differiscano da quelle che si potrebbero comunemente ipotizzare. Di per sé, una conduttura in perfette condizioni non subisce un cedimento strutturale improvviso per il solo fatto che la temperatura dell’aria circostante raggiunga la soglia dei +46°C. Tuttavia, quando ci si trova di fronte a scenari così estremi, il calore agisce come elemento scatenante. L’elevata temperatura dell’aria va infatti a esercitare una forte sollecitazione sia dal punto di vista termico che meccanico su tutte quelle reti idriche che risultano già obsolete, usurate dal tempo o che si trovano esposte direttamente all’irraggiamento solare senza alcuna protezione. Questo stress finisce per compromettere la resistenza dei materiali, accelerando i processi di degradazione e agevolando in modo significativo la comparsa di crepe, perdite e rotture improvvise dell’impianto.

Perché il calore può favorire la rottura delle tubazioni

Quando sono esposte all’azione diretta e prolungata dell’irraggiamento solare, le tubazioni installate all’esterno dei fabbricati tendono a raggiungere temperature nettamente superiori rispetto a quelle dell’aria. Questo fenomeno si accentua drasticamente nel caso di condotti metallici, di colore scuro o posizionati a ridosso di pareti e coperture che riflettono o accumulano calore. Il calore immagazzinato nel corso delle ore si trasmette inevitabilmente all’acqua contenuta all’interno della rete, provocando una fisiologica ma pericolosa dilatazione dei materiali costruttivi. Se l’infrastruttura poi presenta già vulnerabilità pregresse, come giunzioni indebolite, fenomeni di corrosione in atto, microcrepe, lo ‘stress‘ accumulato si trasforma nell’elemento scatenante in grado di compromettere l’integrità del sistema e causare cedimenti strutturali.

Lo shock termico è il vero fattore di rischio

Il livello di rischio aumenta in modo esponenziale in seguito a una specifica sequenza di eventi. Il vero pericolo, tuttavia, si manifesta nel momento in cui viene immessa nella rete acqua a temperatura sensibilmente più fresca. Questo improvviso sbalzo di temperatura provoca un immediato stress meccanico alle tubazioni: la rapida contrazione interna del materiale, opposta alla dilatazione ancora in atto sulla superficie esterna, genera tensioni strutturali e sollecitazioni che mettono a dura prova la tenuta dell’impianto. Tale fenomeno si concentra soprattutto nei tratti esposti direttamente alla luce del sole e all’aria aperta, dove l’escursione è massima e in tutte quelle infrastrutture obsolete che hanno già perso l’originaria elasticità. Di conseguenza, l’analisi tecnica dimostra che non è la temperatura di +46°C di per sé a determinare l’esplosione o il cedimento di una tubatura. L’evento distruttivo è sempre il risultato di un effetto combinato e simultaneo di più fattori fisici.

Perché le tubature interrate sono molto meno esposte

Uno scenario completamente differente si riscontra invece per quanto riguarda le condotte interrate. In questo contesto, il terreno circostante svolge un’azione fondamentale di isolamento e funge da vero e proprio serbatoio tampone. Il suolo attenua in modo netto le oscillazioni termiche esterne, impedendo che le temperature torride dell’aria si trasferiscano direttamente ai tubi sottostanti. Per tutte queste ragioni, diffondere l’idea che le tubature esplodano in modo generalizzato e indiscriminato a causa delle ondate di calore è un’affermazione scientificamente fuorviante e scorretta. Il fenomeno della rottura esiste ed è concreto, ma non si tratta di un’emergenza: esso rimane strettamente circoscritto a reti fragili o fatiscenti, a segmenti posizionati superficialmente e a specifiche situazioni di criticità locale.

Il caldo estremo mette alla prova anche le infrastrutture

L’episodio registrato a Orani accende i riflettori su un’espressione sempre più tangibile e allarmante delle ondate di calore estreme. Questo fenomeno, infatti, non si limita più a minacciare soltanto la salute pubblica o a compromettere la vivibilità quotidiana all’interno dei centri urbani; al contrario, estende i suoi effetti fino a mettere in seria crisi la tenuta stessa delle infrastrutture. Nel momento in cui la colonnina di mercurio supera stabilmente la soglia dei +40°C, la componente termica opera come un amplificatore di stress. In questo scenario, qualsiasi fragilità strutturale o punto debole preesistente all’interno della rete idrica smette di essere un difetto tollerabile e si trasforma inevitabilmente in un’emergenza concreta.