Una vasta chiazza di petrolio ha iniziato a raggiungere le coste dell’Oman, facendo crescere il timore per uno dei peggiori disastri ambientali degli ultimi anni. A confermare l’arrivo del greggio sul litorale è stata l’autorità ambientale omanita, mentre le operazioni per contenere la dispersione proseguono in uno scenario sempre più preoccupante. Secondo le autorità, il petrolio potrebbe interessare circa 40 km di costa nei pressi di Ras Madraka e raggiungere anche Masirah Island, una delle aree più delicate dal punto di vista ambientale del Paese.
A rischio riserva marina
Al centro dell’emergenza c’è la petroliera Caroline Bezengi, che trasportava circa 800mila barili di petrolio russo ed è sottoposta a sanzioni internazionali. La nave si è incagliata il 30 giugno e da allora continua a perdere greggio. Il relitto si trova nei pressi di un’isola appartenente a una riserva naturale marina dell’Oman. L’area ospita numerose specie, tra cui le megattere del Mar Arabico e i cormorani di Socotra, e rappresenta quindi un ecosistema particolarmente vulnerabile alla contaminazione da idrocarburi. La fuoriuscita, protrattasi per settimane, rischia di provocare conseguenze a lungo termine sulla fauna marina e sugli habitat costieri. L’impatto potrebbe essere aggravato dalla difficoltà di intervenire rapidamente su una chiazza che si è progressivamente dispersa in mare.
La rotta della petroliera tra guerre e tensioni internazionali
La vicenda della Caroline Bezengi è inoltre legata a una rotta marittima attraversata da alcuni dei principali focolai di tensione geopolitica degli ultimi anni. La petroliera aveva segnalato problemi al largo dello Yemen l’8 giugno, dopo quello che fonti marittime hanno descritto come una possibile esplosione. Nessuno ha però rivendicato un eventuale attacco.
La nave era partita nell’aprile scorso dal porto russo di Novorossijsk, sul Mar Nero, una delle aree maggiormente coinvolte nelle tensioni legate alla guerra tra Russia e Ucraina. Secondo i dati di tracciamento marittimo, alla fine di maggio aveva attraversato il Canale di Suez per poi dirigersi verso le acque al largo dello Yemen. La Caroline Bezengi farebbe parte della cosiddetta flotta ombra, una rete di navi utilizzate per il trasporto del petrolio russo nonostante le sanzioni internazionali. Proprio contro alcune di queste imbarcazioni l’Ucraina ha condotto attacchi negli ultimi mesi.
Un disastro ambientale che potrebbe aggravarsi
Il progressivo arrivo del petrolio sulla costa trasforma ora la fuoriuscita in un’emergenza ambientale di dimensioni potenzialmente maggiori. La presenza di una riserva marina nelle vicinanze del punto di dispersione aumenta ulteriormente la preoccupazione per gli effetti sull’ecosistema. A rendere più complessa la situazione è anche la posizione geografica della petroliera, lungo una rotta marittima che attraversa aree segnate da conflitti e instabilità. Dopo settimane di dispersione in gran parte incontrollata, le prossime operazioni di contenimento e bonifica saranno decisive per limitare l’estensione della contaminazione.
